Tiangong 1 procede inesorabile nel suo lento avvicinamento alla Terra

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Per il fine settimana di Pasqua, non saranno solo le previsioni meteorologiche a doverci preoccupare: oltre che dai rovesci di pioggia, dovremo infatti proteggerci anche da ipotetici “rovesci spaziali”. Tiangong 1 è la prima stazione spaziale cinese, lanciata nel 2011, con scopi di ricerca scientifica, dal centro di Jiuquan. Il suo ritorno sarebbe dovuto avvenire nell’Oceano Pacifico ma, da due anni, è fuori controllo. Nel marzo del 2016 ha iniziato una lenta e progressiva discesa incontrollata sulla Terra. L’insuccesso del “palazzo celeste” - questa la traduzione letterale del nome Tiangong - porterà la stazione spaziale a disintegrarsi con il suo carico di otto tonnellate, e qualche detrito cadrà inevitabilmente sulla superficie terrestre. I frammenti potrebbero precipitare nella fascia +44° nord -44° sud di latitudine, pertanto, al momento, solo un terzo del pianeta è del tutto al sicuro. La parte d’Italia che potrebbe essere interessata dall’eventuale caduta di detriti è la fascia centro-meridionale, che parte dall’Emilia Romagna e si estende a tutto il sud. L’ampia area del raggio di impatto sarà costituita prevalentemente da oceani e deserti, ma potrebbe veder coinvolti anche gli Stati Uniti, il Brasile, l’India e la Cina, oltre che l’Italia.

Il rientro, previsto tra il 28 marzo ed il 4 aprile, genera un periodo di finestra soggetto a continui aggiornamenti, forse per sabato o forse per Pasqua, quando Tiangong arriverà a 120 chilometri di altezza e toccherà l’atmosfera. Da quel preciso istante, ci vorranno 40 minuti appena per disintegrare le otto tonnellate della stazione spaziale cinese.

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Ma quanti sono i rottami spaziali che gravitano sulla nostra testa? Quali rischi corriamo?

Dall’inizio dell’era spaziale, 60 anni fa, sono stati lanciati più di cinquemila razzi che hanno messo in orbita oltre 7500 satelliti, di cui solo 1200 sono ancora funzionanti: gli altri sono rottami che si urtano e producono altra spazzatura spaziale. In tutto, orbitano sopra le nostre teste 7500 tonnellate, e la caduta di oggetti, anche grandi, rientra in un normale quadro di possibilità. Finora ci è andata bene!

Già nella notte di sabato scorso, un pezzo della navicella russa Soyuz, che ha appena portato il nuovo equipaggio sulla stazione spaziale, è “rientrato” in Italia, tra Lucca e Napoli. Il 10 marzo, uno stadio del lanciatore cinese Lunga Marcia 3B è invece rientrato sul Paraguay, e un serbatoio è stato recuperato vicino al confine con il Brasile. Ma la missione avrebbe potuto condurre a conseguenze molto più serie. Il primo stadio del razzo, difatti, è precipitato su una zona popolata ad alta presenza di edifici residenziali: il materiale è caduto nel distretto di Tianlin. Immediatamente evacuata la zona dell’impatto che, fortunatamente, non ha registrato conseguenze per la popolazione civile.

Il problema dei rifiuti spaziali sta avendo sempre più risonanza nelle agende delle agenzie spaziali di tutto il mondo, che stanno attuando nuovi programmi per salvaguardare l’ambiente terrestre e orbitale.

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L’Agenzia Spaziale Italiana, che coordina le operazioni insieme alla protezione civile, fa sapere che il rientro dei detriti della stazione spaziale cinese non è del tutto incontrollato in quanto le agenzie spaziali di tutto il mondo ne stanno seguendo le evoluzioni. Il compito dell’ASI è quello di monitorare, attraverso radar e telescopi, il decadimento della stazione, e per far questo ha coinvolto il proprio Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” di Matera, l’Amministrazione della Difesa, Inaf e, come da sempre, il Cnr/Isti, l’unità di ricerca di Pisa. Diversi sensori di osservazione terrestri stanno seguendo la stazione nel suo percorso orbitale, per registrare la sua posizione ed il tasso di decadimento: radar, sensori ottici e sistemi di tracciamento laser. Secondo Claudio Portelli, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi, sarebbero davvero basse le probabilità che i frammenti del Palazzo Celeste possano cadere sull’Italia - circa lo 0,2%. Ma i radar continuano a monitorare, istante dopo istante, l’evoluzione del rientro del satellite cinese; inoltre, è stato istituito un coordinamento europeo e internazionale che vede per la prima volta quattro Paesi europei lavorare fianco a fianco attraverso l’utilizzo di cinque telescopi e 13 agenzie spaziali internazionali.

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La task force che segue la corsa di Tiangong chiarisce che solo tre giorni prima dell’evento l’Agenzia Spaziale Italiana confermerà il giorno esatto, mentre 36 ore prima della caduta si potranno avere maggiori informazioni sull’area che potrebbe essere interessata dal fenomeno. La Protezione Civile precisa, inoltre, che la conferma dell’area interessata avverrà con un preavviso che potrebbe essere inferiore ai 40 minuti sull’eventuale impatto. L’ASI fa sapere che a influire sul comportamento della stazione spaziale Tingong 1 ci sono vari elementi: dall’assetto variabilissimo della stazione spaziale che sta ruotando su se stessa, all’atmosfera, tra le meno dense della storia recente. E così, anche una piccola tempesta geomagnetica può spostare di ore i calcoli.

Nel frattempo, il Centro di eccellenza in Telerilevamento e Modellistica Previsionale di eventi severi dell’Aquila (Cetemps) invita a non cedere ad eccessivi allarmismi e risponde alla domanda che noi tutti ci stiamo ponendo: qual è il rischio che un detrito cada proprio sulle nostre teste?

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La superficie dell’Italia è di 300.000 km quadrati. La superficie del Pianeta considerata a rischio è di 160.000.000 km quadrati. Quindi l’Italia rappresenta lo 0.18% della superficie in questa fascia. Stanti questi dati, persiste una possibilità su 300.000 che la stazione spaziale cinese cada sul nostro territorio”: queste le conclusioni del Cetemps, riferite all’Ansa. Dal Centro di rilevamento dati, qualora permanga qualche titubanza, fanno sapere che la possibilità di essere colpiti da un detrito è di circa un milione di volte inferiore alla possibilità di vincere la lotteria. Tuttavia, se la vostra “fortuna” vi perseguita, sappiate che ci sono diversi motivi per cui dovete scrupolosamente tenervi alla larga dai pezzi di Tiangong 1. In primo luogo, ci sarebbero rischi per la salute: la stazione spaziale sta trasportando materiali pericolosi non adatti al contatto con l’essere umano, inclusi serbatoi colmi di una sostanza nociva, l’idrazina. In secondo luogo, la sottrazione di un pezzo della stazione spaziale equivale ad un furto di proprietà del governo. Lo storico spaziale Robert Z. Pearlman, in un’intervista di qualche anno fa, ricorda a tal proposito i guai subiti da un uomo della Guardia Costiera. Intercettato dalla Nasa mentre tentava di vendere su eBay un detrito dello Space Shuttle Challenger esploso nel 1986, l’uomo fu arrestato e dichiarato colpevole di furto di proprietà del governo. La condanna fu di due anni di libertà condizionata. Pertanto, se doveste trovare un detrito, scacciate via immediatamente l’idea di farne un “souvenir spaziale” e contattate le autorità locali.

Maria Cristina Negro

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