Scontro Francia-Italia, Parigi richiama ambasciatore

Brasile, nuova condanna per Lula - "Padre Dall’Oglio vivo" -Fmi boccia reddito cittadinanza - Bce: "Tassi invariati almeno fino all’estate"

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Scontro Francia-Italia, Parigi richiama ambasciatore

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"Il governo francese ha deciso di richiamare l’ambasciatore di Francia in Italia", Christian Masset, "per consultazioni, alla luce della situazione senza precedenti". E’ quanto si legge in una nota della portavoce del ministero degli Esteri di Parigi. "La Francia è oggetto da diversi mesi di accuse ripetute, attacchi senza fondamento, dichiarazioni oltraggiose" continua il comunicato con cui si annuncia il richiamo. "Le ultime ingerenze costituiscono una provocazione supplementare e inaccettabile" e "violano il rispetto dovuto alla scelta democratica fatta da un popolo amico ed alleato". Esse "violano il rispetto che deve esistere tra governi democraticamente e liberamente eletti" (LEGGI LA DICHIARAZIONE). Inoltre, "la campagna per le elezioni europee non può giustificare la mancanza di rispetto per ogni popolo o la sua democrazia. Tutti questi atti creano una situazione seria che mette in discussione le intenzioni del governo italiano nei confronti della sua relazione con la Francia" si legge in un passaggio. "Alla luce di questa situazione senza precedenti, il governo francese ha deciso di richiamare l’ambasciatore francese in Italia per le consultazioni - si legge -. La Francia invita l’Italia ad agire per ripristinare il rapporto di amicizia e rispetto reciproco, in linea con la nostra storia e del nostro destino comune".

Masset tornerà in Italia solo una volta che "da parte italiana ci sarà stata un’azione chiara per ripristinare il rapporto di amicizia tra i due Paesi", dicono all’Adnkronos fonti informate, sottolineando come la dichiarazione del Quai d’Orsay di questa mattina sia chiara su questo punto: "La Francia chiede all’Italia di agire per ritrovare il rapporto di amicizia e di rispetto reciproco, all’altezza della nostra Storia e del nostro destino comune". Le fonti precisano poi che da parte francese non è arrivata alcuna richiesta all’Italia prima della decisione di richiamare l’ambasciatore, come per esempio un intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte di presa di distanza dall’incontro di Luigi Di Maio con i gilet gialli. "La verità è che non è la prima volta" che da parte di esponenti del governo italiano sono arrivate parole offensive, l’incontro di due giorni fa "è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso", sottolineano le fonti.

QUIRINALE - Grande preoccupazione suscita nel presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la situazione creatasi nei rapporti con la Francia. Fonti qualificate del Quirinale sottolineano che l’auspicio del capo dello Stato, appena rientrato a Roma dalla visita in Angola, è che si ristabilisca immediatamente un clima di fiducia con i Paesi amici e alleati. Un obiettivo che richiede la considerazione dei reciproci interessi nazionali e il pieno rispetto delle dinamiche istituzionali di ciascun Paese. Mattarella, ribadiscono le stesse fonti, sostiene quindi con forza la necessità di difendere e preservare i consolidati e preziosi rapporti di amicizia e collaborazione con la Francia.

SALVINI - "Non vogliamo litigare con nessuno, non siamo interessati alle polemiche: siamo persone concrete e difendiamo gli interessi degli italiani", ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini aggiungendo: "Disponibilissimi a incontrare il presidente Macron e il governo francese, sederci a un tavolo e affrontare, per quanto riguarda le mie competenze, tre questioni fondamentali. Stop con i respingimenti alle frontiere, risultano essere oltre 60 mila dal 2017 a oggi compresi bambini e donne abbandonate nei boschi; stop con terroristi italiani, una quindicina, condannati ma che fanno la bella vita con residenza in Francia e basta, infine, danneggiare i nostri lavoratori pendolari che sono letteralmente vessati ogni giorno alle frontiere francesi da controlli che durano ore". "Noi siamo pronti e disponibili con spirito costruttivo a voltare pagina per il bene del nostro popolo", ha concluso il leader leghista.

