SPAZIO: PROSSIMA FRONTIERA

Questo è il viaggio raccontato da Umberto Guidoni, astronauta, scrittore e divulgatore

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cms_15184/2v.jpgNel 1978 consegue, presso l’Università “La Sapienza” di Roma, la laurea con lode in fisica e specializzazione in Astrofisica. Negli anni successivi riceve una borsa di studio presso il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), di Frascati. Tra il 1983 e il 1984, ottiene incarichi di ricercatore per l’Ente Nazionale Energie Alternative (ENEA) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); tra il 1985 e il 1988, realizza il Ground Support Equipment e si occupa dello sviluppo dei Plasma Contactors; mentre nel 1989 diventa responsabile scientifico di RETE, organizzando i test scientifici del Satellite Tethered. Nel 1990 viene selezionato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dalla NASA come candidato Specialista di carico utile (Payload Specialist-PS) per la prima missione del Satellite Tethered (STS-46/TSS-1). Nel 1996 e nel 2001, è protagonista in due missioni con lo Space Shuttle. Dal 2001 al 2004, come esperto di operazioni in orbita, ha svolto attività di supporto per gli esperimenti scientifici del modulo europeo Columbus, presso lo "European Science and Technology Center" (ESTEC) a Noordwijk, in Olanda. Come Europarlamentare, dal 2004 al 2009, è tra i relatori del VII Programma Quadro per la ricerca europea (VII PQ) e ha presentato una relazione sullo Spazio Europeo della Ricerca. Sul suo sito web ufficiale, si legge: Astronauta, Scrittore e Divulgatore. Nel nostro viaggio alla ricerca delle eccellenze italiane nel campo scientifico, culturale ed economico, abbiamo incotrato Umberto Guidoni.

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Quant’è importante per lei la divulgazione?

È importante perché adesso è la mia attività principale. Una volta smessi i panni dell’astronauta, anche per questioni di età, parlo dello spazio con tutti i giovani soprattutto perché per loro sarà un ambiente dove andranno a vivere, lavorare o anche solo per turismo. Tutti avranno a che fare, in un modo o nell’altro, con lo spazio

A partire dal XIX secolo la Luna è entrata a far parte dell’immaginario collettivo della nostra società, cosa rappresenta per l’uomo?

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La Luna rappresenta da sempre una sfida. Per secoli l’umanità ha sognato, con la fantasia, di raggiungerla: mi viene in mente Astolfo (dall’Orlando Furioso di Ariosto, ndr) incaricato da Dio di cercare il senno di Orlando sulla Luna. Una sfida che, realmente, si è realizzata negli anni ’60 quando la tecnologia ci ha permesso davvero di metterla nel mirino

Che peso ha avuto in questa corsa allo spazio la rivalità geopolitica tra Stati Uniti e Unione Sovietica?

Le ragioni per cui all’inizio siamo andati sulla luna erano quelle di dimostrare chi tra russi e americani erano i più forti. Una volta risolto il problema non aveva più molto senso farlo, anche perché le tecnologie del tempo erano limitate e gli astronauti correvano molti rischi

Cos’è cambiato rispetto ad allora?

Oggi le tecnologie si sono molto evolute e ha assunto (la Luna, ndr) un ruolo molto importante per le risorse che si possono ricavare, e potrebbe diventate il banco di prova per le future esplorazioni dello spazio

In una scala da 1 a 10, quant’è dura la preparazione per diventare astronauti?

Siamo molto vicini a 10

Può descriverla?

Sicuramente è molto dura, perché richiede sempre qualcosa in più di quello che normalmente sai fare: l’astronauta è sempre a un passo oltre alle sue competenze, imparando sempre qualcosa di nuovo. Io sono un fisico e ho dovuto imparare, per esempio, a pilotare un aereo o a lanciarmi con un paracadute. Questo mestiere richiede molto impegno e pazienza, perché non sai mai quando arriverà il tuo momento

È più rischiosa la fase di atterraggio o quella di lancio?

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Qualche anno fa le avrei detto senza dubbio il lancio, perché sei pieno di carburante e perché sei nell’atmosfera terrestre, per cui può succedere qualsiasi cosa

Cos’è cambiato?

È cambiato dall’incidente del Columbia (accaduto nel 2003 con l’equipaggio disintegrato con lo Space Shuttle, ndr) in fase di rientro.

