PURISTI VS MODERNISTI

DRESS CODE DI UNA FIRST LADY 2.0

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In questa settimana non si parla d’altro, ha tenuto banco non solo nei dibattiti dei talk show politici, tutti con la loro verità in tasca, giornalisti e non, ma ha anche creato un vivace dibattito anche in un mondo che più lontano dalla politica non si può: quello della moda. Sto parlando della visita del nostro Premier Matteo Renzi e consorte a Washington alla State Dinner organizzata dal Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama e consorte in onore del nostro paese e della nostra cultura. Perché tanta curiosità? Perché per ogni State Dinner che si rispetti l’eleganza è d’obbligo e se gli uomini hanno gioco facile: possono solo indossare lo smoking (ecco svelato perché non mi occupo di moda maschile) per le donne la faccenda si complica, perché possono si giocare con la moda, ma devono stare molto attente a non eccede, o almeno tentare di farlo con classe. La cena di stato americana è l’evento più importante per la diplomazia, un’occasione formale dove stabilire rapporti ed alleanze, un vero e proprio campo minato, dove ogni cosa ha una risonanza amplificata, anche un abito, soprattutto se sbagliato.

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I fashionisti hanno apprezzato l’eleganza made in Italy sbarcata dall’aereo presidenziale, Agnese Renzi ha salutato Washington avvolta in un abito di chiffon, rosa cipria, che pareva accompagnare ogni suo movimento, un abito “danzante” grazie alle ampie maniche a farfalla e il punto vita enfatizzato da una cintura sottile. Questo splendido abito, firmato dalla maison Valentino, è un ulteriore conferma della svolta glamour della nostra first lady. I puristi del dress code hanno storto il naso, facendo, maliziosamente notare, come l’abito scelto fosse un abito da cocktail, più adatto per il tardo pomeriggio che per la mattina e che i sandali fetish e soprattutto di color nero proprio non si potevano guardare, regola impone solo decolletè. Chi ha ragione? Ad essere rigorosi hanno ragione i puristi del dress code, la mattina impone il tailleur (indimenticabili quelli indossati da Jacqueline Kennedy) e le scarpe devono essere chiuse e sobrie, al massimo si può scegliere il sabot, e in nuance con l’abito. Ma dalla sua parte Agnese Renzi ha la modernità, la voglia di superare certe “etichette di stile” che in molti considerano superate. La cosa che proprio non le perdono è la scelta dei sandali: aggrediscono l’outfit, fuori luogo e di colore sbagliatissimo (neri), un pugno nell’occhio, molto meglio sarebbe stato un color nude o della stessa tonalità dell’abito, almeno sarebbe passato inosservato!

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In occasione della cerimonia di accoglienza alla Casa Bianca la first Lady italiana ha messo tutti d’accordo: puristi del dress code e modernizzatori. Ha indossato un abito in pizzo (il pizzo è un tema che ricorre spesso negli outfit di Agnese Renzi) di color verde bosco con fodera color carne che aderiva perfettamente alla sua invidiabile silhouette (ottenuta grazie alla corsa e a una sana alimentazione che però, visti i risultati, non viene sposata dal nostro Premier Matteo Renzi), decolleté nere. Agnese Renzi ci ricasca, perfetto il modello di scarpa sbagliato il colore, anche per quest’abito la tonalità perfetta sarebbe stata nude o della stessa tonalità dell’abito e anche la messa in piega non le dona, le regala anni in più, molto più bella con i suoi ricci naturali. Le due first Lady sono apparse complici e affatto ingabbiate da sorrisi e parole di circostanza. A dirla tutta la first Lady italiana sembrava un po’ meno a suo agio di Michelle Obama, ad un occhio attento non sono sfuggiti i suoi troppi sorrisi (imbarazzo o timidezza?) e il suo sguardo basso in alcuni momenti. Michelle in questo ha sovrastato la sua “collega”, sfoderando la sua naturale sicurezza di chi può tutto e lo mette subito in chiaro, ma questa è un’altra storia.

