SUD ITALIA IN FIAMME: QUANDO L’AFA E’ SOLO UN ALIBI

Distrutto il Parco Nazionale del Vesuvio. E non si tratta di autocombustione

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Il Sud Italia va a fuoco, in un’estate più torrida che mai. A pagarne le conseguenze, i circa 26.024 ettari di vegetazione devastati dalle fiamme, dalla scorsa metà di giugno ad oggi; un numero purtroppo destinato a salire, in quel che resta della bella stagione. Sicilia e Calabria le regioni più colpite (con, rispettivamente, 13.052 e 5.826 ettari andati in fumo), ma la situazione è critica anche in Campania, Sardegna, Lazio, Puglia e Abruzzo. “E’ la peggiore estate che abbiamo mai affrontato. L’emergenza è cominciata molto presto rispetto agli anni passati: già a inizio giugno, eravamo sulle 30 richieste di soccorso al giorno. Adesso sfioriamo le 50” ha dichiarato Luigi D’Angelo, direttore dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile. Un fenomeno più che preoccupante, che comporta gravi conseguenze per la popolazione – sottoposta a incessante pericolo – oltre che per i terreni, inariditi dai roghi. Complici le temperature record registrate nelle ultime settimane e gli scarsi rovesci, in vaste aree il suolo sta perdendo quasi completamente la sua fertilità, assumendo caratteristiche che lo rendono sempre più “desertico”.

L’ultimo eclatante incendio ha divorato il Parco Nazionale del Vesuvio, una decina di giorni fa. Un’enorme nuvola di fumo, visibile persino dalla Napoli-Salerno, ha fatto pensare a un’improvvisa eruzione del vulcano partenopeo. Le fiamme hanno trovato facile diffusione negli aghi caduti dai pini, sparsi in terra. E’ bastato poco a scatenare il panico: le convulse operazioni di soccorso, tanto estreme da richiedere l’intervento di numerosi mezzi aerei, hanno portato all’evacuazione di ben 15 famiglie residenti nella zona. Una tragedia evitata in extremis, grazie alla prontezza della Protezione Civile e dei Vigili del fuoco. Nonostante l’intervento di tre Canadair francesi (inviati dalla Commissione Europea) e dell’esercito, parecchi focolai sono rimasti accesi per giorni, favoriti dal forte vento di maestrale che ha interessato l’area del napoletano; ad oggi, l’emergenza non è ancora completamente rientrata.

In Calabria, purtroppo, la sorte non è stata tanto magnanima con l’uomo. Due pensionati – uno a San Pietro in Guarano (Cosenza), l’altro a Cessaniti (Vibo Valentia) – sono rimasti avvolti dalle fiamme nel tentativo di salvare dal rogo i propri terreni. Entrambi sono morti carbonizzati, traditi da quell’attaccamento viscerale verso la propria terra, frutto di immani sacrifici e di amorevoli cure. Diverse persone, inoltre, sono state colpite da intossicazione, per via del fumo sprigionato.

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A cosa si deve un fenomeno di tale portata? Sebbene si tratti dell’ipotesi meno “dolorosa” da accettare, l’afa non è affatto l’unica causa dei tanti incendi divampati. Al contrario, le alte temperature costituiscono un ottimo alibi, nonché un incentivo, per coloro che volontariamente appiccano i fuochi. Ebbene sì: stiamo parlando di incendi dolosi, come confermato dal capo della Forestale campana. “Non parliamo di autocombustione, perché mi viene il voltastomaco. Questi incendi sono tutti dolosi. Un bosco può forse infiammarsi da solo ai tropici, non qui. Abbiamo già trovato alcuni inneschi. Il fatto che si siano sviluppati più incendi contemporaneamente e in punti differenti avvalora la tesi del dolo. Come, del resto, la circostanza che alcuni focolai siano divampati nel fitto della boscaglia, lontano da strade. Queste sono fiamme volute” ha ribadito più volte il generale Costa. Parole cariche di rancore, che riflettono lo stato d’animo delle popolazioni interessate, oltre che dell’Italia intera. Il tutto ha trovato ulteriore risonanza nella testimonianza del deputato M5S Paolo Bernini: pare che, per garantire alla fiamme una sufficiente diffusione, siano stati sfruttati dei gatti, cosparsi di combustibile e praticamente arsi vivi. A supporto della sua tesi – confutata da più parti – Bernini ha reso pubblica la foto della carcassa di uno dei poveri felini, completamente carbonizzata. Un gesto di indescrivibile disumanità, inscritto in una serie di ignobili atteggiamenti dolosi nei confronti della propria stessa terra. Perché tanta barbarie? Le motivazioni che spingono a intraprendere tali condotte criminose sono tante. Spesso si fa riferimento alla piromania, patologia psichiatrica che conduce alla tendenza ossessivo-compulsiva nell’appiccare fuochi.

cms_6727/3.jpgA noi, ignari spettatori dello scempio, piace credere che si tratti di individui mentalmente disturbati, pertanto profondamente “diversi” dalla maggioranza. E’ il nostro modo di prendere (inconsciamente) le distanze, per allontanare tutto quel male dalle nostre esistenze. Eppure, buona parte degli incendi – tra cui, quasi certamente, anche quello che ha distrutto il Parco Nazionale del Vesuvio, su cui sta indagando la Procura di Torre Annunziata – è provocata da chi, in piena lucidità, decide di perseguire a tutti i costi i propri personali interessi (principalmente economici). Si dà fuoco a boschi e pinete per guadagnare terreno utile alla pastorizia o alla costruzione di nuove attività alberghiere, ma anche per inviare un chiaro “segnale di guerra” alle istituzioni. “Sul Vesuvio non c’è attività di pastorizia, per cui escluderei che i responsabili siano allevatori in cerca di terreni per le loro bestie. Sono portato a ipotizzare che i roghi siano stati appiccati in risposta all’attività del Parco Nazionale contro l’abusivismo edilizio – ha spiegato il generale Costa - Nell’ultimo anno è stato messo a punto un importante piano di recupero degli immobili edificati illegalmente in zona rossa, nella prospettiva di demolirli. Temo che possa essere una strategia ideata ad hoc: si vuole dimostrare l’inefficacia del parco, dipingendolo come un ente inadeguato a tutela del territorio. Lo si vuole paralizzare dal punto di vista amministrativo per bloccare i provvedimenti di acquisizione e demolizione”. Insomma, dietro a ciò che all’apparenza sembrava essere un semplice evento naturale, si celano intrighi degni di un giallo. Quanti più dettagli si aggiungono al puzzle, tanto più cresce l’indignazione: tutto ciò potrebbe mettere a repentaglio la vita di tutti coloro che abitano gli edifici abusivi, esponendoli ancora una volta a una potenziale tragedia; già nei prossimi mesi, infatti, l’ormai arido terreno potrebbe cedere alle prime piogge autunnali, causando crolli e frane.

Insieme a quei boschi, brucia anche la dignità degli italiani, inconsapevoli marionette di un orrido teatrino, in cui a farla da padrone è quasi sempre il denaro. Sta al popolo, ma ancor di più alle istituzioni, chiudere definitivamente il sipario…

Federica Marocchino

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