Salvini: "Non toccheremo i conti correnti"

Boeri attacca quota 100 - Sconti per le cartelle fino a 1000 euro

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Salvini: "Non toccheremo i conti correnti"

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"Non ci saranno patrimoniali né prelievi dai conti correnti, non chiederemo le fedi nuziali in pegno per salvare il paese, non abbiamo in programma guerre per raggiungere nuovi imperi oltre il Mediterraneo... Fa tutto parte della fantasia". Così Matteo Salvini ai microfoni di Radio Radicale, smentisce "ricostruzioni fantasiose, fantascientifiche e incredibili di cose mai dette e mai ascoltate, ma è il bello della libertà di stampa e di parola che va sempre tutelata". "Non ho visto - spiega ancora - il Presidente della Repubblica assolutamente preoccupato" per la manovra. "Non è pensata né pensabile - smentisce ancora in tema di migranti - alcuna sanatoria. L’immigrazione irregolare e clandestina non verrà sanata ma verrà arginata".

Sul def intanto "indietro non si torna. Al centro c’è il diritto al lavoro", dice Salvini, che spiega come "mi sarebbe piaciuto farla ancora più importante, ma un passo alla volta. Sicuramente non toglieremo neanche un centesimo di euro dalle misure che abbiamo preparato a vantaggio degli italiani".

Salvini commenta poi le reazioni negative delle agenzie di rating al Def, "un film già visto - spiega -. Lo abbiamo visto negli anni scorsi. E’ un film che negli anni scorsi ha costretto gli italiani a sacrifici incredibili. Faremo l’esatto contrario di quello che è stato fatto in passato. Investiremo sul lavoro e sulla crescita".

Boeri attacca quota 100

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I rischi di introdurre quota 100 per il pensionamento anticipato "è quello di minare alle basi la solidità del nostro sistema pensionistico". Non usa messe misure il presidente dell’Inps, Tito Boeri, per bocciare la riforma cui sta lavorando il governo e che potrebbe "gravare sulle generazioni future". E le dichiarazioni scatenano l’ira del ministro Salvini, che ora ne chiede le dimissioni.

L’insieme degli interventi, quota 100 ed il mancato adeguamento delle speranze di vita, infatti, per il 2019 avranno un costo di 8,5 mld di euro che nel giro di 3 anni potrebbe arrivare a 16 mld. Non solo, tra gli effetti indiretti anche quella di una crescita dell’occupazione inferiore a quanto profilato dal governo che con le pensioni contano di far entrare nel mercato del lavoro un numero consistente di giovani.

"Non bastano 2 giovani per finanziare una pensione", spiega Boeri che ricorda come la contribuzione dei giovani, che non entrano nell’immediato con un contratto a tempo indeterminato, sia molto inferiore a quella del lavoratore in pensione. E sulla spesa rilancia "il campanello d’allarme" circa la sostenibilità della spesa. "Non possiamo esimerci dal lanciare un campanello d’allarme sulla scelta di incoraggiare più di 400mila pensionamenti aggiuntivi proprio mentre si avviano al pensionamento le generazioni dei baby boomers e il numero dei contribuenti tende ad assottigliarsi".

"E’ un’operazione che fa aumentare la spesa pensionistica - spiega Boeri - mentre riduce in modo consistente i contributi previdenziali anche nel caso ci fosse davvero, come auspicato dal governo, una sostituzione uno a uno tra chi esce e chi entra nel mercato del lavoro". Per il presidente Boeri, "uscite consentite con un minimo di 38 anni di contributi e 62 di età oppure abolendo l’indicizzazione della speranza di vita dei requisiti contributivi minimi per la pensione anticipata, a tutte le età, portano ad un incremento dell’ordine di 100 miliardi del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future e, già nel 2021 a un incremento ulteriore, oltre la famosa gobba, di circa 1 punto di Pil della spesa pensionistica".

L’intervento sulle pensioni d’oro, inoltre, "potrebbe portare ad una riduzione di spesa inferiore ai 150 milioni l’anno". Un esiguo impatto, insomma, quanto previsto dai ddl all’esame del Parlamento sulle pensioni di privilegio. Un traguardo raggiungibile però solo se "le soglie oltre le quali operare la correzione attuariale fossero riferite al reddito pensionistico complessivo e se nell’operazione venisse incluso il cumulo delle diverse pensioni", spiega. Ma al di là dell’impatto finanziario limitato, spiega ancora Boeri, l’intervento sulle pensioni di privilegio ha un "impatto equitativo importante". E questo perché, aggiunge, "una operazione che riduce le iniquità vale di per sé e rafforza patto generazionale".

Sconti per le cartelle fino a 1000 euro

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Spunta nella discussione sul decreto fiscale, che dovrebbe arrivare lunedì in Consiglio dei ministri, l’ipotesi stralcio per le mini-cartelle. Ad annunciarlo è stato ieri il sottosegretario leghista all’Economia Massimo Bitonci. "Stiamo valutando con il Mef - ha detto ai microfoni di Radio anch’io - una possibile soglia per poter effettuare uno stralcio complessivo di tutte quelle cartelle piccole sotto i 1000 euro o i 5000 euro". Queste cartelle costituiscono il 55% del "magazzino complessivo che sono 850 miliardi", ha spiegato il sottosegretario. "E’ vero che dal punto di vista quantitativo non pesano molto - ha aggiunto - ma interessano quasi 15 milioni di contribuenti". Secondo quanto riferisce oggi ’Il Sole 24 Ore’, la norma allo studio dovrebbe prevedere lo stralcio delle cartelle fino a 1000 euro scontate al 40% della richiesta.

Bitonci ha sottolineato ieri come le misure della pace fiscale su cui il governo sta lavorando non abbiano "niente a che vedere con il condono tombale del 2002". "Si parte dalla dichiarazione integrativa - ha spiegato -, quindi dalla possibilità di far emergere delle somme in maniera del tutto regolare, pagando una flat tax del 15% e dichiarando anche sui 5 anni precedenti. Poi si passa alle liti tributarie pendenti e - ha concluso il sottosegretario - a tutto il tema rottamazione delle cartelle, tenendo conto delle rottamazioni in corso".

La pace fiscale targata 5S-Lega, secondo la bozza circolata dello schema di decreto fiscale collegato alla manovra, prevede, per quanto riguarda la rottamazione-ter, cinque anni per sanare cartelle consegnate alle Entrate nel 2000-2017, possibilità di ricorrere a compensazioni, zero sanzioni e interessi di mora. Un provvedimento che si stima debba avere "un maggior appeal di circa il 70% rispetto a quello registrato per la definizione agevolata" dei governi del Pd, si legge nella relazione tecnica, per la maggiore estensione temporale (5 anni contro 1) e la dilazione dei pagamenti (fino a 6 mesi).

Redazione

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