Trenta: "Giusto che Salvini spieghi in Parlamento"

Flat tax, Di Maio fissa i paletti - Il piano per Alitalia - M5S, arrivano i facilitatori - "Scorta solo di mattina, così muoio di pomeriggio" - Cucchi, depistaggi: 8 carabinieri a processo

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Trenta: "Giusto che Salvini spieghi in Parlamento"

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"Penso sia sempre giusto dare spiegazioni alle Camere, perché è il Parlamento che ci dà la fiducia. Ogni volta che nasce un dubbio è giusto spiegare, anche per noi stessi, per trasparenza. Salvini, poi, ha detto di essere disponibile: sono contenta". Lo ha detto la ministra della Difesa Elisabetta Trenta a ’AdnKronos live’ parlando della richiesta di chiarimenti in Parlamento a Matteo Salvini per il ’Russiagate’. "Chiarire è un atto di trasparenza per i nostri alleati e per il nostro Paese - ha sottolineato - è giusto farlo".

"Conte è il premier, svolge il suo lavoro perfettamente" ha aggiunto, rispondendo a una domanda sul tavolo che si è svolto al Viminale tra il ministro dell’Interno e le parti sociali. Incontro definito "politico" dalla titolare della Difesa, per la quale "Salvini può anche vedere le parti sociali ma da capo politico". E "non bisogna confondere le cose" ha detto Trenta. Inoltre, se quello di Salvini "è un incontro politico, non crea imbarazzo" la presenza del sottosegretario dimissionario alle Infrastrutture, Armando Siri: "Ma deve essere un incontro politico".

"Se fa le cose per i cittadini, questo governo durerà" ha proseguito poi la ministra, in merito alla tenuta dell’alleanza gialloverde. E ancora: se il viceministro Massimo Garavaglia sarà condannato, "assolutamente sì", deve dimettersi. "E’ scritto nel contratto - ha detto la ministra Trenta - e ci sono alcuni punti fermi".

La missione Sophia "non è decotta e non è morta, è stata un po’ affievolita la sua capacità. Io l’ho difesa sempre e la difendo, è stata uno strumento eccezionale, ci ha dato il grande vantaggio di lavorare con la Guardia Costiera libica" ha detto Elisabetta Trenta.

"Sophia va un po’ cambiata, bisogna cambiare le regole di sbarco con una condivisione europea più ampia, va ampliato il mandato per coprire il traffico del petrolio - ha aggiunto la ministra della Difesa -. Io sono per un potenziamento di Sophia".

"Spero proprio di no, non ne abbiamo bisogno - ha poi detto, parlando di eventuali tagli alla Difesa nella prossima manovra - abbiamo bisogno di investire di più". E poi "spero in una soluzione favorevole" del caso Marò: sono "persone attente" e hanno "affrontato la vicenda con dignità militare".

Sulla legge sull’uranio impoverito a tutela dei militari, "spero che per settembre inizierà il procedimento legislativo, i contenuti del provvedimento sono già determinati - ha detto Trenta -, in realtà sto decidendo se andare avanti con una legge o fare un decreto legge, perché è una questione importante e irrisolta da tanto tempo. Un decreto, dunque per velocizzare l’iter".

"Il blocco navale non si può fare, è un atto di guerra. Ma ci sono cose che si possono fare: oggi ho firmato una lettera al Capo di stato maggiore della Difesa per rafforzare la polizia marittima" ha detto la ministra della Difesa che, sui rimpatri, ha sottolineato: "Si può fare di più e si deve fare di più se si è promesso qualcosa. So che ci sono problemi ma possiamo intensificare e spero venga fatto velocemente".

La questione F35 "è Conte che dovrà definirla. Dovemmo farlo abbastanza presto perché è necessario decidere cosa fare" ha detto poi Trenta che, infine, su Virginia Raggi, ha detto: "E’ una vera forza della natura. Io spero che la Regione Lazio si sia distratta per la mancanza del piano rifiuti e che il provvedimento preso poco tempo fa con il ministro dell’Ambiente sia stato ritardato per distrazione e non politicamente, perché Roma è di tutti e tutti si devono impegnare, spero anche la Regione Lazio".

