Premiato per la prima volta un uomo per la 7^ edizione del Premio Donna Fidapa

E’ il pugliese Luciano Anelli

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In occasione della Giornata Internazionale delle Donne della Fidapa BPW Italy si è svolta a Milano, presso il Palazzo Marino, sede del Comune, la cerimonia che ha premiato, insieme a sei donne (tra cui Michelle Hunziker e Carla Fracci), anche il primo uomo in Italia che ha aderito al progetto ONU sui diritti delle donne.

La Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari, appartenente alla Federazione internazionale IFBPW (International Federation of Business and Professional Women), conta in Italia 11.000 socie e si articola, sul territorio nazionale, in 300 sezioni.

La sezione milanese, presieduta da Luisa Monini e coadiuvata dalla Past-Presidente Alga Rossi, ha voluto premiare sei donne che hanno contribuito a rendere migliore la vita della comunità, elevando il prestigio della città di Milano. Tra le professioniste premiate, Licia Sbattella (musicoterapia orchestrale), Roberta Di Febo (musica e cultura), Carla Fracci (danza e formazione artistica), Michelle Hunziker (impegno sociale Doppia Difesa), Nicoletta Orthmann (divulgazione scientifica Onda) e Catherine Bossahart (vicepresidente BPW Internazionale).

Il documentatore, divulgatore e comunicatore della “cultura femminile”, l’ingegnere aeroportuale Luciano Anelli, già premiato nel 2017 dagli Stati Generali delle Donne Italiane a Pavia come “Uomo illuminato 2017”, ha ricevuto il premio “He for she” per il suo impegno a sostegno di una democrazia paritaria attraverso la valorizzazione delle differenze.

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Dottor Anelli, il suo premio segna un’importante novità nella lunga storia della Fidapa, in quanto lei è il primo uomo a ricevere il premio “He for she”

Nell’ambito della 7^ edizione del Premio Donna Fidapa, quest’anno, è stato istituito un ulteriore premio per una campagna internazionale promossa dalla Nazioni Unite ed io ho avuto l’onore di essere il primo uomo a riceverlo. La Presidente della Fidapa di Milano, conoscendo la mia attività a favore dei diritti delle donne, ha voluto consegnarlo a me anche se non sono milanese.

Quali sono le ragioni che la spingono a occuparsi della questione femminile?

Sono un ingegnere aeroportuale, sono stato manager, sindacalista e giornalista occupandomi anche della direzione di una rivista. Ad un certo punto della mia vita, ho compreso l’urgenza di un cambiamento della società che ci consentisse di passare da una cultura monocratica, tipicamente maschile, a una cultura duale che tenesse conto, in maniera paritaria, della cultura femminile. Le donne hanno una maniera di approcciarsi alla vita e alla società del tutto differente da quella degli uomini. Questo mi è stato insegnato dalle donne, frequentando diverse associazioni. Ho voluto quindi addentrarmi nel loro mondo, per cogliere queste differenze, e ora documento la cultura delle donne in qualunque ambito partecipando a convegni e presentando libri per lo più scritti da donne.

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In quale ambito si muove?

Affianco le donne partecipando e avallando tutte le manifestazioni e le battaglie sui loro diritti. Combatto gli stalker, che io chiamo “persecutori”, e i violentatori, in quanto da uomo rifuggo da una incapacità di controllare i propri istinti, incapacità che distorce gravemente il riconoscimento di donna in quanto soggetto e non oggetto. Mi batto per debellare il cancro della violenza su donne e bambini molto spesso assumendo posizioni estreme, che mi espongono al rischio di denunce penali. Ma io non temo nulla e vado avanti, questo me lo hanno insegnato le donne: partire da me rimettendomi in gioco.

Dai casi di cronaca apprendiamo ogni giorno che l’orco può trovarsi nei luoghi in cui dovremmo sentirci al sicuro. Ce lo insegna il caso della coppia che faceva prostituire la figlia di nove anni, come quello del sacerdote arrestato a Casapesenna con l’accusa di violenza sessuale. Come arginare una deriva così poco controllabile?

