Pensiero laterale

La “religiosità laica” di Fabrizio De André

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Abbiamo appena celebrato la Pasqua, che per il mondo cattolico rappresenta la salvezza ed il rinnovamento. Il sacrificio di Gesù è considerato dal credente l’estremo atto d’amore verso l’umanità, grazie al quale gli uomini hanno potuto redimersi dal “peccato originale”.

Nel mondo della musica e della cultura in genere, alcuni autori - quali Battiato, Guccini, Fo e De André - hanno provato tuttavia ad approfondire l’aspetto “umano” di Maria, Giuseppe ed anche di Gesù.

«Quando scrissi “La buona novella” - affermava De André - era il 1969. Si era quindi in piena rivolta studentesca; e le persone meno attente (che poi sono sempre la maggioranza di noi: compagni, amici, coetanei) consideravano quel disco come anacronistico. Mi dicevano: “cosa stai a raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici; noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall’autoritarismo del potere, dagli abusi, dai soprusi” Non avevano capito – almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza – che La Buona Novella è un’allegoria. Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell’autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali».

De André presentava così il suo concept album, contenente brani sulla nascita, vita e morte di Gesù e sui personaggi più significativi che lo hanno affiancato durante la sua esistenza terrena, come i due ladroni fisicamente accanto a lui negli ultimi istanti sulla croce.

In questa ricerca, De André si imbatte nei Vangeli Apocrifi che, a differenza di quelli canonici, non sono riconosciuti dal Vaticano perché volti a descrivere eventi quali la Natività, la Passione e la Resurrezione in maniera molto più “terrena” e molto meno “divina”.

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“La Buona Novella” è una rilettura del Vangelo e del suo messaggio cristiano, insistendo sulla denominazione di Figlio dell’uomo - piuttosto che di Figlio di Dio - che, in verità, non è lontana da quella dei Vangeli canonici. De André si dimostra un poeta (come non considerare pura poesia un’opera simile!) innamorato dell’essere umano e nemico del potere come lo è stato Gesù; non di certo un esempio di pio cristiano, ma sicuramente un uomo profondo, lontano dalla sterile estetica della fede praticata da molti cattolici.

Una visione riduttiva, e in un certo senso comoda, per chi è laicamente nemico del potere e vicino ai più deboli? In realtà, vi sono molte persone non credenti che sono inconsapevolmente portatrici del messaggio cristiano, e ciò farebbe pensare ad un Dio immanente, non trascendente. Certamente qualcuno potrebbe pensarlo, chiedendosi perché del Vangelo si prendono solamente gli aspetti che fanno più comodo. Tuttavia, nell’ascoltare queste poesie ci si rende conto di come un approccio di questo tipo possa risultare producente e avvicinare la gente, se non alla fede, perlomeno alla spiritualità.

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“La Buona novella” (come è accaduto per “Dio è morto” di Francesco Guccini, brano censurato dalla Rai e trasmesso da Radio Vaticana) è stato un album apprezzato dalla Chiesa, che ha compreso la volontà del cantautore di approfondire ed interpretare in chiave del tutto originale (religiosamente laica, potremmo affermare) l’esistenza di un uomo vissuto 1970 addietro ma che, per il suo essere controcorrente, considerava il più grande rivoluzionario della storia.

Lucia D’Amore

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