Flat tax, Di Maio fissa i paletti

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"Per me la manovra si può fare domani, l’unica cosa che non ho capito e mi rammarica: io voglio abbassare le tasse per gli italiani e lo voglio fare partendo dal taglio del cuneo fiscale, ma se si vuole la flat tax ben venga, l’unica cosa che non ho mai visto sono le coperture...". Lo dice il vicepremier Luigi Di Maio, rispondendo alle domande dei cronisti a Bologna, dove è giunto per l’inaugurazione del nuovo Hub Logistico di Sda Express Courier, società del Gruppo Poste Italiane.

"Sono fiducioso sul fatto che la Lega produca le coperture - prosegue - e che la flat tax debba essere per il ceto medio, l’unica cosa che non voglio è che si tolga da una parte per mettere all’altra. Io non sono affezionato agli 80 euro, ma quelli non erano soldi di Renzi ma degli italiani, e se si dice ai cittadini ’io ti tolgo gli 80 euro’ o peggio ’ti aumento l’Iva’, questo per me è inaccettabile. Il tema non è quando si fa la legge di bilancio, ma che mancano le coperture per la flat tax, flat tax che si deve fare perché e nel contratto di governo, ma per una volta è la Lega che deve trovare le coperture...".

Il piano per Alitalia

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Aumento dei ricavi, apertura di nuove destinazioni sul mercato internazionale e soprattutto sul lungo raggio ma anche miglioramento della qualità dei servizi di terra. Chiuso il primo tempo con l’ufficializzazione della cordata a quattro, per Fs, Delta, Mef e Atlantia comincia ora la sfida più cruciale, che è quella di predisporre un piano industriale in grado di assicurare solide basi per il nuovo decollo della compagnie. E, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie vicine al dossier, saranno proprio queste le tre principali direttrici sulle quali dovrà articolarsi il nuovo business plan per Alitalia, al centro del confronto tra gli azionisti. Un piano che richiederà settimane e mesi di lavoro per tagliare il traguardo nella seconda metà di settembre.

Il lavoro che attende i soci della futura newco si preannuncia complesso dal momento che, secondo le stesse fonti, serve una rivisitazione profonda del piano per colmare le carenze che questo, al momento, presenta, per poter creare prospettive di sviluppo industriale della compagnia. Quello che serve è un focus più forte sul fronte dei ricavi e l’apertura di nuove rotte sul segmento internazionale ma, in primis, su quello intercontinentale, puntando sui mercati più redditizi del Nord America e quelli asiatici, a cominciare dalla Cina dove Alitalia non è presente.

Ma c’è anche il fronte dei servizi di terra. La scommessa in questo caso è quella di innalzare il livello di qualità agli standard raggiunti dall’aeroporto di Fiumicino, che ha ottenuto riconoscimenti internazionali. Anche questo è un tema da affrontare, spiegano ancora le fonti interpellate, e che manca nell’attuale piano.

M5S, arrivano i facilitatori

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"Con la nascita di un’organizzazione nazionale renderemo più efficace il MoVimento sui territori. Il ruolo che saranno chiamati a svolgere i facilitatori del MoVimento sarà quello di occuparsi di temi specifici in un nuovo gruppo nazionale del MoVimento che si chiamerà: ’Team del Futuro’. Sarà composto da 12 persone e questo Team del Futuro si occuperà di progettare, organizzare il futuro del MoVimento 5 Stelle nei prossimi 10 e 20 anni". Così Luigi Di Maio in un lungo post sul blog in cui svela le aree tematiche di cui si occuperanno i cosiddetti facilitatori, ovvero ambiente, economia, giustizia e affari istituzionali, imprese, agricoltura, lavoro e famiglia, sanità, innovazione, scuola, sicurezza, trasporti e infrastrutture, esteri.

