STORIE DAL PIANETA TERRA

I RICORDANTI

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Pitagora sosteneva che l’uomo precipitò sulla terra per una sua colpa originaria, costretto da quel momento a transitare in vari corpi, anche di animali. L’unica via per tornare eterei, spirito, era la purificazione, per liberarsi dai vincoli terreni, e solo i matematici vi si avvicinavano: sempre secondo il filosofo greco, erano i più prossimi a questa sorta di catarsi. In seguito altri filosofi, tra cui Platone, abbracciarono la teoria della reincarnazione, inizialmente accettata anche da cristiani eterodossi, ma ovviamente la chiesa cattolica non poteva aderire ad un concetto che contrastava la rinascita come insegnamento dogmatico. Induismo e zoroastrismo, così come altre religioni, hanno invece fondato una propria scuola di pensiero su questo concetto, tanto è vero che in alcuni templi dell’India esistono zone franche anche per gli animali, come ad esempio i topi o le mosche, perché veicolo di anime trapassate. In ambito pseudoscientifico fu Rudolf Steiner, l’esoterista austriaco co-fondatore dell’antroposofia, ad estrinsecare il concetto di reincarnazione su basi non solamente religiose, individuando le fasi da superare per giungere alla purificazione. Fu la terapista statunitense Helen Wambach ad imprimere una svolta seria alla faccenda, pubblicando il libro “Vite prima della vita”, in cui descriveva esperienze raccontatele dalle sue pazienti.

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Ma la vera e propria indagine scientifica e sperimentale sull’argomento fu opera di un medico e psichiatra statunitense, Ian Stevenson. Sua madre era una aderente alla società teosofica, quindi probabilmente l’interesse per la reincarnazione derivò dalle credenze materne, ma l’approccio di quell’uomo alla materia non risentì affatto di credenze o preconcetti, utilizzando un impianto di base innovativo. Lui si concentrò sui bambini, in quanto, parole sue, erano i soggetti meno influenzati dal mondo esterno. Circa 300 casi studiati in tutte le parti del mondo, di cui 20 sembrarono, sempre secondo Stevenson, autentiche testimonianze di reincarnazione. Dopo Stevenson, il cui libro “Reincarnazione. 20 casi a sostegno” scatenò una tempesta polemica negli ambienti accademici; altri eminenti rappresentanti della psichiatria si dedicarono a queste ricerche, ognuno portando il proprio contributo. Un caso celebre ed emblematico fu quello di Engin Sungur, un bambino nato nel 1980 in Turchia. Accadde che durante un viaggio con la famiglia, quando ancora era lontano dalla adolescenza, indicò un villaggio lungo la strada che stavano percorrendo. Hancagiz, quello era il nome del villaggio, e disse di averci vissuto, che il suo nome era Naif Cicek, e che aveva anche fatto un viaggio fino ad Ankara. La famiglia inizialmente pensò ad una fantasia infantile, ma dietro le insistenze vollero verificare, capire, probabilmente per tacitare ciò che sembrava un capriccio. Ed invece scoprirono che in effetti nel 1979 un uomo di nome Cicek era morto in quel centro abitato. Altri contatti tra la famiglia di Sungur e quella di Cicek, specialmente per confrontare le dichiarazioni del bambino, finché un giorno la figlia di Cicek volle andare a trovarlo. Prima ancora che la donna potesse presentarsi il bambino, le disse “Io sono tuo padre”. Vennero riscontrate tutte le dichiarazioni di Sungur, alcune evidentemente private e quindi non verificabili, e descrisse anche la sua morte.

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Esistono molte altre ricerche, molti episodi di ricordi passati affiorati improvvisamente in persone che, perlomeno in teoria, non avrebbero potuto e dovuto conoscere dettagli di altri luoghi, altre vite. Ed il concetto di molte vite una sola anima continua ad affascinare, forse illudere, senza dubbio fornire una speranza. La storia di Sungur come quella di Hanna, una bambina canadese che iniziò a ricordare la sua vita da signora anziana. Secondo Stevenson l’intervallo medio tra morte e rinascita è di 15 mesi al massimo, anche se non è possibile calcolare esattamente giorno e luogo, perlomeno in occidente, mentre è diverso il discorso per l’oriente, con i Lama che, al momento di trasmigrare, vengono cercati dai monaci. Cercati e trovati, come è avvenuto anche per l’attuale Dalai Lama. È da notare come anche la pragmatica Cina, pur dichiarando di non credere alla reincarnazione, si trovi al centro di una ipotesi di rapimento ed indottrinamento, in quanto sembra che abbia sostituito un bambino, che si supponeva avesse accolto l’anima di un Lama defunto, con un altro, da crescere ed indottrinare come leader politico. Come direbbe Peppino De Filippo, “non ci credo ma mi adeguo”, e forse credere alla possibilità di potersi purificare l’anima fino a divenire luce e spirito è l’unico modo per insegnare alla gente il rispetto del prossimo.

Paolo Varese

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