Salvini: “Non possiamo pagare ancora la guerra in Etiopia del 1936”

Via le accise più vecchie, prezzo benzina più basso

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Matteo Salvini continua la sua battaglia politica contro il caro-benzina. Da neoministro degli Interni del governo Conte riprende la “questione accise”, già discussa in campagna elettorale, promettendo un taglio di quelle più vecchie per un totale di almeno 15 centesimi al litro (almeno all’inizio). “Io non dico di tagliare tutte le accise perché sarebbe demenziale, ma tagliare l’accisa sulla guerra in Etiopia del 1936 e quelle sul terremoto in Irpinia e sulla missione in Libano sarebbe oltremodo un scelta di buon senso e di giustizia, che porterebbe da subito un taglio sul prezzo della benzina di 15 centesimi al litro” ha dichiarato il leader della Lega.

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La proposta del leader leghista, naturalmente, è vista con favore dagli automobilisti italiani, i più tartassati sul prezzo della benzina. Il prezzo italiano è infatti tra i più alti d’Europa, non perché il costo del carburante sia tra i più alti, ma per via delle tasse addizionali che si aggiungono al costo industriale del litro di carburante, che incide sul prezzo finale in minima parte. A guardar bene, sul prezzo del litro di benzina pesano attualmente ben 17 accise: un numero davvero spropositato, che incide per più di un terzo sul prezzo finale del singolo litro. Alcune accise sono vecchissime: c’è quella sulla guerra d’Etiopia (1936), quella sul terremoto dell’80 in Irpinia, quella per finanziare la ricostruzione di Firenze dopo l’alluvione che la colpì nel 1963. Poi ci sono le accise più recenti: quella sul terremoto dell’Aquila (2009), il decreto salva Italia (2011), il terremoto in Emilia (2012). In quel litro c’è davvero di tutto e di più.

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Il prezzo attuale della benzina si compone in tre parti: il prezzo netto del combustibile, che include anche i guadagni del gestore della pompa, le accise e l’IVA al 22%. La crescita del numero di accise, col conseguente aumento del prezzo della benzina, è un fenomeno per il quale va certamente trovata una soluzione. L’idea “taglia accise” di Salvini, appoggiata anche dal nuovo alleato di governo pentastellato, darà certamente dei benefici economici concreti per le tasche di milioni di automobilisti italiani. Ben venga tale iniziativa, a patto che quanto risparmiato sul prezzo della benzina non ricada poi in voci o tasse addizionali per altri beni di consumo: se così fosse, si tratterebbe di un gesto utile a parole ma inutile nei fatti.

Noi osservatori staremo a guardare e a monitorare gli andamenti futuri, ma per il momento la lotta alle accise è certamente una scelta saggia e di buon senso, che viene incontro al cittadino proprio in un momento di crisi economica. E’ innegabile la necessità di una riforma complessiva, verso una fiscalità in grado di favorire un forte abbassamento delle tasse per mettere in moto i consumi, l’economia sommersa e un aumento dell’occupazione soprattutto nell’area Sud dell’Italia, la più sofferente a causa della crisi economica.

Enrico Marotta

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