Operava in cinque cliniche ma aveva solo la terza media

Arrestato il finto chirurgo plastico

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“La medicina non s’impara sui libri”: queste erano state le parole pronunciate da Matteo Politi, 39 anni, quando nel 2011 era stato giudicato colpevole di “esercizio abusivo della professione medica”. La sua colpa? Aver rubato l’identità a un cardiologo locale, Luigi Politi, approfittando della quasi omonimia con lui. In quell’occasione fu una sua paziente, insoddisfatta delle cure ricevute, a rivolgersi alla polizia generando lo scandalo che avrebbe portato il sedicente medico alla ribalta delle cronache nazionali ma non alla detenzione nelle patrie galere. Matteo Politi venne infatti condannato a un anno e mezzo di detenzione ma grazie ai propri avvocati riuscì a non finire mai in carcere; in compenso, qualche anno dopo per un curioso scherzo del destino ad essere arrestato sarebbe stato proprio il vero Luigi Politi, reo di aver condotto alcune sperimentazioni non autorizzate.

Per il nostro protagonista iniziò un lungo e tremendo calvario: a lungo dovette vivere a Londra, eppure, anziché rinunciare definitivamente alle proprie “ambizioni mediche”, trovò non solo il modo per perpetuarle ma addirittura per rincarare la dose. La sua idea era semplice e geniale: sfruttare quel segreto che ciascuna donna, anche la più schietta, vorrebbe sempre tenere per sé, quel segreto che la maggior parte delle signore preferirebbero di gran lunga portarsi nella tomba piuttosto che parlarne con qualcuno: il fatto di essersi sottoposte ad un intervento chirurgico. Politi comprese che quant’anche avesse operato chirurgicamente una malcapitata e per quanto questa potesse essere scontenta dei risultati o delle sue abilità, ben difficilmente avrebbe trovato il coraggio di denunciarlo o di parlare con la stampa.

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Tornare in Italia dopo quanto era accaduto alcuni anni prima sarebbe stato ovviamente del tutto impensabile, così come sarebbe stato impensabile attuare i suoi delittuosi propositi in un Paese organizzato e rigido come il Regno Unito, tuttavia, forse vi era una nazione in cui, almeno dal suo punto di vista, avrebbe potuto trovare il modo di farla franca: la Romania.

Egli non esitò dunque a trasferirsi a Bucarest, dove per due anni eseguì complesse operazioni estetiche presso ben cinque cliniche private riscuotendo un successo senza precedenti in termini di popolarità. Già, perché sebbene scarsamente abile come chirurgo, Matteo Politi si dimostrò viceversa molto capace come comunicatore: creò una pagina Facebook con lo slogan “è importante scegliere sempre il medico migliore, cioè me”; inoltre, coniò per se stesso il nome d’arte di “Matthew Mode” e, cosa più importante di tutte, iniziò a millantare una serie di lauree e di prestigiosi titoli accademici internazionali, malgrado secondo le indagini i suoi studi si fossero fermati al conseguimento della terza media.

A giudicare da quanto riportato dal giornale rumeno “Libertatea” sarebbero state in molte le cantanti, le attrici e perfino le mogli d’importanti autorità politiche a vedere il proprio corpo deturpato dalle mani dell’inesperto medico. Eppure, ognuna di loro ha preferito rimanere nell’anonimato senza mai rivelare il proprio nome… in fondo, il calcolo di Politi sulla riservatezza femminile si è rivelato corretto.

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Non è stata, infatti, una delle sue pazienti a smascherarlo ma la direttrice di una delle cliniche in cui ha prestato servizio. A destare i primi sospetti, la sua ignoranza rispetto alle norme igieniche basilari e alle regole del mestiere: numerose infermiere hanno infatti segnalato che prima delle operazioni si dimenticava spesso di lavarsi le mani, che faceva fatica a infilarsi i guanti e che chiedeva ripetutamente ai suoi colleghi cosa dovesse fare. Inoltre, nei corridoi ospedalieri era ormai divenuta proverbiale la lentezza di “Matthew Mode” al punto che a parità d’operazione, egli impiegava in media quattro o cinque volte più tempo rispetto ai chirurghi professionisti.

L’ambigua figura è stata pertanto segnalata alle autorità, le quali nella mattinata di venerdì lo hanno fermato a Vama Curtici, dove stava tentando di superare le frontiere con l’Ungheria verosimilmente per mettersi in salvo.

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Ovviamente, noi tutti non possiamo che guardare con biasimo e forse perfino con una certa ironia alle peripezie vissute da questo improbabile chirurgo. Eppure, dobbiamo considerarci fortunati se la sua incompetenza non ha provocato altri danni se non qualche zigomo operato nella maniera sbagliata o un naso un po’ troppo schiacciato. Ad ogni modo, è in particolar modo una la domanda che la stampa e l’opinione pubblica rumena continuano a porsi ripetutamente nelle ultime ore: perché se un uomo simile era già stato sorpreso a perpetuare i suoi misfatti non più tardi di pochi anni fa, la magistratura italiana ha permesso che tornasse in libertà nel giro di così poco tempo? E questa, forse, è una domanda che dovremmo iniziare a porci anche noi.

Gianmatteo Ercolino

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