Pensiero laterale

La fiaba moderna di Italo, dottore a 82 anni per amore della sua Angela

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Può la filosofia essere d’aiuto per superare un grande dolore? Sì, se grazie ad essa troviamo la risposta al più grande interrogativo della nostra esistenza: cosa c’è (o cosa non c’è) dopo la morte?

Italo è un arzillo ottantaduenne modenese che ha trascorso la sua vita a montare e smontare motori di mezzi agricoli nella ormai chiusa fabbrica Fiat di Modena. Per 52 anni è stato sposato con Angela, fino al 2014, quando un male incurabile in pochi mesi l’ha portata via. In preda alla disperazione, superati i primi momenti critici, Italo si è chiesto in che modo potesse superare il dolore di questa grave perdita, quale dottrina avrebbe potuto aiutarlo a trovare le risposte che cercava sul “dopo vita”. Così, per dare un senso alla domanda che lo assillava, se un giorno avrebbe potuto re-incontrare Angela, ha pensato che la filosofia avrebbe fatto al suo caso.

Non si è limitato a leggere Sant’Agostino, ma si è iscritto alla facoltà di Scienze filosofiche dell’università di Macerata, preferendola al più vicino ateneo di Ferrara solo perché la prima gli dava la possibilità di seguire le lezioni online: “perché - afferma Italo - sono anche diventato bravo ad usare internet”.

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Così, dopo un quinquennio trascorso a studiare, Italo si è laureato alla presenza di figli, nipoti e rappresentanti della sua città, da lui stesso invitati per assistere alla seduta di laurea.

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Una tesi su Tommaso Moro, “un uomo di grande fede, affascinante, anche se io avrei preferito Giordano Bruno, la mente migliore che mi sia capitato di incontrare”, confessa il “dottor” Italo. E ancora: “Aristotele e Platone? Un dualismo che a me ha ricordato quello tra Coppi e Bartali. Bartali, che fu partigiano e salvò gli ebrei, è Platone, un filosofo dalla statura morale più alta di tutti, che metteva la Verità al di sopra di ogni cosa”.

cms_8953/4.jpgLa particolarità di questa “fiaba moderna” sta nel fatto che Italo, al termine di questo percorso di studi, ha trovato la risposta alla domanda che più gli stava a cuore. Afferma infatti: “mi ha aiutato la lettura del filosofo Pascal e della sua scommessa. Conviene avere fede, perché in quel caso almeno ci saremo garantiti la beatitudine. E alla fine credo che sì, una volta chiusi gli occhi per sempre, rivedrò la mia Angela”.

Lucia D’Amore

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