"Chi vorrà ambire a questi ruoli dovrà essere votato dagli scritti su Rousseau", mette in chiaro Di Maio, sottolineando che sono richiesti "titoli o esperienza per il tema per cui ci si propone", ma anche un progetto da presentare e un team alle spalle "che dovrà essere composto in parte da portavoce e in parte da esperti: cinque esperti della materia, che si siano occupati di questa materia e l’abbiano portata avanti negli anni, nella loro carriera, nella loro professione e tre portavoce - uno regionale, uno nazionale e uno comunale- che possano sostenerlo". La scelta del team per ciascuna facilitatore nasce dal fatto che "abbiamo bisogno di gente che faccia squadra e non di gente che si isola, non di gente che faccia il solista".

"Ognuno di questi ruoli sarà contendibile e quindi i nostri iscritti saranno chiamati a valutare il progetto, la persona, il team che ha alle spalle. Se non hai un progetto, se non sei competente in materia e non hai un team alle spalle non vieni messo neanche in votazione", ribadisce Di Maio.

Per i facilitatori è poi previsto il recall a metà mandato. Il mandato di un facilitatore Team del Futuro durerà quanto quello del capo politico. "Quindi chi verrà eletto a questa tornata - chiarisce Di Maio - sarà colui che poi durerà in carica per i prossimi tre anni, a un anno e mezzo sarà sottoposto a un Recall per vedere se ha portato a casa o sta portando a casa quei risultati che ha messo nel suo progetto, gli obiettivi che ha messo nel suo progetto, se sta lavorando in team, se sta coordinando le parti del MoVimento, se sta rendendo il MoVimento più efficace e più efficiente per risolvere i problemi degli italiani".

Nel post c’è anche lo stop al doppio incarico. "Se sei un portavoce non puoi avere ruoli di governo o doppi ruoli, penso ad un presidente di commissione in Parlamento perché è il tempo", scrive Di Maio confermando quanto anticipato dall’Adnkronos. Il Team del Futuro di 12 persone verrà inoltre affiancato anche da alcuni ruoli organizzativi, "comunicazione, personale, formazione, area legale, enti locali e Open candidature. Questi ruoli qui sono ruoli che affideremo a persone che hanno un’alta professionalità. Sono persone che potranno proporsi e a cui come capo politico affiderò le deleghe e poi saranno ovviamente votati dagli iscritti come conferma".

Per Di Maio la riorganizzazione prende il via perché "è arrivato il momento di coordinarci. Non possiamo più trovarci in situazioni in cui la mano destra non sa più che cosa fa quella sinistra perché siamo tutti impegnati nell’azione di governo, nell’azione in consiglio regionale, in consiglio comunale, a fare i sindaci abbiamo un grande patrimonio da esprimere e abbiamo tante nuove persone da avvicinare".

"Scorta solo di mattina, così muoio di pomeriggio"

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"Dobbiamo avere garantita la presenza degli autisti giudiziari per tutto l’arco della giornata. Di pomeriggio c’è una sola macchina per quattro magistrati e sistematicamente vado con la mia macchina personale ed esco alle 21 o alle 22 per tornare a casa". E’ la denuncia del giudice Paolo Borsellino, nell’audizione davanti alla Commissione antimafia desecretata (ASCOLTA). Sono oltre 1.600 i documenti per la prima volta riordinati in un unico sito, materiali e atti dal 1963 al 2001 de-secretati che diverranno accessibili a tutti.

"Nonostante la mattina con strombazzamenti il magistrato viene accompagnato in auto, poi il pomeriggio non lo può più fare" dice ancora Borsellino. E davanti al deputato che gli parla di "libertà" di andare con la propria auto replica: "La mia libertà la riacquisto, ma poi sono libero di essere ucciso la sera...".

