Spazio: lanciato in orbita Cheops

Il super telescopio in cerca di pianeti abitabili

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C’è un sogno che popola le notti di molti uomini che da oggi potrebbe trasformarsi in realtà.

È partito alle 9.54, ora italiana del 18 dicembre 2019 il primo satellite che ha, tra gli altri, anche il compito di ricercare tracce di vita in pianeti alieni.

Il telescopio di Cheops, progettato dai ricercatori dell’Inaf di Padova e Catania e realizzato, grazie al supporto dell’Asi, da Leonardo, Media Lario e Thales Alenia Space Italia - è basato su di un riflettore molto compatto ed ottimizzato per misure fotometriche ad altissima precisione.

I segnali acquisiti dalla stazione di terra del Fucino confermano che il satellite ha dopo poche ore dal suo lancio, raggiunto la sua orbita polare eliosincrona a circa 620 chilometri di quota.

L’ambizioso progetto coinvolge 11 Paesi tra cui Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Subito dopo i controlli, il Cosmo-Skymed Sg di seconda generazione (Csg), dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e del ministero della Difesa, diventerà il quinto satellite operativo della costellazione, il cui primo lancio è avvenuto nel giugno del 2007" fa sapere l’Asi.

"La nuova generazione dei satelliti Cosmo-Skymed permette al nostro Paese di confermare - sottolinea il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia - un’eccellenza tecnologica italiana, riconosciuta a livello mondiale. La nuova generazione rafforzerà la leadership del nostro Paese nel settore dell’osservazione della Terra da satellite e dei suoi servizi ed applicazioni, quale efficace strumento di crescita economica e benessere sociale".

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I satelliti Cosmo-Skymed di seconda generazione "rappresentano lo stato dell’arte nel settore dei radar ad apertura sintetica, in grado di garantire alte prestazioni ed affidabilità uniche nel panorama internazionale. Il nuovo sistema di controllo d’assetto, la possibilità di acquisire i dati in quadrupla polarizzazione, il raddoppio dei moduli di trasmissione e ricezione, sono solo alcuni esempi delle innovazioni introdotte dalla nuova generazione, sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista delle modalità operative. Tali innovazioni permetteranno una maggiore capacità operativa e nuovi e più efficaci servizi ed applicazioni a favore di una vasta utenza istituzionale e commerciale”.

L’Asi fa inoltre sapere che al primo Cosmo-Skymed di seconda generazione si affiancherà tra circa un anno il secondo satellite, che sarà lanciato con il vettore europeo, a leadership italiana, Vega C".

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Non nasconde il proprio orgoglio il presidente dell’ASI, Giorgio Saccoccia che dichiara all’ANSA:

"Adesso avere il primo satellite della seconda generazione significa proseguire in questa capacità che ci contraddistingue. Le sue prestazioni sono superiori rispetto a quelle dei satelliti della prima generazione: la risoluzione delle immagini radar - ha osservato - è maggiore, la trasmissione dei dati avviene più velocemente e in una forma che favorisce moltissimo la capacità di utilizzo: in generale l’intera missione è molto più flessibile".

Come la prima, anche la seconda generazione di Cosmo SkyMed prevede quattro satelliti, destinati progressivamente a sostituire quelli che giungeranno al termine della loro vita operativa. Poiché tutti i satelliti della prima generazione sono ancora attivi, attualmente la costellazione ne comprenderà cinque, non appena il satellite lanciato oggi avrà completato la fase di test in orbita.

Il lancio del secondo satellite della nuova generazione è previsto a fine 2020, mentre si sta provvedendo all’avvio dei contratti per il terzo e quarto satellite.

Si è arricchita così la costellazione Cosmo SkyMed, che da oltre dieci anni contribuisce in modo importante e a livello internazionale alla gestione delle emergenze, per il monitoraggio ambientale e per la sicurezza nazionale.

"Con l’avvio della seconda generazione l’Agenzia Spaziale Italiana ed il Ministero della Difesa - rilevano le due istituzioni in una nota - confermano per il futuro il loro impegno a garantire alla comunità nazionale la continuità dei servizi già disponibili, oltre ad introdurne di nuovi, per la gestione del territorio e la prevenzione dei disastri, per la sicurezza nazionale, per la protezione dell’ambiente e del patrimonio archeologico, per la gestione delle infrastrutture, ed in generale per la cura del nostro pianeta".

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Batte dunque un cuore italiano nel cacciatore di mondi alieni lanciato dall’Esa, Cheops (CHaracterising ExOPlanets Satellite) e al quale l’Italia offre un contributo scientifico importante con Università di Padova e Inaf.

"Obiettivo della missione è osservare, fra gli esopianeti finora noti, quelli che hanno caratteristiche tali da poter ospitare la vita", ha detto il presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia. Cheops - ha proseguito - osserverà le stelle attorno alle quali sono già stati scoperti degli esopianeti e farà una ricerca più dettagliata per stabilire se hanno la capacità di sostenere la vita".

Gli indizi, ha detto ancora il presidente dell’Asi, arriveranno dalle "variazioni nella luminosità della stella provocate dal transito del pianeta: questo permetterà di stabilire massa e volume del pianeta, insieme alla maggiore o minore densità gassosa". Il telescopio che è a bordo, dal diametro di più di 30 centimetri, "è uno dei contributi italiani alla missione".

I dati scientifici di Cheops, ha concluso, saranno analizzati anche in Italia, presso lo Space Science Data Center (Ssdc) dell’Asi.

In conclusione, speriamo dunque di ricevere al più presto segnali di vita da altri pianeti, che siano in grado di dimostrare che esiste qualcos’altro, al di là dei confini limitati dai sensi umani.

Gianmatteo Ercolino

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