Spagna, il fenomeno dei Narcopisos

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Provate a immaginare un’inesauribile crisi immobiliare. Provate a immaginare centinaia di migliaia di persone che non riescono a pagare i mutui, le banche che si riprendono le case, il valore degli immobili che cala vertiginosamente. Cosa accadrebbe in una situazione del genere? Ovviamente, nel giro di poco tempo i numerosi appartamenti finirebbero abbandonati e incustoditi, ma soprattutto si creerebbe un effetto domino senza precedenti.

Com’è risaputo, il Paese europeo ad aver risentito maggiormente nell’ultimo decennio della crisi del mondo dell’edilizia è indubbiamente la Spagna. Perfino oggi che le difficoltà finanziare del Paese iberico sembrano alle spalle, il mercato immobiliare fatica a decollare ed è anzi divenuto, per l’economia nazionale spagnola, un autentico tallone d’Achille.

Non è dunque difficile immaginare che al momento, nelle grandi città di Spagna, è possibile registrare una presenza inimmaginabile fino a pochi anni fa di immobili rimasti sfitti e abbandonati. Ebbene, la maggior parte di questi appartamenti vengono utilizzati per una ragione tanto curiosa quanto grottesca: lo spaccio di droga. Già, perché gente avida e al contempo astuta come gli spacciatori spagnoli (molti dei quali di origini italiane) non avrebbero certo potuto lasciarsi sfuggire la ghiotta opportunità di utilizzare degli appartamenti vuoti per il proprio scellerato mestiere. In breve tempo, le case di Madrid e di Barcellona sono state invase da piccoli delinquenti e da pusher di ogni genere.

Non è difficile riconoscere un appartamento occupato: quasi sempre la porta è stata sfondata e le finestre distrutte e sostituite con dei cartoni. Quasi sempre, è possibile trovare a ridosso dell’appartamento e lungo le scale della palazzina mozziconi di sigarette, vomito, siringhe, bottiglie di birra vuote e perfino preservativi; sintomo del fatto che tali appartamenti non vengono adibiti al solo traffico di droga, ma hanno nella concezione dei criminali un’utilità ben più eterogenea. È possibile riconoscere questi appartamenti occupati, ancora, dal silenzio mattiniero e dal baccano notturno, spesso accompagnato da risse o da litigi furibondi, ma soprattutto, cosa questa ben più particolare, è possibile riconoscerli dal forte odore di gas, utilizzato dagli spacciatori per tenersi al caldo durante le serate d’inverno in assenza, ovviamente, di un regolare sistema di riscaldamento. Inutile dire quanto sia forte il rischio che una tale concentrazione di gas possa provocare incidenti che, inevitabilmente, rischierebbero di coinvolgere anche l’innocente vicinato.

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I “narcopisos” - questo il nome coniato per etichettare i protagonisti di tale fenomeno - hanno inevitabilmente dato il via com’è inevitabile a una serie di dibatti all’interno dell’opinione pubblica spagnola. Vi sono i complottisti, secondo i quali il commercio di droga è in realtà controllato da potenti uomini in giacca e cravatta, i quali avrebbero creato la crisi immobiliare nazionale appositamente per concedere ai loro spacciatori un rifugio sicuro, rafforzando così il proprio business.

cms_9153/3v.jpgVi è chi, come il sindaco di Barcellona Ada Colau, teme che tale piaga possa costarle caro in termini elettorali, ed ha dunque tentato di risolvere il problema provando a convincere i proprietari immobiliari a vendere i propri appartamenti ad acquirenti seri ed affidabili. Piccolo dettaglio: dal momento che il mercato è in crisi, i prezzi degli immobili sono ai minimi storici ed è dunque poco conveniente vendere in questo momento; né certamente è facile trovare qualcuno disposto a comprare una casa devastata e vandalizzata dagli spacciatori. Il sindaco, in vista anche delle elezioni comunali del 2019, ha dunque provato ad approcciare il problema in maniera più concreta, assumendo nuovi poliziotti e facendo installare diverse telecamere nelle zone incriminate.

