Rischio biologico da tagli e punture: il decalogo della sicurezza

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La formazione professionale si fa interprete della necessità di preparare i giovani lavoratori del futuro ed instaura una mutua collaborazione con gli istituti scolastici. E’ su questa lungimiranza delle dinamiche evolutive del lavoro che l’Accademia Aurea, scuola di formazione pugliese, ha organizzato un evento presso la Sala Convegni dell’Istituto “Elena di Savoia-Piero Calamandrei” di Bari.

Al dibattito di alta valenza scientifica, ha partecipato un team di esperti di dinamiche e sicurezze nell’ambito sanitario, coadiuvato dalla professionalità dei docenti del Centro Studi Polivalente del capoluogo pugliese.

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L’esposizione occupazionale al rischio biologico negli operatori sanitari è un tema di rilevanza etica, gestionale, legale, sindacale e politica e si inserisce nella serie di norme di prevenzione, protezione ed eliminazione del rischio di infezione che difatti disciplinano il Diritto alla sicurezza.

Gli operatori sanitari ed il personale di supporto sono esposti al contatto accidentale con sangue e con altri materiali biologici potenzialmente infetti, con una frequenza superiore a quella osservabile nel resto della popolazione.

Oltre i due terzi degli operatori sanitari esposti sono infermieri, seguiti dai medici e da altre categorie professionali.

Dati scientifici hanno illustrato come nell’ambito sanitario ed ospedaliero, nel nostro Paese, si registrino migliaia di infortuni.

A seguito di una ferita con un ago, o con un altro tagliente contaminato, l’operatore esposto può contrarre gravi malattie, alcune delle quali potenzialmente letali.

Circa il 75% di queste ferite è di tipo percutaneo e si verifica con il tagliente contaminato, ad esempio un ago, una punta, una lama. Le punture accidentali con aghi utilizzati rappresentano la modalità di esposizione più frequente e pericolosa: sono infatti oltre sessanta gli agenti patogeni trasmissibili per via ematica a seguito di puntura accidentale. Per la gravità delle patologie associate, si impongono all’attenzione il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il virus dell’epatite B (HBV) ed il virus dell’epatite C (HCV).

Un’altra modalità di esposizione, la muco cutanea, si verifica quando il materiale biologico, potenzialmente infetto, entra accidentalmente in contatto con le mucose degli occhi e/o della bocca e con la cute (integra o lesa) dell’operatore esposto. Circa il 25% delle esposizioni totali è di tipo mucocutaneo.

Nel caso in cui l’operatore infortunato non contragga alcuna patologia, il solo costo di gestione del paziente, dalle analisi al monitoraggio e all’eventuale profilassi, incide, su ogni singolo infortunio in un costo di circa 850 euro, per un totale, per difetto, sulla base dei dati a disposizione, di 72 milioni l’anno, risorse che potrebbero essere investite nella prevenzione piuttosto che nella cura.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di aghi e siringhe provvisti di dispositivi di sicurezza, possono prevenire fino all’80% degli incidenti, con il risultato di un rischio minimo di contrarre infezioni.

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Anche l’Europa si è occupata di questo delicato tema ed è intervenuta emanando una Direttiva del Consiglio del 10 maggio 2010 (2010/32/UE) volta a garantire la massima sicurezza possibile nell’ambiente di lavoro, evitando ai lavoratori sanitari ogni possibile esposizione al rischio biologico. Oltre ai dispositivi di sicurezza anti-puntura è indispensabile adottare protocolli operativi più sicuri, investire sulla formazione e sensibilizzazione degli operatori esposti, mettere in campo un sistema capillare di controllo sollecito a denunciare e sanzionare il mancato rispetto delle norme di legge. La Direttiva è stata recepita in Italia dal DL 19/2014

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Il DL 81/2008 pone in capo al datore di lavoro la responsabilità di garantire e tutelare la salute dei lavoratori.

Ha moderato il dibattito il formatore-Docente per la sicurezza Dott. Pasquale Nicola Bianco. Tra i relatori: per criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e la sicurezza sul lavoro l’Avvocato Elena Chiefa, (formatore e docente); per il Dipartimento di Farmacia Scienze del Farmaco dell’Università di Bari, il Prof. Carlo Franchini; il Dirigente delle Professioni Sanitarie ASL Bari, il Dott. Francesco Germini (Formatore e Docente per la sicurezza); la Dott.ssa Valentina Pipoli, specialista in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche.

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Per i saluti istituzionali è intervenuto l’Assessore al Personale, Angelo Tomasicchio che ha rivolto, alle classi di alunni presenti, un messaggio improntato sull’augurio che, la preparazione professionale improntata su conoscenze specifiche innovative possa prepararli adeguatamente al ruolo di futuri protagonisti dell’economia globale.

Maria Cristina Negro

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