DI MAIO - "Il mio incontro come capo politico del Movimento 5 Stelle, con esponenti dei Gilet Gialli e con alcuni candidati della lista Ric è pienamente legittimo. E rivendico il diritto di dialogare con altre forze politiche che rappresentano il popolo francese", afferma in un lungo post su Facebook il vicepremier e ministro Luigi Di Maio che precisa: "Per me quell’incontro non rappresenta una provocazione nei confronti del governo francese attuale ma un importante incontro con una forza politica con cui condividiamo tante rivendicazioni a partire dall’esigenza della democrazia diretta per dare maggiori poteri ai cittadini". "Il popolo francese è nostro amico e nostro alleato - continua il vicepremier - Il presidente Macron si è più volte scagliato contro il governo italiano per motivi politici in vista delle europee. Questo non ha mai intaccato il sentimento di amicizia che lega i nostri Paesi e mai lo farà". "Il governo italiano - prosegue Di Maio - applica sempre il principio di non ingerenza negli affari interni di un altro Paese e questo vale anche per la Francia. Saranno i francesi a valutare l’operato del loro governo". E comunque "siamo disponibili a incontri al più alto livello con il governo francese", chiarisce Di Maio.

CONTE - "Non ho sentito Macron", ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando i giornalisti a Beirut. "Confido comunque che si possa chiarire subito la situazione" ha aggiunto sottolineando che "ci sono iniziative che riguardano i partiti politici, è il caso dei gilet gialli: Di Maio ha agito come capo politico dei 5 Stelle". "Il rapporto tra Italia a Francia ha radici antiche e non può essere messo in discussione da contingenze", ha sottolineato allora.

MOAVERO - "La difesa e il confronto sui rispettivi interessi e punti di vista, nonché il dibattito politico per le prossime elezioni per il Parlamento Europeo, non possono incidere e non incideranno sulle solide relazioni che ci uniscono da decenni", ha affermato il ministro degli Esteri Enzo Moavero, parlando da Montevideo. "Al rientro a Roma del presidente del Consiglio dalla missione all’estero - sottolinea ancora Moavero in una nota - sono certo che verrà esaminata, con la massima attenzione, la decisione del Governo francese di richiamare a Parigi per consultazioni l’ambasciatore Christian Masset. Francia e Italia sono nazioni alleate e profonda è l’amicizia fra i due popoli".

Brasile, nuova condanna per Lula

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L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva è stato condannato a dodici anni e undici mesi di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro in un altro caso relativo all’inchiesta ’Lava Jato’. Le somme illecite erano relative alla ristrutturazione di una proprietà ad Atibaia, nello Stato di San Paolo. Secondo il quotidiano brasiliano ’Folha’, la sentenza emessa dal giudice Gabriela Hardt non è definitiva, quindi la difesa dell’ex capo di Stato potrebbe fare appello, come ha fatto in altre occasioni.

Lula, che ha presieduto la più grande potenza dell’America Latina dal 2003 al 2010, sta già scontando 12 anni e un mese di carcere a Curitiba per corruzione e riciclaggio di denaro sporco. Condanna che gli ha impedito di candidarsi alle ultime elezioni presidenziali in Brasile, vinte da Jair Bolsonaro.

"Padre Dall’Oglio vivo"

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Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rapito il 29 luglio del 2013 mentre si trovava a Raqqa, in Siria, sarebbe vivo. E’ quanto scrive il quotidiano britannico ’Times’, citando fonti curde di alto livello, secondo le quali i miliziani del sedicente Stato islamico (Is) starebbero cercando un accordo con le forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti che li circondano, chiedendo una via di fuga sicura in cambio della liberazione di alcuni ostaggi che sostengono di avere nelle loro mani.

Tra questi - precisa il quotidiano - figurano "il giornalista britannico" John Cantlie, "un prete italiano, Paolo Dall’Oglio, 64 anni, e un’infermiera della Croce Rossa dalla Nuova Zelanda". I tre, ricorda il ’Times’, furono sequestrati separatamente nei giorni dell’ascesa in Siria del gruppo terrorista.

Due giorni fa il sottosegretario britannico all’Interno, Ben Wallace, in un briefing alla stampa, ha dichiarato che Cantlie, catturato dallo Stato Islamico oltre sei anni fa, è ancora vivo. Il giornalista è noto per essere comparso in una serie di video propagandistici dell’Is, ma non se ne hanno notizie dalla sua ultima apparizione nel 2016. Nell’ultimo video veniva mostrato a Mosul, nel nord dell’Iraq.

