STORIE DAL PIANETA TERRA

EXTERNSTEINE, LA STONEHENGE DEI TEUTONICI

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Anno 9 dell’era moderna. 9 anni dopo la crocifissione di Cristo. L’impero Romano era in piena espansione, intere regioni erano state state soggiogate dalla macchina da guerra romana, ed anche i germani avevano riconosciuto il valore e la potenza di Roma. Ma Arminio, un condottiero della tribù dei Cherusci, insediati nella valle del Reno, volle sfidare l’impero. Così, nel settembre dell’anno 9, nella foresta di Teutoburgo, tre legioni romane e 6 coorti di fanteria, al comando di Publio Quintilio Varo, furono annientate, attirate in una trappola mortale, a poca distanza da un luogo ritenuto sacro. Externsteine. Questo luogo, un complesso megalitico, completato da un cerchio dal diametro di 80 metri, un fossato, e due palizzate di legno, fu considerato un sito di culto pagano, da cui, forse, secondo alcuni studiosi, ebbero origine molte delle leggende che andarono poi a formare il corpus della mitologia germanica.

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Fu Carlo Magno, il re francese di ispirazione cattolica, che, nel 772, durante l’invasione della Sassonia, a far distruggere tutti i simboli pagani presenti, incluso l’Irminsul, l’albero sacro. Questo simbolo, denominato anche axis mundi o albero del mondo, il cui nome deriva da Irmin, ossia uno dei nomi di Wotan, l’Odino norreno, era molto temuto come fonte di ispirazione per i culti pagani opposti al cristianesimo, di cui il carolingio Carlo Magno era invece un fervente sostenitore. Tanto colpì la distruzione dell’Irminsul che, nel tardo Medioevo, venne scolpito un bassorilievo raffigurante Nicodemo e Giuseppe di Arimatea mentre depongono il corpo del Cristo dalla croce, calpestando l’Irminsul, piegandolo metaforicamente sotto il peso della cristianità. Il sito rimase quasi dimenticato per lungo tempo, anche a causa della vicinanza con un monastero, ma nel 1823 uno studioso verificò che, posizionandosi in una nicchia, era possibile osservare il fenomeno del solstizio d’estate. Questa testimonianza, dimenticata fino al 1920, venne ripresa da un altro studioso, William Teudt, convinto di una sorta di superiorità delle genti germaniche nello sviluppo della scienze astronomiche, e le sue idee ebbero una forte influenza sul nascente nazismo. In particolare egli dimostrò che, posizionando uno gnonome in un foro, presente sopra l’altare all’alba del solstizio d’estate, l’ombra dell’oggetto si proiettava in un angolo della navata in cui era inciso un simbolo particolare.

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I suoi studi, compendiati nel tomo “Santuari Germanici”, pubblicato nel 1929, destarono interesse non solo nella popolazione, in un momento di grave crisi economica e pertanto in cerca di mitologie attorno a cui consolidarsi, ma anche in Heinrich Himmler, il comandante delle famigerate Schutzstaffel, le SS, le cui iniziali rappresentavano la runa Sig, cioè vittoria. Himmler mise Teudt a capo di una commissione di studio del sito archeologico, che intendeva utilizzare come centro per i suoi rituali di annessione alle SS. Inoltre il gerarca nazista utilizzò l’Irminsul per creare il simbolo della Ahanenerbe, organizzazione nazista per la ricerca e l’insegnamento dell’eredità ancestrale. Sempre ad Externsteine si trova un laghetto, e poco distante si trova un sarcofago particolare, di cui non si conosce l’uso. Secondo alcuni storici sarebbe una riproduzione del Santo Sepolcro, ma la datazione appare molto più antica, e quindi la spiegazione non convince gli esperti, anche se permane il mistero in quanto non si tratta di un manufatto tipico dell’area. In ogni caso, nonostante tutte le ricerche effettuate e gli studi compiuti, resta il mistero del sito, denominata dai nazisti la Stonehenge germanica, per risaltarne l’aspetto ancestrale. Secondo molti si tratterebbe di una sorta di gigantesca antenna spirituale, in contatto con altri siti del genere, secondo altri invece, sorgerebbe in un luogo dove si concentrano energie sotterranee, le ley lines, condotti energetici planetari. In ogni caso, nonostante si possa teorizzare di tutto e confutarlo allo stesso modo, resta il fatto che il sito ha un fascino innegabile, in grado di ispirare un profondo senso di serenità e di richiamo mistico, oltre che di profonda bellezza.

Paolo Varese

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