IL COMPUTER - E ancora: "Il computer è finalmente arrivato, purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo. E’ stato messo in un camerino e stiamo aspettando" dice nell’audizione inedita davanti alla Commissione antimafia il giudice Paolo Borsellino. "E’ un computer della Honeywell ed è diventato indispensabile perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo è tale che non è più possibile usare i sistemi tradizionali delle rubrichette".

I PROBLEMI - In una seduta dalla Commissione nazionale antimafia, prima di essere ucciso, Paolo Borsellino denunciò A Palazzo San Macuto la "gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che dobbiamo affrontare tutti i giorni", "sottolineando soprattutto che, con il fenomeno della gestione dei processi di mole incredibile, perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze, è diventato indispensabile l’uso di attrezzature più moderne di queste rubriche e degli appunti".

SECONDO AUDIO - Il boss poi pentito Tommaso Buscetta, mentre era latitante, incontrava i capimafia in via Ruggero Settimo a Palermo, strada centralissima del ’salotto’ della città, in pieno giorno. A raccontarlo alla Commissione nazionale antimafia prima di essere ucciso era stato Paolo Borsellino: a Marsala, dove il giudice lavorava, non c’era una volante "che potesse assicurare l’intero arco delle 24 ore", raccontava Borsellino. "E siccome ricordavo che Buscetta mi aveva detto che gli era stato presentato il capomafia di Bagheria mentre passeggiava in via Ruggero Settimo e io gli chiesi come faceva a passeggiare e lui mi rispose: "Nel nostro ambiente si sapeva che tra le 14 e 16 c’era la ’smonta’ delle volanti e noi latitanti ci facevamo la passeggiata".

MARSALA - A Marsala, quando il Procuratore era Paolo Borsellino, mancava una volante; così il magistrato poi ucciso da cosa nostra fece la proposta di dimezzarsi la scorta: "E così facemmo la volante" raccontava lo stesso Borsellino durante l’audizione davanti alla Commissione antimafia. "Io ero molto stanco e volevo andare e dissi di dimezzarmi la scorta e solo così avemmo la volante".

RIINA - "Il fratello di Riina Salvatore abita a Mazara del Vallo da circa 20 anni e, per una certa situazione riguardante le forze di Polizia, pur sapendo che si recava ogni settimana a Corleone, non era mai stato fatto un pedinamento". Lo racconta il giudice nell’audizione in Antimafia del 12 maggio 1987. Marsala "sospetto, con la mia esperienza e con quello che posso capire, sia una specie di santuario delle organizzazioni criminali mafiose di Palermo".

OLTRE 100 MILA PROCESSI - Il mio ufficio "rimanendo identico sia nei magistrati che nei funzionari che nella cancelleria visto che non è arrivata una sola persona in più, ufficio che si occupava di un flusso annuale di 4mila processi, ha visto ora aumentare tale flusso a 30mila processi l’anno ai quali si sono aggiunti i 60mila processi che gli sono stati scaricati dalle preture del circondario in quanto, non essendo stati incardinati con il vecchio rito, sono stati assegnati alla procura della Repubblica affinché li tratti con il nuovo rito. Attualmente nel mio ufficio giacciono circa 100mila processi". Lo afferma Paolo Borsellino sentito in commissione parlamentare Antimafia a Trapani nell’89, dove parlava anche dell’impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata. Nell’audio, reso accessibile dalla Commissione Antimafia, Borsellino sottolinea: "Io comunque non mi arrendo", spiegava Borsellino dicendo di aver detto all’allora ministro Vassalli "che non alzerò le braccia. Certo bisognerà vedere quale sarà la resistenza fisica mia e dei miei colleghi".

STELLA D’ORIENTE - "A Mazzara del Vallo operò per un certo periodo una società dal nome tipicamente massonico, la società "Stella d’Oriente", il cui factotum era Pino Mandalari, certamente massone, amministratore dei beni di Riina, Provenzano, Bagarella... dei Corleonesi". Racconta così Borsellino e a Violante che gli chiede se ci fossero magistrati nella loggia, Borsellino rispende: "Non credo: quello che ho sentito è che qualche magistrato frequentasse il circolo, non però che fosse aderente alla loggia".