Uno spiraglio "importante anche se non c’è ancora nulla di confermato" dice all’AdnKronos Francesca Dall’Oglio, sorella del sacerdote in riferimento all’indiscrezione riferita dal ’Times’, accolta dai famigliari del sacerdote con cauta speranza. "Ho sempre continuato a sperare che Paolo fosse vivo. Speriamo davvero che sia vivo anche se a tutt’ora non c’è nulla di confermato dall’Unità di crisi" della Farnesina.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha smentito la notizia secondo la quale sarebbe in corso una trattativa per la liberazione di Padre dall’Oglio e del giornalista britannico John Cantlie in cambio di un salvacondotto verso una zona sicura per i restanti miliziani del sedicente Stato Islamico (Is) e i loro familiari presenti nella zona a est del fiume Eufrate in Siria. L’Osservatorio cita fonti delle Forze democratiche siriane (Fds), l’Alleanza curdo araba sostenuta dalla coalizione militare internazionale a guida Usa nell’ottica della lotta all’Is. Sul sito ufficiale dell’Osservatorio, comunque, gli attivisti non fanno riferimento alle condizioni attuali di dall’Oglio. Gli attivisti ricordano che nel 2015 avevano ottenuto informazioni da un ex componente dell’Is, che aveva sostenuto di aver visto con i suoi occhi il gesuita italiano in un carcere controllato dal battaglione uzbeko del gruppo jihadista a ovest della città di al-Tabqah nella periferia di Raqqa.

"Spero che sia vivo e che stia bene ma è davvero difficile credere a questa notizia", afferma ad Aki-Adnkronos International l’attivista Hussam Eesa, fondatore del gruppo ’Raqqa viene massacrata silenziosamente’, il quale, precisando di trovarsi in Europa e di essere in contatto con "il team che è ancora" in Siria, dichiara di non aver avuto di recente notizie su Padre Dall’Oglio, ma è scettico riguardo le sorti del gesuita perché gli spazi di operatività dell’Is in Siria sono ormai ridottissimi. "Non c’è spazio per le famiglie (dei miliziani, ndr) dell’Is, come possono allora avere degli ostaggi?", spiega il fondatore del gruppo nato per denunciare i crimini del sedicente Stato islamico (Is) in quella che era la ’capitale’ del gruppo nella Siria settentrionale. Secondo Eesa, ora il gruppo jihadista controlla solo "una piccola area".

GLI ALTRI ITALIANI - Oltre a padre Dall’Oglio, ci sono almeno altri tre italiani di cui non si hanno più notizie: Luca Tacchetto, Silvia Romano e padre Pier Luigi Maccalli. Il primo, 30enne di Vigonza, risulta scomparso in Burkina Faso dal 15 dicembre insieme con l’amica canadese Edith Blais. Partiti il 20 novembre per un viaggio nel Paese dell’Africa occidentale, i due erano arrivati a Bobo-Dioulasso, la seconda più grande città del Burkina Faso, con un’auto, una Megan Scenic con targa italiana, per poi dirigersi verso la capitale Ouagadougou. Canada e Italia ritengono che i due siano stati rapiti.

Al 20 novembre risale invece la scomparsa in Kenya della cooperante Silvia Romano, rapita da un commando armato nel villaggio di Chakama, a circa 70 km da Malindi. La ragazza era arrivata in Africa con un progetto dell’associazione onlus Africa Milele, che opera nel Paese africano su progetti di sostegno all’infanzia.

Dal 17 settembre non si hanno invece più notizie di padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane (Sma). Il missionario 57enne originario di Cremona è stato rapito in Niger presumibilmente da jihadisti di etnia fulani, mentre si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. A dicembre, fonti non verificate hanno fatto sapere alla Sma che il religioso è ancora vivo, ma vi è nessuna notizia certa sul luogo in cui è tenuto prigioniero né sui passi intrapresi per liberarlo.

Fmi boccia reddito cittadinanza

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Dura critica del Fondo Monetario Internazionale alle misure del governo italiano. L’Fmi invita l’esecutivo a "valutare la transizione dal Rei al reddito di cittadinanza" tenuto conto che "vista la forte evasione fiscale e le dimensioni dell’economia sommersa, sarà necessaria una grande attenzione per garantire" la corretta destinazione degli incentivi. Nel documento si ricorda come al Reddito sia destinata una quota pari allo 0,5% del Pil, ma si segnala anche i pericoli, legati a un elevato livello di partecipazione, ma anche al fatto che alcuni beneficiari potrebbero cercare di combinare i benefici con il lavoro in nero. Senza contare che un forte impatto sul reddito "con benefici generosi, potrebbe anche spingere i lavoratori a basso reddito a smettere di cercare un’occupazione" con una ricaduta "nella trappola della povertà". Con una dotazione di 2 miliardi l’anno (lo 0,1% del Pil italiano), scrive il Fondo, "i finanziamenti al Reddito di inclusione erano inadeguati". Al contrario "i 780 euro del reddito di cittadinanza sono generosi" visto che un livello mensile di benefici "che risponda alle esigenze minime senza causare dipendenza da welfare" si attesterebbe fra i 325 e 568 euro.

