Partita la Perugia-Assisi della pace

In migliaia per protestare contro ogni forma di discriminazione

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La marcia per la pace partita ieri 7 ottobre da Perugia in direzione Assisi ha conosciuto l’entusiasmo dei tantissimi giovani che hanno affollato il corteo. In 10mila studenti, provenienti da tutt’Italia, per nulla intimoriti dalla pioggia battente, hanno formato il serpentone con i colori più belli: quelli della pace.

Pochi politici e zero cartelli di propaganda ideologica, solo una grande bandiera simboleggiante l’Europa. Alla guida del corteo, partito sotto una beneaugurante pioggia, la presidente umbra Catiuscia Marini e il sindaco di Perugia Andrea Romizi.

286 fra Comuni, Province e Regioni, hanno marciato con i gonfaloni di rappresentanza. Tra le rappresentative istituzionali, diverse associazioni cattoliche e degli immigrati, Amnesty International, Libera e i sindacati.

Se c’è un motivo in più per cui oggi siamo qui è perché quello che sta succedendo attorno a noi è insopportabile: basta violenza, cattiveria, e attacco ai diritti fondamentali delle persone, basta attaccare chi salva le vite in mare, chi accoglie”. Nelle parole di Flavio Lotti, in apertura di manifestazione, è chiaro l’ atto di accusa verso la deriva delle nostre coscienze “osiamo la fraternità” è il messaggio lanciato dall’organizzatore del corteo.

Le parole di Laura Boldrini e di Pietro Grasso sono scevre da qualsiasi dubbio di strumentalizzazione a fini politici tanto sanno arrivare diritte al cuore “La pace non è data per sempre ma va difesa ogni giorno dal clima d’odio e dagli spacciatori di paura” è il duro monito della ex presidente della Camera, mentre l’ex magistrato, ha affidato il suo commento augurale ad un tweet sul social, esortando a non arrendersi di fronte all’egoismo e alle disuguaglianze “Ci siamo oggi e ci saremo ogni giorno in cui servirà difendere la pace e la fratellanza”.

Il corteo della pace 2018 trae ispirazione nei fatti di cronaca dei giorni scorsi. La vicenda che ha visto coinvolto il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ha gettato sale su una ferita aperta, quella sorta di guerra tra poveri che ci vuole refrattari ad accogliere i migranti negando quel principio di fratellanza che è naturalmente insito nelle nostre coscienze. “Al sindaco di Riace – ha commentato Liotti – chiediamo che venga dato il Nobel per la pace, ci impegniamo affinchè il prossimo Nobel per la pace sia dato proprio al modello Riace”.

Il sostegno alle parole dell’organizzatore è testimoniato dalle scritte sulle magliette indossate da alcuni partecipanti “la solidarietà non si arresta. Io sto con Riace” e dai cartelli esposti in testa al corteo nei quali si legge “noi siamo con Riace e con Mimmo Lucano”.

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E già che le intenzioni di Flavio Lotti erano apparse chiare nella conferenza stampa di presentazione dello scorso 2 ottobre, quando a Perugia aveva commentato l’arresto di Mimmo Lucano con queste parole “Se arrestano il sindaco di Riace devono arrestare tutta la Marcia Perugia Assisi”.

E mentre don Ciotti si chiede se si possa considerare reato l’umana solidarietà, chi ha avuto modo di conoscere il “modello Riace” afferma che il sindaco è stato arrestato per “eccesso di umanità”.

Ma chi è il sindaco di Riace assurto alla cronaca dei giorni scorsi per essere stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina?

Sugli striscioni dei cinquemila manifestanti che nei giorni scorsi a Riace hanno manifestato in segno di protesta contro l’arresto del sindaco, le parole pesano come macigni “arrestato un modello di integrazione eccellente” e ancora “il mondo lo adora, l’Italia lo arresta”.

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L’assessore comunale di Napoli, Enrico Panini, presente in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris ha detto di essere “contro la politica xenofoba di Salvini: giù le mani da Mimmo Lucano”.

Il sindaco del borgo dell’alta locride è divenuto, con il suo modello di accoglienza, simbolo di un sistema da tenere ad esempio in tutto il mondo.

Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, si è detto pronto ad autodenunciarsi per il medesimo reato contestato a Lucano “Se serve la disobbedienza civile di un sindaco per mettere in pratica la solidarietà e l’accoglienza ci dichiariamo tutti colpevoli e complici”.

Il comune costiero della Calabria, reso famoso dal ritrovamento delle due superbe statue bronzee di epoca greca oggi note come “Bronzi di Riace”, negli ultimi anni ha raccolto oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da 20 diverse nazioni.

Dal 2004, grazie alle politiche di accoglienza del sindaco Domenico Lucano, il paese è riuscito ad invertire la tendenza allo spopolamento che interessava specialmente il centro storico. Una perfetta politica di inclusione e di inserimento di immigrati nel mondo del lavoro, hanno di fatto creato nuova vita nel piccolo borgo.

Nel 2016 questo modello di inserimento fruttò al sindaco calabrese l’inserimento da parte della rivista “Fortune” tra i 50 leader più influenti al mondo.

La vicenda di Riace ha avuto inizio con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina. L’associazione Città Futura (dedicata al parroco siciliano ucciso dalla mafia, Don Giuseppe Puglisi) decise di aiutare i migranti appena sbarcati ospitandoli nelle case vuote ormai abbandonate dai proprietari che avevano deciso di lasciare il paese.

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Riace ha ospitato negli anni rifugiati ed immigrati irregolari con diritto d’asilo in un perfetto sistema che ha saputo tenere in vita servizi di primaria importanza con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato. Intorno a Riace oggi pullula la vita con un esempio di operosità che trasuda nei laboratori tessili e di ceramica, ma anche nei bar e panetterie eletti a luoghi di aggregazione e promozione sociale. Il folklore è garantito dai due ragazzi che effettuano porta a porta la differenziata sulla groppa di due asinelli.

Settanta mediatori culturali assunti dal comune completano il modello di integrazione.

Questo modello di “accoglienza diffusa” messo in pratica dell’ex maestro elementare ed attuale sindaco, ha dimostrato che un approccio inclusivo è possibile.

Il nostro Ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, all’indomani dell’arresto del sindaco ha duramente criticato il sistema di accoglienza di Riace in un video divenuto virale in breve tempo sui social.

Ai detrattori del “metodo Riace” sarà esaustivo rispondere con le bellissime parole del regista tedesco Win Wenders che, presentando un suo film (Il volo) girato proprio a Riace, ha così commentato “In Calabria cadono muri ancora più importanti di quello abbattuto nel 1989 a Berlino”.

Maria Cristina Negro

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