Per difendere la democrazia occorre l’eterna vigilanza

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Anche Bari si è stretta attorno al filo immaginario che, in un flash mob collettivo in difesa della democrazia e della libertà di stampa, ha unito simbolicamente le principali città italiane.

La giornata di mobilitazione dei giornalisti del capoluogo pugliese ha potuto contare sulla partecipazione ed il sostegno di istituzioni, formazioni politiche, gruppi editoriali, uniti nella ferma condanna della deriva che ha assunto il dibattito politico sulla libertà di stampa.

La manifestazione, organizzata dal FNSI e dall’OdG di Puglia, è stata indetta all’indomani delle gravi affermazioni del vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, a danno degli operatori di informazione, apostrofati come infimi sciacalli, pennivendoli e puttane all’indomani dell’assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi.

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Bepi Martellotta, presidente dell’Assostampa Puglia, ha introdotto il dibattito ricordando le molteplici attestazioni di solidarietà e la ferma condanna non solo dal mondo delle istituzioni:“sia lo Stato Regione che la Consulta dei consigli regionali dicano, a gran voce, che rivendichiamo con forza una cosa importane: questo flash mob serve per ricordare agli italiani che viviamo in una democrazia, e che esiste l’articolo 21 della Costituzione su cui i ministri hanno giurato e di cui, purtroppo, il ministro Di Maio si è dimenticato. I territori hanno il diritto di essere informati e i giornalisti hanno il diritto di svolgere serenamente il loro lavoro e di non essere quotidianamente minacciati dalle istituzioni di governo”.

Il Presidente ha infine stigmatizzato il fenomeno della crescita esponenziale di violenza verbale nei confronti dei giornalisti, che si sta riverberando, fomentando odio sui social nei confronti della categoria.

cms_10843/0V.jpgE’ un errore gravissimo – ha commentato il governatore di Puglia Michele Emilianonon considerare questo lavoro nella sua centralità. La mia non è solidarietà ipocrita perché io so che siete compagni di lavoro nel controllo democratico di ciò che avviene, e tutte le volte in cui questo controllo non funziona vi garantisco che si governa peggio. Io ho lavorato molto meglio anche grazie a tutti i “rompiscatole” che sono qui oggi presenti, perché sono stato più attento, più cauto ed ho imparato ad ottimizzare la comunicazione, e piano piano, in assenza di ruffianeria reciproca, siamo diventati amici e ci siamo rispettati. Quando si costruisce un rapporto così, l’insieme delle istituzioni e la comunità ne beneficiano. Quante volte dovremo ripetere questa cosa prima che sia compresa dai nuovi comandanti? Le esagerazioni insopportabili di cui siete stati vittime alla fine saranno un occasione per spiegare agli italiani, che non sono stupidi, qual è la funzione che siete chiamati a svolgere e della quale, a nome di tutta la regione Puglia vi ringraziamo, nonostante i dispetti che qualche volta ci fate”.

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Il sindaco Antonio Decaro, in qualità di presidente dell’Anci, ha rappresentato la ferma condanna degli oltre 8000 sindaci italiani “proprio qualche giorno fa abbiamo sottoscritto due protocolli, uno con l’associazione degli editori e un altro, che è ancora in fase di elaborazione, con l’associazione degli edicolanti, che serve proprio a vincolare il messaggio della necessità di avere un’informazione continuamenteaggiornata e dettagliata anche nella forma della carta stampata, con una pluralità di interviste in modo che il lettore, ascoltando pareri e posizioni diverse, sugli stessi argomenti, si può fare una posizione personale, e questo è un valore fondamentale per un paese democratico come il nostro. Noi sindaci ci sentiamo quindi vicini ai giornalisti in questo momento delicato della storia politica del nostro paese.

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“Lasciarsi cadere nella tentazione dell’insulto è qualcosa che un rappresentante delle istituzioni, anche come cittadino, non può permettersi in quanto si tratta di lavoratori – ha dichiarato il presidente dell’OdG di Puglia, Piero Ricci - stiamo parlando di lavoratori che rischiano in proprio, per pochi spiccioli, subendo aggressioni e minacce. Spesso si tratta di episodi che non vengono resi pubblici in quanto, paradossalmente, il lavoro del giornalista non fa notizia. In tutta Italia sono 200 oggi i giornalisti che vivono sotto scorta, mentre sul nostro territorio sono un centinaio i colleghi attenzionati dalle forze dell’ordine in quanto fatti oggetto di minacce. La maggior parte dei processi per diffamazione o calunnia, si risolvono con la piena assoluzione dei colleghi che rispondono in proprio, ma questi episodi diventano oggetti di strumentalizzazione per screditare la categoria e creare diffidenza verso il nostro lavoro. Il governo dovrebbe farsi carico di queste difficoltà ed introdurre meccanismi per le querele temerarie, in Italia esiste una franchigia verso coloro i quali minacciano i giornalisti e così non si può continuare. L’altra questione che richiede un intervento è la rapina quotidiana del lavoro che i giornalisti subiscono quotidianamente a causa della diffusione dei loro lavori attraverso i motori di ricerca e gli algoritmi. Il Parlamento Europeo ha finalmente respinto gli interessi delle lobbie, i nuovi poteri forti, le top player del web, ed è riuscita a varare la nuova direttiva. Noi ci auguriamo che, il governo italiano, che non è sembrato entusiasta di questa novità a tutela del copyright, faccia il suo lavoro e quindi restituisca dignità al lavoro dei giornalisti che non può essere saccheggiato ogni giorno dal web”.

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In rappresentanza delle testate giornalistiche e degli editori, l’intervento conclusivo del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso, ci rimanda al titolo di copertina: “in riferimento all’articolo 21, il democratico Davis Jefferson, padre della costituzione americana, diceva che una democrazia esiste non perché esiste il governo ma perché esiste la stampa.

Mentre il governo, il parlamento e finanche l’ordine giudiziario esistono nella dittatura, non vi è alcun sistema informativo libero in essa, e questo è un concetto essenziale che ha difficoltà a farsi strada. Il pericolo maggiore è che si affievolisce negli anni il ricordo di esperienze terribili di idee assassine che sono divenute idee di governo, si dimenticano, metabolizzate fino a ripetersi periodicamente quando si ripresentano prendendo corpo sotto forma di idee totalitarie, autoritarie. Non voglio dire che ci troviamo in questa situazione però dobbiamo stare molto attenti perché la democrazia, come ci hanno insegnato tutti coloro i quali si sono impegnati per conquistarla e difenderla, è eterna vigilanza”.

Contemporaneamente al flash mob, si legge sul sito dell’Assostampa pugliese, il consiglio regionale della Puglia dopo le adesioni espresse dal presidente e vicepresidente dell’assise regionale e da diversi gruppi consiliari, ha approvato una mozione all’unanimità (con la sola astensione del gruppo M5S) proposta dal capogruppo di Forza Italia nella quale, tra le altre cose, si impegna il Presidente della Regione ad accelerare le procedure per l’attuazione della legge regionale di sostegno al pluralismo dell’informazione, approvato lo scorso febbraio dal Consiglio.

Maria Cristina Negro

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