Ovvero?

Il rientro era un momento delicato ma sapevamo che il sistema delle piastrelle aveva funzionato. Ovviamente l’incidente ha cambiato questa percezione dimostrando che quel tipo di problema, al contrario di quello tecnico avvenuto in fase di lancio, non poteva essere risolto perché non era possibile cambiare tutte le piastrelle. Questo, alla fine, ha determinato la fine delle missioni dello Shuttle

Astronauta, scrittore e divulgatore, oltre a una esperienza da europarlamentare: quale di queste è stata l’esperienza più formativa?

Quella di politico è sicuramente la più difficile, perché quella di astronauta richiede grandissimo impegno, ma il cammino è tracciato. Dopo una serie di test e di addestramenti, la NASA ti porta per mano e tu devi solo seguire il flusso rimanendo all’altezza delle cose che fai. La Politica, invece, è improvvisazione e spesso ci sono cose che non hanno a che vedere con la razionalità ed è più difficile abituarsi a queste cose

Nell’ambito del Festival della Scienza di Verona, ha presentato il suo lavoro “Guida per Giovani Astronauti”, di cosa si tratta?

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È un vademecum, una raccolta di istruzioni per chi vuole fare il mestiere di astronauta e per chi è interessato genericamente allo spazio e delle sue dimensioni

Cosa ha di diverso dagli altri libri a tema?

Ho fatto uno sforzo che credo di non aver visto in nessun altro libro, di far capire le dimensioni dell’universo che ci circonda con delle cose che conosciamo

Per esempio?

Il sistema solare l’ho tradotto in kilometri sulla cartina del pianeta: per esempio, se si mette il sole a Roma, i primi pianeti stanno ancora nel Lazio, Marte in Toscana e gli ultimi stanno in Canada. Questo per dare un’idea di quant’è grande il nostro sistema solare

Quale obiettivo si è posto con questa guida?

Dare ai ragazzi informazioni sollecitando la loro curiosità che farà il resto, dando l’idea di quello che sta avvenendo

Cosa sta avvenendo?

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Siamo in una fase di transizione: se in passato c’è stato lo sbarco sulla Luna, seguito dalle missioni dello Shuttle, il futuro sarà rappresentato ancora dalla Luna e poi da Marte

I cambiamenti climatici non fanno ben sperare per il futuro del nostro pianeta: quanto tempo ci vorrà per colonizzare Marte?

Non meno di 20/30 anni

Si discute da tanto tempo sulla drammatica situazione di Venezia, qual è il suo parere di scienziato per risolvere la questione dell’acqua alta nella laguna?

Spesso la politica interseca i problemi di ordine tecnico: da quelli energetici ai cambiamenti climatici o agli aspetti bioetici

Suggerisce ai politici di tenersi fuori?

No, sono cose, ovviamente, in cui entra anche la politica, perché inevitabilmente le decisioni sono politiche, ma c’è tanta tecnologia dentro e credo che una parte abbastanza grossa della politica non sia preparata su questi temi, perché il peso della tecnologia e della scienza è aumentata notevolmente nell’ultimo decennio

Ha un suggerimento da dare?

Per trovare delle soluzioni a problemi che hanno riferimenti tecnologici e scientifici, la politica non può risolverli alla sua maniera tradizionale, trovando il punto di equilibrio

Vale a dire?

La retorica di per sè non risolve i problemi; o si fa in un modo o non si fa, non c’è la via di mezzo

Quindi bisogna trovare un’alternativa al MOSE?

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Non so se il MOSE è la risposta giusta, ma sicuramente si poteva trovare in 30 anni una risposta che avrebbe risolto il problema, fermo restando che il problema di Venezia andrà a peggiorare con l’innalzamento dei mari

Per lei, quindi, il MOSE è un fallimento?

Non conosco abbastanza bene i dettagli tecnici per esprimere un parere, ma voglio portare l’esempio dell’Olanda, un paese che si difende dal mare da due secoli in maniera più che soddisfacente senza l’ausilio di tecnologie lunari o marziane. Le tecnologie esistono e si tratta solo di metterle in pratica

Tre parole per descrivere la Terra dallo spazio?

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Bellissima, azzurra e fragile

Umberto De Giosa

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