Notre-Dame in fiamme

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"Je suis triste ce soir de voir brûler cette part de nous" scrive il presidente Macron su Twitter, "Sono triste, questa sera, vedendo una parte di noi bruciare". Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, le fiamme sarebbero divampate, improvvisamente e inaspettatamente, intorno alle 19:00 di ieri, su una delle impalcature costruite per il restauro della cattedrale, iniziato lo scorso anno, la cui fine dei lavori era prevista per il 2022.

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Spaventoso il crollo della guglia centrale di Notre-Dame, a cui fa immediatamente seguito la distruzione del tetto. "Sta bruciando tutto. Non resterà nulla dell’interno in legno" afferma disperato André Finot, portavoce dell’amministrazione della cattedrale. Violento e inarrestabile, l’incendio divora uno dei monumenti più celebri e visitati al mondo, con circa tredici milioni di visitatori all’anno. La cattedrale si erge sul sito dell’Ile de la Cité, una delle due isole fluviali della Senna. Per la sua particolare struttura e i suoi complessi dettagli, la Chiesa è considerata un vero e proprio capolavoro della arte gotica in Francia. Magnifici i contrafforti volanti che sostengono l’intera struttura e imponenti gli archi rampanti caratteristici della cattedrale. Un gioiello della storia e cultura europea, anche punto focale del cattolicesimo francese.

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Si tratta di una ferita profonda per il mondo intero e soprattutto per i francesi, che sbalorditi e commossi di fronte alle fiamme, si uniscono in un comune emozionante canto. Senza sosta l’opera dei quattrocento vigili del fuoco, impegnati nel tentativo di salvare quanto più possibile dell’edificio, evitando altri crolli disastrosi, nella speranza di porre anche in totale sicurezza le opere d’arte presenti all’interno della struttura. Tra le altre, la Santa Corona, emblematica e preziosa reliquia conservata nella cattedrale, che è stata fortunatamente tratta in salvo. Un lavoro incessante volto a contenere le dirompenti fiamme e a preservare il volto di Notre-Dame de Paris, nonché l’identità della Francia.

Elena Indraccolo

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