Pavia, ritrovato un antichissimo antifonario medievale

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Dalla biblioteca universitaria di Pavia giunge la notizia di una scoperta inaspettata quanto sensazionale. Finanziato dall’Art Bonus del Mibac, un progetto di restauro, coordinato dalla restauratrice Alessandra Furlotti dell’Università di Pavia, ha prodotto dei risvolti alquanto interessanti. Infatti, durante le operazioni di restauro di un volume del ‘600 di Giovanni De Deis, intitolato “In Ecclesia Mediolanensi”, è stata ritrovata una pergamena con delle incisioni risalenti al 1100. Il foglio, ricoperto di colla ma ancora leggibile, si è staccato dalla controguardia dell’ultima di copertina del volume. Era infatti uso comune nell’antichità usare fogli scartati per rafforzare la rilegatura di un libro. La pergamena è decorata con miniature rappresentanti creature mitologiche. La pergamena è stata poi esaminata da Dominique Gattè, un esperto francese di musicologia medievale. Quest’ultimo ha confermato che si tratta di un antichissimo documento medievale, nello specifico un antifonario, ossia un breviario, una sorta di spartito dell’epoca che riporta le parti cantate di una liturgia.

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Il documento sarà sottoposto a ulteriori esami e studiato, al fine di trovare altri elementi ad avvalorare maggiormente l’affermazione di Gattè e magari scoprire anche quale canto liturgico riporta. Dopo questa scoperta non si è fatto attendere l’intervento del ministro della cultura Alberto Bonisoli, che ha elogiato il lavoro di restauro effettuato nella biblioteca universitaria di Pavia, annunciando l’avvenuto ritrovamento e la portata del valore storico e culturale che esso rappresenta, soprattutto per il patrimonio artistico e musicale italiano. Infatti quello ritrovato a Pavia sarebbe, a detta degli esperti, uno dei più antichi antifonari della storia medievale, ma non l’unico perché, in realtà, ne sono stati già scoperti altri risalenti al X secolo.

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Paola Passarelli, direttore generale delle biblioteche e istituti del Mibac, ha dichiarato: “Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le ’note’ del passato. L’antico antifonario è un ritorno alle origini, un frammento del passato che continua a rimanere nel presente, alimentando l’inesauribile dialogo con la nostra memoria culturale. Perché i libri, e con essi le biblioteche, sono questo: scrigni del sapere, custodi narrativi della conoscenza per lanciare la sfida al nostro futuro. La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata”.

Francesco Ambrosio

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