SALE LA TENSIONE NELLA CAPITALE

Esplosione all’Aventino, falso allarme bomba nei pressi del Circo Massimo. Nessuna pista esclusa

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Un’improvvisa esplosione ha turbato l’Aventino alle 9,20 di ieri mattina, scatenando il panico nei dintorni dello storico ufficio postale progettato da Adalberto Libera. L’ordigno rudimentale – che, come emerso dagli accertamenti della polizia, era collegato a un timer da cucina – era stato posizionato proprio nel parcheggio riservato al personale, tra un furgone delle Poste e un’auto, rimasta notevolmente danneggiata.

“L’ordigno si trovava in una scatola di plastica. Nessuno degli utenti è rimasto ferito o toccato in alcun modo dall’esplosione" - ha dichiarato Franco Zelinotti, funzionario dei vigili del fuoco. Collegate al pacco-bomba, due bottiglie di plastica contenenti liquido infiammabile, che ha amplificato gli effetti dello scoppio appiccando le fiamme. I vigili del fuoco, la cui caserma si trova proprio davanti all’ufficio postale, sono accorsi immediatamente, domando il principio di incendio con un estintore. “Ho parcheggiato la mia auto e mi sono avviata verso le Poste. Appena arrivata nel mio ufficio ho sentito l’esplosione” ha raccontato una dipendente, scampata al pericolo per una manciata di minuti. “Mi sembra di aver percepito ben due esplosioni. La prima è stata ’tranquilla’, la seconda decisamente più fragorosa. Fortunatamente non c’era gente in giro, solo una signora che si trovava nei pressi delle Poste e che si è spaventata molto” ha riportato un ragazzo, che ieri mattina stava lavorando nel suo chioschetto di largo Manlio Gelsomini, nelle vicinanze di via Marmorata.

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“La testimonianza che abbiamo raccolto parla di un doppio scoppio, ma non si tratta di due esplosioni, bensì del medesimo ordigno che, nell’innescare il liquido infiammabile, ha avuto una prima deflagrazione – ha spiegato ai microfoni di RaiNews24 Massimo Improta, responsabile dell’ufficio Protezione generale e soccorso pubblico della questura di Roma - Non era un congegno radiocomandato, era dotato solo di temporizzatore. L’assemblaggio dei pezzi non è stato sicuramente casuale, bensì opera di una o più persone competenti. […] Non riteniamo ci sia stata la volontà di colpire qualcuno. Si è trattato sicuramente di un’azione dimostrativa”. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per far luce sull’accaduto, catalogato come atto terroristico. A curare le indagini, il poolcoordinato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.

Per il momento, la polizia non ha escluso nessuna ipotesi, evidenziando la possibile matrice anarchica del gesto: i sospetti ricadono su alcuni esponenti dell’ormai smembrata Federazione anarchica informale, ma anche su alcuni oppositori del Centro di identificazione ed espulsione (Cie). L’azienda Poste italiane sarebbe considerata complice del suddetto ente, in quanto proprietaria di una compagnia aerea che più volte si è prestata al rimpatrio dei migranti irregolari.

cms_6249/3p.jpgL’attentato potrebbe avere a che fare con un’altra esplosione, verificatasi la settimana scorsa davanti a un ufficio postale di via Laurentina, sempre nella Capitale. “Al momento non c’è certezza di un collegamento, ma una serie di elementi indurrebbe a pensare che i due eventi siano connessi tra loro. Gli esami di laboratorio da parte della Polizia Scientifica punteranno a verificare se i reperti recuperati nelle due circostanze abbiano o meno elementi in comune, ovvero se si possa parlare di un’unica mano”, queste le parole degli inquirenti. Nei prossimi giorni, la polizia passerà al setaccio le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza della zona, con la speranza di individuare colui che ha deposto l’ordigno nel parcheggio.

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Qualche minuto dopo l’esplosione in via Marmorata, sono stati segnalati due involucri “sospetti” davanti alla sede della Fao, nei pressi del Circo Massimo. L’immediato intervento della polizia ha rivelato il reale contenuto dei sacchetti: una manciata di sabbia utilizzata nell’edilizia. Un allarme bomba che, sebbene rientrato in pochi istanti, ha contribuito ad accrescere la tensione nella Capitale, piombata tutta d’un tratto in un clima di profonda tensione.

Federica Marocchino

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