Sempre a Barcellona, il senso civico della popolazione ha permesso la nascita di due iniziative particolarmente utili e intelligenti. La prima consiste nella redazione di un autentico protocollo per gestire i narcopisos, al primo punto del quale v’è scritto di non fronteggiare mai da soli uno spacciatore, ma di tentare piuttosto di chiamare la polizia, magari, quand’è possibile, dopo aver raccolto prove tangibili della presenza dei delinquenti. La seconda iniziativa riguarda invece la creazione da parte del movimento “Accio Raval” di una mappa in grado di rappresentare accuratamente la presenza di appartamenti occupati. Il risultato rileva che il fenomeno sembra essere cresciuto a dismisura…

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Proprio l’ubicazione di queste case rappresenta uno degli elementi più sorprendenti della storia. In passato, infatti, le abitazioni occupate si trovavano quasi sempre in zone di periferia, o perlomeno all’interno dei cosiddetti quartieri popolari. Viceversa, le ultime statistiche hanno rivelato che attualmente i narcopisos stanno operando soprattutto nelle zone centrali e maggiormente ricche delle città. Ad Azca, il quartiere finanziario di Madrid, a due passi dal Metropol Parasol di Siviglia, o ancora, a pochi isolati dalle Ramblas di Barcellona, affollate peraltro da una serie di turisti che, potenzialmente, potrebbero ravvisare nella droga un modo sicuro e rapido per “vivacizzare” le proprie vacanze. Le ragioni di questa centralizzazione della compravendita di sostanze stupefacenti dev’essere ricercata nel fatto che negli ultimi anni le forze dell’ordine spagnole hanno pattugliato con grande attenzione i quartieri poveri delle proprie rispettive città, rendendo di conseguenza per gli spacciatori più facile svolgere il proprio lavoro nelle zone centrali e benestanti, per quanto ciò possa apparire paradossale.

Eppure, ciò che preoccupa maggiormente nell’ambito di questa vicenda non è il danno edilizio, ma il fatto che attraverso questi nuovi stratagemmi la droga in Spagna sta nuovamente prendendo piede. Tutti ricordano quella che è stata l’inattesa diffusione dell’eroina negli anni ‘80, anzi, si direbbe che in pochi in Spagna non hanno perso almeno un familiare o un amico a causa di questa tremenda droga. Ebbene, oggi la “moda dell’eroina” sembra essere tornata in auge a detta delle statistiche dell’European Drug reporter. Ma c’è di più: nel 2017, per il terzo anno consecutivo, la vendita di oppiacei ha subito un forte incremento dopo svariati anni consecutivi di decrescita.

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Dati preoccupanti, ovviamente. Quali sono le soluzioni più efficaci per contrastare questo fenomeno? Come si può fare in modo che i narcopisos vengano sradicati definitivamente dalle città spagnole? La risposta più semplice e banale sarebbe quella di sfrattare semplicemente gli spacciatori dalle proprie case. Eppure, non sempre tale soluzione risulta possibile. Spesso, infatti, prima di procedere a tale operazione, bisogna affrontare un lungo ed incerto processo, scontrandosi con leggi che nella maggior parte dei casi non sono favorevoli ai proprietari immobiliari. Anche in caso di vittoria in tribunale, probabilmente bisognerà andare incontro alle difficoltà nel far applicare la sentenza, fra le resistenze che i pusher oppongono alle forze dell’ordine e le più che probabili ripercussioni dei criminali. In altre parole, occorre trovare una risposta diversa, una risposta più complessa ma al contempo più efficace, basata su una lotta senza quartiere contro la povertà, il degrado e, più in generale, contro le dipendenze dalle droghe. Una lotta che, inutile dirlo, dovrà passare non solo dai cittadini ma anche e soprattutto delle istituzioni. Siamo tutti lieti, infatti, che le autorità politiche si stiano oggi attivando contro i narcopisos, ma dov’erano queste stesse autorità quando il crimine dilagava nelle periferie? Perché si sono attivate solo ora che il fenomeno inizia a coinvolgere le zone borghesi delle città spagnole? Quello che bisogna sottolineare, è che i cittadini residenti in periferia non possono in alcun modo essere considerati figli di un Dio minore; anzi, se esiste una speranza per contrastare in maniera efficiente la criminalità, essa risiede proprio nel recupero delle zone più degradate e disagiate delle città spagnole.

Gianmatteo Ercolino

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