Noble and Middle Classes at the Palazzo Zevallos Stigliano

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The central Via Toledo was built in 1563 following the instructions of Viceroy Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, with the clear intention of attracting the aristocratic families of Naples. And right here, in the “the most populous and gayest street in the world” – according to Stendhal – stands Palazzo Zevallos Stigliano.

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Palazzo Zevallos Stigliano was originally owned by wealthy Spanish merchant Giovanni Zevallos, who hired Bartolomeo Picchiatti, architect and Senior Engineer of the Kingdom, to build his new home in 1639.

The building was greatly damaged during the popular revolt of 1647, when it was besieged and set on fire. Moreover, having run into debt, the Zevallos family were forced to sell their home to the Vandeneynden, a family of merchants originally hailing from Antwerp.

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Jan, the youthful founder of the Neapolitan branch of the family, had come to Naples around 1611-1612 to manage the profitable trade between Italy and Flanders. His fortunes further increased when he entered into professional relations with Gaspar Roomer, another merchant-banker from Antwerp who was also a sophisticated collector and dealer of art. Over the years, Jan became wealthy enough to be able to purchase the Zevallos palazzo between 1659 and 1661, and even the title of Marchese di Castelnuovo for his son, Ferdinand.

Furthermore, we must bear in mind that the Vandeneynden family was related to several families of Flemish artists (Brueghel, de Wael, de Jode, to name just a few) who were also involved in the art market. This dense network of connections gave rise to one of the main Neapolitan collections of the 17th century. The palazzo on Via Toledo housed a stunning art collection including remarkable works – such as Rubens’ The Feast of Herod – now on display at the National Galleries of Scotland in Edinburgh. The collection was expanded on the occasion of Ferdinand Vandeneynden’s marriage to Olinda Piccolomini, a member of the noble Roman-Sienese family, who brought several portraits belonging to her family, as well as a large number of tapestries, upon her move to Naples.

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Two generations of the Vandeneynden family lived on Via Toledo, and had the building renovated several times over the years. Especially significant were the works carried out by Carthusian architect Bonaventura Presti, who also realised the magnificent rusticated portal softened by the chromatic effects achieved via the juxtaposition of piperno stone and ivory-coloured marble.

In 1688, Giovanna and Elisabetta Vandeneynden, the daughters of Ferdinand and Olinda Piccolomini, married Giuliano Colonna and Carlo Carafa di Belvedere, respectively, and ownership passed to the Colonna di Stigliano family, who maintained it until the late 1800s. During this period of time, the opulent residence was always at the heart of the city’s aristocratic life, often hosting the Neapolitan nobility, not to mention the viceroyal family themselves.

In 1831, the non-payment of dotal credit on behalf of her children led the princess of Stigliano, Donna Cecilia Ruffo, to dispossess the family of all their assets, putting the palazzo up for sale.

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From that moment onwards, the building began to be subdivided amongst tenants from different social backgrounds, as the interiors gradually lost their architectural homogeneity: Donna Cecilia kept the second piano nobile for herself; banker Carlo Forquet occupied the first piano nobile and knight Ottavio de Piccolellis turned two previously separate lodgings on the mezzanine floor into a single apartment.

The new owners decided to modernize both the interior and the exterior of the building according to the tastes of the time, as was being done for several other buildings on Via Toledo in the same period.

Values and Artwork at the Palazzo. The next-to-last chapter in the history of the building began to unfold on 13th December, 1898, when the Banca Commerciale Italiana purchased the first piano nobile and the other apartments belonging to the Forquet family.

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Restoration work that would drastically alter the appearance of the building began in the late 1920s:

  • the palazzo courtyard was turned into a salon by placing elegant polychrome glass walls with floral decorations
  • Art Nouveau-style balconies were opened on the mezzanine floor
  • a stately grand marble staircase leading to the upper floors was built

Let’s move rapidly on to the 2000s: today, over 120 works of art are on display at the Gallerie d’Italia in Naples, allowing visitors to retrace the key events of the figurative arts in town, from the 17th-century beginnings all the way down to the early 20th century.

cms_10801/italfahne.jpgScoprire Napoli. Nobili e borghesi a Palazzo Zevallos Stigliano

La centralissima via Toledo venne realizzata nel 1563 secondo le direttive del viceré don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga con il chiaro obiettivo di attrarre le famiglie nobili napoletane. Ed è proprio qui, nella “strada più popolosa e allegra del mondo” – come la definì Stendhal – che si staglia Palazzo Zevallos Stigliano.

Il primo proprietario di Palazzo Zevallos Stigliano fu il ricco mercante spagnolo Giovanni Zevallos che nel 1639 affidò la realizzazione della sua nuova casa a Bartolomeo Picchiatti, architetto e Ingegnere Maggiore del Regno.