DI MAIO ATTACCA - Durissima la replica del vicepremier Luigi Di Maio, affidata all’Adnkronos, che sulle critiche del Fmi risponde: "Hanno affamato i popoli per decenni, ora ripristiniamo un po’ di giustizia sociale. Non hanno la credibilità per criticare il reddito di cittadinanza". "Abbiamo già smentito tante voci in soli 7 mesi e nel corso del 2019 smentiremo anche l’Fmi - scrive poi il vicepremier in un post su Facebook -. Chi ha affamato popoli per decenni, appoggiando politiche di austerità che non hanno ridotto il debito, ma hanno solo accentuato divari, non ha la credibilità per criticare una misura come il Reddito di cittadinanza, un progetto economico espansivo di equità sociale e un incentivo al lavoro".

TRIA: DEBITO SOSTENIBILE - "Apprezziamo l’equilibrio delle valutazioni" del Fondo monetario internazionale "sulla crescita economica del paese. Non condividiamo invece altri giudizi": "il nostro debito è pienamente sostenibile e si finanzia comodamente sui mercati" e "non c’è motivo per creare allarmismi" dice il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, commentando il rapporto dell’Fmi sull’Italia. Il rapporto, in particolare, sottolinea Tria, "sottovaluta la necessità di sostenere la crescita in Italia e in Europa e il ruolo delle politiche adottate dal Governo a questo fine". Il debito, aggiunge, "è un onere pesante per l’Italia, che però lo sostiene e lo ha sostenuto negli ultimi trent’anni, tra l’altro con un avanzo primario ininterrotto negli ultimi due decenni". Detto questo, sottolinea il ministro, "costituisce certamente un freno per la crescita italiana distogliendo risorse per usi più produttivi come per esempio gli investimenti. Ed è per questo motivo che il governo è impegnato a ridurlo. Non c’è motivo per creare allarmismi. Son sicuro che, come è evidente dal summing up della discussione al consiglio di amministrazione del Fondo, che ne esprime la posizione ufficiale, ci sia apprezzamento per gli sforzi governativi e nessuna intenzione di destabilizzare i mercati".

QUOTA 100 - Le modifiche al sistema previdenziale, come l’introduzione di Quota 100, sottolinea l’Fmi, "aumenteranno ulteriormente la spesa pensionistica, imporranno un onere ancora maggiore sulle generazioni più giovani, lasceranno meno spazio alle politiche di crescita pro-crescita e porteranno a tassi di occupazione più bassi tra i lavoratori più anziani". "Sulla base delle esperienze in altri Paesi", aggiunge il Fondo, "è improbabile che l’ondata prevista di pensionamenti possa creare altrettanti posti di lavoro per i giovani". "Anche a politiche invariate - continua l’Fmi - l’Italia dovrà far fronte a pressioni pensionistiche significative nei prossimi 2-3 anni, che metterà a dura prova i conti pubblici". Di qui "l’urgenza di razionalizzare gli eccessi all’interno del sistema" previdenziale, "ad esempio, collegando strettamente le prestazioni ai loro contributi, mantenendo l’indicizzazione dell’età pensionabile all’aspettativa di vita e adeguando i parametri pensionistici" alle disponibilità.

PERICOLO RECESSIONE - La crescita dell’Italia, scrive l’FMI, "dovrebbe rallentare ulteriormente e il rischio di recessione è aumentato" con "significativi rischi al ribasso", elencando le minacce che gravano sulle prospettive economiche, dal rallentamento dell’Eurozona alle tensioni sul commercio, dalla fine dello stimolo della Bce all’aumento dello spread. Per il Fondo, le misure decise con la Legge di Bilancio 2019 potrebbero "temporaneamente stimolare la crescita" purché gli interventi vengano "indirizzati su attività ad alto potenziale, come l’erogazione di prestazioni sociali alle famiglie con problemi di liquidità e la rapida esecuzione di progetti di investimento pubblico di qualità". "Tuttavia - ammonisce l’Fmi - il forte aumento degli spread sovrani potrebbe limitare gli eventuali benefici" a breve termine e "se dovesse persistere, rischierebbe di indebolire ulteriormente la crescita a medio termine". La possibilità di "materializzazione dei rischi", scrive l’Fmi, "dipende in gran parte dalle scelte politiche" del governo italiano. Ma è importante "anche la percezione delle possibili azioni da parte dei suoi partner europei e della BCE sulle esigenze di finanziamento delle banche, sebbene queste non riguardino il fabbisogno" di finanziare il debito pubblico.