Ritengo che sia necessario ripartire dall’educazione in famiglia, frequentemente delegata solo alle donne. Spesso da questo delicato compito gli uomini si sottraggono causando enormi vuoti, pericolosamente diseducativi. L’educazione che riceviamo con l’esempio è proprio quella che ci porteremo dentro per tutta la vita. Poi la scuola deve rimodularsi, partendo dal presupposto di insegnare ai piccoli che bisogna passare da una cultura patriarcale a una cultura di pari dignità. Partendo dal presupposto delle pari dignità, pur conservando le preziose differenze di genere, occorre inoltre che per la carriera ed il lavoro ci sia pari considerazione.

I casi di Lucia Annibali, di Jessica Notaro e di Carla Caiazzo, la donna incinta bruciata dall’ex, ci confermano che, oltre alla violenza immediata, c’è la volontà da parte dell’aggressore di annientare l’identità della vittima attraverso l’alterazione della sua fisionomia. A che punto è il disegno di legge per introdurre l’omicidio di identità, che prevede pene oltre i 12 anni di reclusione per chi sfregia le donne?

Siamo alla fine della legislatura, ora bisognerà attendere la formazione del Parlamento e sperare che il nuovo esecutivo voglia attivarsi immediatamente con provvedimenti che legiferino in modo efficace in difesa della donna. Purtroppo una rappresentanza politica di donne insufficiente non aiuta, senza considerare che spesso i giudici si trovano ad applicare leggi che, lasciando ampi spazi di interpretazione, si prestano a storture. Non sono pochi, infatti, i casi in cui le sentenze risultano clamorosamente inadeguate al reato. In attesa che l’educazione delle nuove generazioni declinata alla prevenzione cominci a dare i primi frutti, occorrerà lavorare sul territorio aumentando i CAV (centri anti violenza) e le case protette e fornendo loro gli strumenti per rendersi autonome economicamente.

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Ritiene efficace la detenzione nell’intento di restituire una persona ravveduta alla società?

Il rischio di ritrovarci in giro gente ancora più incattivita allo scadere della pena è molto alto, quindi durante il periodo di detenzione è necessario dare avvio a percorsi rieducativi che sensibilizzino sui temi del rispetto delle donne, delle pari dignità, del rispetto dell’altrui pensiero.

L’Onu e l’Unione Europea quali azioni mettono in campo per contrastare le atroci realtà delle “spose bambine” e delle mutilazioni genitali subite da milioni di donne?

Non è facile scardinare tradizioni e usanze dei popoli, anche se deprecabili. Ogni proposta di cambiamento non può prevedere misure impositive. E’ solo con la costanza del dialogo, insieme ad un percorso di conoscenza, che si possono creare presupposti di cambiamento.

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Lei ha ritirato il premio assieme a sei donne, tutte degnamente rappresentative, che riescono, nell’ambito della loro professione, a farsi espressione e perfetta sintesi della questione femminile. Che momento è stato?

E’ stato un momento molto emozionante, che non ha mancato di fornire importanti spunti di riflessione. Nelle amare considerazioni di Carla Fracci, che pure dovrebbe essere ricordata per aver portato l’eleganza della danza italiana nel mondo, viene fuori il quadro di una società che dimentica tutto troppo velocemente, inghiottendo quanto di buono c’è. “Milano mi ha dimenticata”: questa l’accusa che l’artista ha rivolto alla sua città, ed è un’accusa molto grave. Per quanto riguarda Michelle Hunziker, poi, mi è piaciuto molto il suo intervento in quanto ha parlato con il cuore. Per tutte vale il mio ringraziamento per le belle parole che hanno speso in mio favore, ma soprattutto la mia profonda stima per quello che rappresentano per tante donne.

Maria Cristina Negro

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