Taranto, insegnante aggredito dal padre di un alunno sospeso International Web Post - International Web Post

Taranto, insegnante aggredito dal padre di un alunno sospeso

insegnante_aggredito_dal_padre_di_un_alunno_sospeso.jpg

La notizia non è certo originale... quotidianamente avvengono episodi similari, che vedono coinvolti genitori che picchiano i docenti dei propri figli.

Questa volta è accaduto a Taranto, precisamente all’I.C. Galileo Galilei, ubicato nel quartiere Tamburi, già tristemente noto per gli effetti devastanti dell’Ilva. Un quartiere difficile, in cui spesso le classi sono ingestibili ed i docenti sono come in trincea.

cms_9285/2.jpgLottano per educare i propri alunni, qualche volta ci riescono, altre volte sono costretti a mettere in atto soluzioni drastiche, la sospensione ad esempio. È questo il caso dell’episodio in oggetto: il padre del ragazzo sospeso, tuttavia, non accettando la decisione dell’insegnante e dei suoi colleghi, ha voluto un “colloquio chiarificatore” col docente, trasformatosi ben presto in una vera e propria aggressione prima verbale e poi fisica. Lo ha immobilizzato con uno schiaffo che gli ha fatto sbattere il capo contro il muro, poi lo ha afferrato per la gola riempiendolo di pugni. Grazie al tempestivo intervento dei colleghi e dei collaboratori si è evitato il peggio.

Resta tuttavia il problema in tutta la sua gravità e, per poterlo risolvere, occorrerebbe agire all’origine di questi ingiustificati atteggiamenti di inaudita violenza. Bullo è il ragazzino gradasso e prepotente che prende il sopravvento sul compagno di scuola e sul professore, bulli sono i genitori che aggrediscono coloro i quali, come del resto anche loro, hanno il compito di formare, educare ed istruire i propri figli.

Bulli e prepotenti.

cms_9285/3.jpg

Non accettano la frustrazione e neanche il fallimento, figurarsi la punizione, benché questa sia spesso giusta e talvolta sotto dimensionata.Il docente è esautorato e denigrato, il suo ruolo sminuito, ridotto ad uno sterile burocrate il cui unico compito è quello di produrre voti e giudizi, auspicabilmente positivi poiché, in caso contrario, dovranno vedersela con genitori e alunni…

Questi ultimi andrebbero educati - dalla famiglia in primis e dalla scuola poi - al rispetto dei ruoli intesi non in senso rigido, dal momento che l’apprendimento non è mai univoco e ci sarà sempre, a prescindere dalla posizione ricoperta, l’opportunità per imparare qualcosa.

Quello che manca è la capacità di incontrare l’altro, di ascoltarlo oltre che di ammettere i propri errori e riconoscere i meriti altrui.

Il ceffone che molti della mia generazione hanno ricevuto in sede di colloquio, quando i genitori venivano messi al corrente dai docenti di un comportamento sbagliato o di un mancato profitto scolastico, è stato di certo un “rimedio” non proprio consono alle moderne guide di scienze dell’educazione (oggi verrebbe definito “eccesso di mezzi di correzione”), tuttavia ora assistiamo ad un preoccupante rovesciamento dei ruoli e del comportamento dei singoli attori.

Per non parlare poi della preoccupante cassa di risonanza determinata dalla rete e dai sempre più deleteri gruppi Whatsapp di genitori ed alunni, argomento questo che sarebbe opportuno trattare in un ulteriore ed ampio approfondimento.

cms_9285/4.jpg

Morale della favola, se vi fosse più collaborazione tra scuola e famiglia, se l’alunno venisse inteso, non già come un sacco da riempire di sterili nozioni, ma come una Persona fa formare nella sua globalità (in grado quindi di sviluppare auto-critica e di accettare le frustrazioni, inevitabili nel corso della vita), potremmo parlare della scuola come “Maestra di vita”. Solo grazie al lavoro incessante delle più importanti figure di riferimento in ambito educativo, i genitori, potrà essere restituita all’insegnante quell’autorevolezza che oggi sembra aver smarrito.

Non per fargli un favore, ma per il bene dei nostri figli.

Lucia D’Amore

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su