CONTI PUBBLICI - Il Fondo Monetario Internazionale conferma, poi, la stima di crescita dello 0,6% per il Pil dell’Italia nel 2019. Nel rapporto annuale sul nostro Paese si ripropone la previsione già fatta due settimane fa in occasione della revisione del World Economic Outlook, evidenziando come nel 2018 la crescita dell’Italia ha rallentato dopo il +1,7% dell’anno precedente, "il tasso più elevato da quasi un decennio". Per i conti pubblici l’Fmi prevede un deficit quest’anno al 2,1%, in salita al 2,9% nel 2020 e al 3,0% l’anno successivo: un andamento legato anche al continuo calo del surplus primario, che dall’1,6% del 2018 dovrebbe toccare quest’anno l’1,4% per poi dimezzarsi allo 0,7% nel biennio 2020-21.

MANCANO RIFORME STRUTTURALI - Il Fondo Monetario Internazionale "accoglie con favore l’attenzione delle autorità nel sostenere la crescita e migliorare lo scenario sociale, oltre alla recente rimodulazione del bilancio 2019" e alla volontà "di porre l’elevato debito pubblico su un percorso di riduzione". Tuttavia, si legge nel rapporto annuale dell’Fmi sul nostro Paese "la strategia delle autorità non include le riforme necessarie per affrontare gli ostacoli strutturali di lunga data alla crescita e, di conseguenza, i rischi che rendono vulnerabile l’economia" italiana. Di qui l’invito a "dare la priorità all’attuazione di un pacchetto globale di riforme strutturali, a un consolidamento fiscale solidale e inclusivo e a rafforzare ulteriormente i bilanci bancari".

BANCHE - Da aprile scorso il sistema finanziario italiano "ha acquistato titoli governativi per 45 miliardi di euro, rafforzando il legame fra banche e debito sovrano". "L’aumento dello spread ha influito negativamente sui coefficienti di solvibilità delle banche e delle compagnie di assicurazione". L’Fmi segnala, inoltre, come "i costi di finanziamento delle banche sono aumentati notevolmente e l’accesso ai mercati obbligazionari è stato limitato". E se questa situazione dovesse continuare, spiegano i tecnici di Washington, "le banche sarebbero probabilmente costrette a ridurre la leva finanziaria". Il Fondo riconosce che "la posizione di liquidità complessiva delle banche sembra adeguata al momento" grazie ai circa 240 miliardi di euro di liquidità erogata dalla Bce con le TLTRO che scadranno nel 2020-21. Per l’Fmi, comunque, "il trasferimento ai tassi di prestito del settore privato è stato relativamente contenuto finora" con un "credito al settore privato che ha continuato a crescere modestamente, anche nel 2018 e - per quanto riguarda le imprese - solo per le più solide, mentre si è ridotto per le più deboli.

POSSIBILE CONTAGIO GLOBALE - Se le pressioni sull’Italia dovessero accentuarsi potrebbero esserci "ricadute globali e significative" attraverso "una maggiore avversione al rischio a livello mondiale e il riprezzamento delle attività più a rischio". Anche se, riconosce nel rapporto annuale, finora il contagio "è stato contenuto". Ma un’accentuazione dei problemi dell’Italia "potrebbe spingere i mercati globali in un territorio inesplorato". Un evento scatenante, si sottolinea, potrebbe essere un eventuale "downgrade senza precedenti a livello ’spazzatura’ " dei titoli di un emittente sovrano molto grande, come appunto il nostro paese. Il Fondo segnala come, dal momento che il debito italiano è detenuto da molte istituzioni a livello globale "potrebbe verificarsi un’inversione ampia dei flussi di portafoglio, anche sui mercati emergenti e l’impatto potrebbe essere ampio all’interno dell’area dell’euro". infatti, si ricorda, "le banche francesi, spagnole, portoghesi e belghe hanno esposizioni considerevoli in Italia mentre le filiali di banche italiane sono di importanza sistemica in alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale come la Croazia e la Serbia".

Bce: "Tassi invariati almeno fino all’estate"

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Tassi invariati almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. E’ l’indicazione contenuta nel Bollettino diffuso dalla Bce. Gli esiti dell’analisi economica e le indicazioni derivanti dall’analisi monetaria hanno confermato, spiega la banca centrale europea, che è ancora necessario un ampio grado di accomodamento monetario affinché l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine.
E’ sulla base di questa valutazione che il consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della Bce e conferma di essere "pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui a dirigersi stabilmente verso il livello definito nel proprio obiettivo".

Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo ha ribadito che l’Eurosistema continuerà a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivo alla data in cui il Consiglio direttivo inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce, e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Redazione

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