Pensiero laterale

La responsabilità morale dell’insegnante

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Lavinia Flavia Cassaro è un’insegnante di scuola primaria che, durante un corteo di manifestanti contro i fascisti di CasaPound, aveva gridato agli agenti della polizia di Stato in tenuta anti sommossa: “Vigliacchi, dovete morire assassini”.

Nonostante l’insegnante abbia tentato di giustificare gli insulti, motivando il suo deprecabile comportamento successivo alla “carica” dei poliziotti sui manifestanti, rischia la sospensione ed il licenziamento.

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Anna (nome di fantasia) insegna italiano e storia nella scuola secondaria di secondo grado. Durante una lezione sull’Islam, forse inconsciamente, identifica un Credo con l’integralismo e, peggio ancora, con il terrorismo. Il risultato è che i suoi alunni, menti da plasmare, ogni qualvolta incontreranno un musulmano avranno paura di saltare in aria per un attentato.

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Anche Claudia insegna italiano alle medie e, nel parlare di immigrazione, si lascia scappare che “però in fin dei conti non stanno poi così male, hanno persino lo smartphone!!”.

Infine Benedetta: lei è un’insegnante di sostegno della scuola primaria, dai post che regolarmente pubblica sui social si capisce che è dichiaratamente razzista.

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Alla signora Cassaro (l’unico nome reale: per le altre tre insegnanti abbiamo usato nomi di fantasia, sebbene i fatti siano assolutamente reali) si potrebbe riconoscere che, probabilmente, vi sono alcuni agenti un po’ troppo veementi nell’intervenire in manifestazioni antifasciste, e che non si può sedare la violenza con altra violenza. Tuttavia, sarebbe da aggiungere che, con le sue esternazioni, si è posta allo stesso livello delle persone contro cui stava manifestando, i fascisti di CasaPound.

Alla professoressa che usa il binomio Islam/Terrorismo sarebbe opportuno ricordare che nel mondo vi sono circa 1,8 miliardi di musulmani, e che solo una piccolissima percentuale di essi sono integralisti, ancor meno terroristi.

A Claudia potremmo dire che lo smartphone agli immigrati serve principalmente per comunicare con le proprie famiglie lontane e che l’utilizzo di apparati elettronici non è ad unico appannaggio dei Paesi cosiddetti “industrializzati”.

A Benedetta si potrebbe far notare che il razzismo in passato ha fatto molti danni - alcuni disastrosi, altri ancora apocalittici -, e che pubblicare post che fomentano l’odio verso una categoria di persone che di diverso hanno solo il colore della pelle non rispecchia il codice etico e deontologico di un docente.

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La recrudescenza di episodi di discriminazione razziale dovrebbe farci riflettere ed interrogare sull’efficacia dell’insegnamento della storia contemporanea (in particolar modo, dell’oscuro Ventennio del fascismo in Italia e del nazismo in Germania), spesso liquidata in tutta fretta negli ultimi anni dei singoli cicli scolastici, se non sorvolata per l’ansia di ultimare i programmi ministeriali.

Insegnare è un compito di grande responsabilità: i nostri bambini non sono sacchi da riempire né individui da indottrinare, bensì persone con una propria intelligenza ed un personale spirito critico che il docente, come il Demiurgo di Socrate, deve solo tirar fuori da ognuno di essi.

Gli estremismi, siano essi di destra o di sinistra, sono entrambi deleteri, ed è questa la ragione per cui probabilmente la maestra Cassaro dovrebbe chieder scusa (cosa che non ha fatto) per aver insultato, augurandone la morte, persone che forse in quel momento stavano sbagliando, ma che avrebbe potuto contestare in modo consono al suo ruolo. Quest’ultimo punto è fondamentale: l’insegnante è tale anche al di fuori dell’edificio scolastico, il suo ruolo è un modo di essere, la sua etica non cessa di esistere fuori dall’aula, i nostri figli sono suoi figli.

Figli che sono nelle sue mani e che saranno i padri, le madri, i professionisti, i politici e gli insegnanti del futuro.

Lucia D’Amore

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