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Anche il loro programma, come quello dei loro illustri consorti, è stato fitto di impegni come la visita al famoso orto biologico voluto fortemente da Michelle Obama e l’esibizione di un coro di bambini. In questa occasione c’è stato il secondo colpo al cuore per i puristi, ma devo ammettere anche per una fashionista come me, la nostra First Lady ha sostituito le decolleté con un paio di ballerine! Imperdonabile, tutte le donne hanno imparato, da tempi immemori, a soffrire in silenzio, ad immolarsi sull’altare dell’eleganza, a maggior ragione una first Lady. Agnese Renzi e Michelle Obama hanno molto in comune e forse da questo deriva la loro sincera intimità: amano entrambe lo sport e sono fortemente impegnate per promuovere ogni genere di attività fisica nelle scuole, amano e incentivano il consumo di cibo sano e di qualità. Sono giovani, belle e anche Michelle Obama ha fatto storcere molte volte il naso ai puristi del dress code per aver indossato abiti troppo colorati e poco istituzionali. La first Lady americana ha indossato un modello di abito che lei preferisce e che io trovo perfetto per la sua silhouette, senza maniche, così da esaltare il punto forte di Michelle Obama: le braccia scolpite, alla cui visione, sono certa, i puristi hanno avuto un lieve mancamento. Abito in fantasia geometrica black and white, decolleté nere, messa in piega a piombo, che dire, semplicemente perfetta (lei non sbaglia mai un colpo in fatto di outfit) almeno per me che faccio parte della schiera dei modernisti del dress code…si era capito?

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Ma veniamo al piatto forte: la cena di stato che il Presidente degli Stati Uniti ha organizzato in onore del nostro paese. Ad accogliere i 375 (secondo la lista diffusa dallo staff della Casa Bianca) selezionatissimi invitati c’erano Barack Obama perfetto nel suo smoking, ma che si è affrettato a dire al nostro Premier: “non interessa a nessuno quello che indossi, potresti anche essere nudo…tanto guardano solo loro!” e una scintillante Michelle Obama fasciata nello strepitoso abito color rosa in maglia metallica firmato dalla maison Versace (solo per questa occasione, per rendere omaggio all’Italia, ha scelto una casa di moda italiana, solitamente è solita indossare abiti di stilisti americani, soprattutto se giovani ed emergenti). La visione di Michelle Obama in abito da sera è stata il colpo di grazia per i puristi che hanno sbottato: come può una first Lady scegliere un abito pensando di essere una pop star? Troppo sexy, troppo aderente, troppo scintillante, insomma tutto troppo. Troppi troppo, scusate il gioco di parole, per i miei gusti, io ho trovato il suo abito stupendo, lo sguardo passa oltre i sui suoi punti deboli senza darci peso, e se qualsiasi altra donna, con la sua stessa fisicità, sarebbe apparsa “inappropriata ” con quel vestito, lei no, lei può, questo sì che si chiama carisma o come amo dire io: carattere da vendere. Non a caso la first Lady americana è imitata da milioni di donne, che copiano i suoi outfit, il suo taglio di capelli e persino i suoi discorsi, ma ahimè non basta questo per essere una nuova Michelle Obama, spero che la signora Trump abbia imparato la lezione.

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La nostra Agnese Renzi invece ha scelto la via più facile, quella del perfetto dress code, di accontentare i puristi , il suo abito, firmato da Ermanno Scervino, è in puro stile “metti una cena alla Casa Bianca”, uno splendido abito di color grigio, in pizzo (immancabile) che lasciava le spalle scoperte, protette per l’occasione da una elegante stola sempre in pizzo ton sur ton. Abito elegante, niente da eccepire, perfettamente consono all’occasione e le stava benissimo, ma il glamour? e secondo me un po’ retrò, non adatto ad una giovane donna. Sono certa che alla visione della stola i puristi hanno intonato un solenne: Deo gratias! Perché, dovete sapere, che per i puristi del dress code, per una cena di gala una donna ha solo una scelta: la stola…vade retro quel satana di coprispalla.