POLITICA /MAFIA - "Con riferimento al mio circondario devo dire che provvedimenti giudiziari, e io devo attenermi a precedimenti giudiziari perché sono giudice e non sociologo, che denotino queste commistioni, connivenze e contiguità tra mafia e politica non vanno oltre qualche indizio di reato che recentemente ha anche toccato dei consiglieri comunali con i provvedimenti che ho emesso nel marzo di quest’anno" dice Borsellino. "Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente - sottolinea ancora - Da tante indagini viene fuori invece la contiguità e i reciproci favori, e senza andare lontano basti vedere il caso Ciancimino e il caso Salvo, e tutto ciò di cui parla uno degli ultimi pentiti, il Marsala, in riferimento all’attività delle organizzazioni mafiose a livello elettorale che permetteva quantomeno di rendere favori elettorali, probabilmente con la speranza di averli resi in altro modo".

LE MINACCE - "Non sono uso fare dichiarazioni sui processi in corso, semmai le faccio dopo. Anzi, al riguardo, vorrei dire che sono stato, insieme ai miei sostituti e collaboratori gravemente minacciato mentre si stavano svolgendo le indagini sul processo per Pantelleria". Il giudice in una delle audizioni in Antimafia desecretate oggi, in cui poi racconta: E’ arrivata una lettera contenente un proiettile che diceva che altri due erano per il maresciallo Canali, altri tre per il mio sostituto Di Gloria e altri cinque per il sottoscritto e i suoi cari: pertanto la persona che scriveva era perfettamente a conoscenza della composizione dei nuclei familiari mio, del maresciallo e del sostituto".

COMMISSIONE - Gli audio pubblicati on line sono stati desecretati, insieme ad atti e documenti dei lavori della stessa Commissione Antimafia, che ha deciso all’unanimità di desecretare tutto il materiale. Il presidente Nicola Morra ha illustrato il nuovo sito istituzionale che, anche grazie a un motore di ricerca, permetterà a chiunque di consultare i documenti. "Questo è un segnale di ulteriore democratizzazione del Paese" ha detto. "La desecretazione è accompagnata ad un’opera ancor più rilevante di digitalizzazione dei materiali che erano solo su cartaceo e di pubblicazione di documenti, ora pienamente fruibili" ha aggiunto, sottolineando che si tratta di un lavoro importante per "tutti coloro che tengono alla giustizia".

Cucchi, depistaggi: 8 carabinieri a processo

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A processo il generale Alessandro Casarsa e altri 7 carabinieri per la vicenda dei presunti depistaggi da parte dell’Arma seguiti alla morte di Stefano Cucchi. Il gip di Roma ha rinviato a giudizio i militari tra cui appunto figura Casarsa, all’epoca dei fatti, nel 2009, comandante del Gruppo Roma, e Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma. La prima udienza è fissata per il 12 novembre.

Gli otto carabinieri sono accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Oltre a Casarsa e Sabatino, vanno a processo anche Francesco Cavallo, all’epoca dei fatti tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, all’epoca dei fatti maggiore dell’Arma e comandante della compagnia Roma Montesacro; Massimiliano Colombo Labriola, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, all’epoca in servizio alla stazione di Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei Carabinieri e il carabiniere Luca De Cianni, accusato di falso e di calunnia.

"Oggi è un momento veramente storico - ha commentato Ilaria Cucchi al termine dell’udienza - Dieci anni fa mentre ci battevamo in processi sbagliati non immaginavamo quello che stava avvenendo alle nostre spalle e sulla nostra pelle. Ed è merito del carabiniere Riccardo Casamassima se tutto è cominciato e oggi per quei fatti qualcuno sarà chiamato a riferirne in aula di tribunale". "Oggi Casarsa ha detto che a riferirgli le cause della morte di Stefano fu il generale Tomasone" ha aggiunto Ilaria Cucchi.

Redazione

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