Nel corso dei tumulti popolari del 1647, l’edificio venne preso d’assalto e dato alle fiamme, subendo considerevoli danni. Inoltre i debiti contratti dai Zevallos li costrinsero a vendere la loro dimora ai Vandeneynden, mercanti originari di Anversa.
Jan, giovanissimo capostipite del ramo partenopeo di questa famiglia, era approdato a Napoli intorno al 1611-1612 per gestire i ricchi commerci condotti tra l’Italia e le Fiandre. Le sue fortune crebbero ulteriormente in seguito al legame professionale stretto con Gaspare Roomer, un altro mercante-finanziere anversano nonché raffinato collezionista e commerciante di opere d’arte.
Nel corso degli anni la fortuna di Jan aumentò notevolmente tanto da riuscire ad acquistare il palazzo degli Zevallos tra 1659 e 1661 e persino il titolo di Marchese di Castelnuovo per il figlio Ferdinand.

Non dimentichiamo inoltre che la famiglia Vandeneynden era imparentata con quelle di diversi artisti fiamminghi (Brueghel, de Wael, de Jode per citarne alcuni) attivamente impegnati anche nel mercato dell’arte. Grazie a questa fitta rete di relazioni iniziò a prendere forma una delle maggiori raccolte napoletane del XVII secolo. Nel palazzo di via Toledo era custodita una straordinaria collezione d’arte che comprendeva opere di grande rilievo – come Il banchetto di Erode di Rubens, ora in esposizione alla National Gallery of Scotland di Edimburgo – proveniente dall’eredità di Gaspare Roomer. La collezione si ampliò in occasione del matrimonio di Ferdinand Vandeneynden con Olinda Piccolomini, esponente della nobile famiglia senese-romana, che si trasferì a Napoli portando con sé molti ritratti della propria famiglia e numerose serie di arazzi.

I Vandeneynden abitarono in via Toledo per ben due generazioni e durante questo arco temporale l’edificio fu ristrutturato più volte. Di grande importanza furono i lavori eseguiti dall’architetto certosino Bonaventura Presti, che realizzò anche il magnifico portale bugnato ingentilito dai giochi cromatici ottenuti dall’accostamento del piperno a marmi color avorio.

Nel 1688 Giovanna ed Elisabetta Vandeneynden, figlie di Ferdinand e Olinda Piccolomini, sposarono rispettivamente Giuliano Colonna e Carlo Carafa di Belvedere e la proprietà passò ai Colonna di Stigliano che la mantennero fino a Ottocento inoltrato. Durante questo arco di tempo la sfarzosa residenza fu sempre al centro della vita aristocratica cittadina, accogliendo spesso la nobiltà napoletana e la stessa famiglia vicereale.

Nel 1831 la principessa di Stigliano, Donna Cecilia Ruffo, a causa del mancato pagamento di un credito dotale nei suoi confronti da parte dei figli, decise di espropriare l’intero patrimonio e mettere in vendita il palazzo.
Da quel momento in poi l’edificio iniziò ad essere frammentato tra inquilini di diverse estrazioni sociali, perdendo sempre più l’omogeneità architettonica degli ambienti interni: Donna Cecilia tenne per sé il secondo piano nobile, il banchiere Carlo Forquet occupò il primo piano nobile e il cavaliere Ottavio de Piccolellis unì in un unico appartamento due alloggi prima separati al piano ammezzato.

I nuovi proprietari decisero di rimodernare sia l’esterno che l’interno dell’edificio secondo il gusto del tempo, in linea con quanto si andava facendo in quegli anni per molti dei palazzi di via Toledo.

Valori e opere a palazzo

Il 13 dicembre 1898 inizia il penultimo capitolo della storia del palazzo quando la Banca Commerciale Italiana acquistò il primo piano nobile e gli altri locali di proprietà dei Forquet.
Alla fine degli anni Venti del Novecento iniziarono i lavori di restauro che trasformarono drasticamente il volto dell’edificio:

  • il cortile del palazzo fu trasformato in un salone apponendo eleganti vetri policromi con decorazioni in stile floreale;
  • al piano ammezzato vennero aperte delle balconate di gusto Liberty;
  • fu eretto un imponente scalone d’onore in marmo per condurre ai piani superiori.

Passiamo velocemente agli anni 2000: oggi le Gallerie d’Italia di Napoli espongono oltre 120 opere che permettono di ripercorrere le vicende salienti delle arti figurative in città, dagli esordi del Seicento fino ai primi anni del Novecento.

Domenico Moramarco

Tags: Naples Palazzo Zevallos Stigliano

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