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Buccia di banana che ha fatto fare uno scivolone di stile alla nostra Fabiola Giannotti, Direttrice del CERN di Ginevra che ha “rovinato” il suo bel abito in pizzo rosso (ma c’è un’epidemia di pizzo in giro e io ne sono all’oscuro?) indossando il famigerato coprispalle e poi che dire delle decolleté nere? Molte hanno commesso questo errore imperdonabile: le decolleté nere! Mai e dico mai indossare delle decolleté (sbagliate anche perché la sera è d’obbligo il sandalo) nere sotto abiti da sera che non siano neri. Abito rosso sandali rossi, abito verde sandali verdi etc…Volete essere impeccabili senza spendere un patrimonio in scarpe?(ma non ci sarebbe niente di male) Investite in un’ottima calzatura color nude e la indosserete con qualsiasi colore, eviterei l’argento e l’oro, fa troppo old style.

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Davvero elegante la schermitrice Beatrice Vio, vincitrice delle Paralimpiadi di Rio 2016, che ha indossato un abito della maison Dior, creato appositamente per lei dalla designer Maria Grazia Chiuri, total white con un profondo scollo sul retro, di notevole impatto visivo ed estremamente femminile.

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In rappresentanza dell’eleganza e del gusto italiano c’era lui: re Giorgio Armani vincitore indiscusso per lo smoking perfetto con tanto di panciotto che ha regalato alla Editor di Vogue Japan Giovanna Battaglia un abito di gran classe dalla finitura lucida con un grande fiocco sulla spalla quasi fosse una farfalla appena posatasi.

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Nicoletta Braschi, musa e moglie del premio oscar Roberto Benigni, indossava un abito color arancione in stile anni cinquanta annodato sul collo che le cade malissimo sui fianchi. Colore orribile, non sceglietelo mai per un abito da sera, soprattutto nella stagione fredda, dona a poche, pochissime donne, eleganza in caduta libera. Promossi i suoi sandali gioielli perfetti per l’occasione e finalmente dello stesso colore dell’abito.

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Ad allietare gli ospiti ci ha pensato la cantante pop Gwen Stefani che con la sua performance ha fatto scatenare gli animi di tutti i 375 invitati. E’ il suo l’abito più sexy, scollatura abissale e trasparenze a gogò, ma d’altronde lei è una pop star, in quanto a stile stenderei un velo pietoso.

Concludo rassicurando i puristi del dress code, tranquilli tra non molto alla Casa Bianca arriverà un presidente conforme alle loro aspettative, che ama indossare tailleur in puro stile e gusto? americano, che più istituzionale non si può. Un presidente che incarna tutti i sani valori americani, soprattutto quello della perfetta mogliettina che sa sempre perdonare e comprendere il maritino, diciamo così, un po’ troppo allegro. Riuscite ad immaginare Michelle Obama in versione perfetta mogliettina docile e sottomessa?, io francamente no, e questo messaggio arriva, forte e chiaro, anche attraverso il suo modo di vestire, i suoi outfit ci rendono un’immagine di una donna colta, emancipata, moderna, indipendente, assolutamente non sottomessa a niente e nessuno. Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America non rappresenta le donne di oggi, perché è innegabile che oggi non esistono più donne da cappellino, borsetta e guanti coordinati, non è più tempo di donne trincerate dietro i loro borghesi tailleur modello Chanel, oggi non c’è più spazio per donne che, come Jacqueline Kennedy, dietro un’amabile e plastico sorriso nascondevano una vita che andava in pezzi. Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America non potrà essere considerato un presidente 2.0 sia in fatto di dress code, sia in merito alla percezione di donna del suo tempo, per il suo cammino politico ci sarà un giudice implacabile, no di certo una povera fashion addicted, ma la storia.

T. Velvet

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