Ricerca sull’Alzheimer: alcune aspettative deluse

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Una migliorata qualità della vita ha permesso non soltanto di poter godere di condizioni alimentari e igienico-sanitarie ottimizzate, ma anche di accrescere notevolmente le aspettative sulla durata della vita stessa. Sfortunatamente, con l’aumentare di essa e il conseguente avanzamento dell’età della popolazione mondiale, si è estesa proporzionalmente anche la percentuale di individui che soffre di forme diversificate di demenza, prima fra tutte il morbo di Alzheimer. Celebri i sintomi della malattia, divenuta causa più comune della demenza progressiva: perdita di memoria, aggressività, allucinazioni, disorientamento spaziale e temporale, disturbi dell’umore. Le avvisaglie del morbo di Alzheimer sono inizialmente molto sfumate, per aggravarsi poi con il procedere della malattia degenerativa.

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Nel tempo vi sono stati innumerevoli investimenti, in termini di impegno e denaro, sulla ricerca in questo settore: ad oggi, però, risulta ancora sconosciuta una cura rapida ed efficace della patologia. Pertanto, negli ultimi giorni, gli occhi sono stati puntati su aducanumab, farmaco sperimentale di produzione Biogen. Così come riportato da Focus, la molecola era considerata tra le più promettenti a disposizione, per via dell’efficacia riscontrata nella riduzione degli aggregati nocivi dei frammenti di beta-amiloide a livello neuronale, da sempre principale obiettivo delle sperimentazioni. Tuttavia gli studi di fase tre, un insieme di test per valutare l’incisività del farmaco su sintomi e qualità della vita, hanno smentito le credenze accumulate, dimostrando l’assenza di differenze statisticamente significative tra gruppi sperimentali e gruppi di controllo. Biogen, pertanto, ha deciso di sospendere le sperimentazioni cliniche dell’aducanumab sull’uomo, valutando lo studio come privo di utilità. Alla luce di innumerevoli fallimenti, alcune domande sorgono spontanee: è stato davvero individuato il bersaglio giusto su cui agire? Le placche amiloidi sono causa o conseguenza della patologia?

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Una condizione dolorosa, quella del malato di Alzheimer, ma ancora più frustrante e penosa la posizione dei caregiver, familiari e amici pronti a scorgere nello sguardo della persona amata qualunque segno di quell’antica luce che la distingueva. Armati di amore e pazienza, combattono insieme ai loro cari, questa sfiancante guerra, nella speranza che nuovi studi possano presto alleviare tutta questa sofferenza.

Elena Indraccolo

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