Trieste, la città degli intellettuali albanesi

La nostra intervista a Vitore Stefa Leka

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Come riportato nel libro di Paolo Muner "La speranza dell’Albania-Gli albanesi di Trieste", Faik bey Konica sosteneva che Trieste fosse la patria intellettuali albanesi.

Incontrare Vitore Stefa Leka è una grande emozione non solo perché il suo nome è conosciuto da tutti gli albanesi all’estero, in Albania, Kosovo e Macedonia, ma anche perché lei è una lezione di vita, con quell’indiscutibile senso di amore e pace che trasmette ad ogni sua parola. Lei è l’amore personificato in una donna di un immenso cuore e anima, instancabile, sensibile, ragionevole e di grande intuizione.

cms_12115/2v.jpgVitore Stefa (Leka) nasce a Berat, Albania, dove è stata onorata con il premio “Cittadina d’onore”. E’ una umanista, scrittrice, poetessa albanese che proviene da una famiglia di attivisti nazionali tradizionali, Kostandin Kristoforidhi e Gjergj Stefes, con padre Kostaq e madre Eleni Stefa.

E’ stata capace di istituzionalizzare la questione dell’immigrazione albanese in Italia dando un grande contributo per centinaia di cittadini albanesi che negli anni ’90 si riversarono sulle coste dell’adriatico.

Arrivata nel 1990 nella città di Trieste, insieme alla sua famiglia dalla città di Durazzo, oggi Vitore è una delle donne albanesi più conosciute non solo a Trieste ma in tutta l’Italia e Albania. E’ stata pluripremiata da organizzazioni, associazioni, dal Governo Albanese, quello Kosovaro e lo Stato Italiano.

All’arrivo dei primi sbarchi, lei ha aperto la sua casa a tutti gli emigranti albanesi e ai loro familiari, cominciando a dialogare con le istituzioni. “Non dimenticare i miei albanesi” disse a Fini durante un incontro quando, nel 1991, degli albanesi furono rinchiusi nello stadio di Bari. Più recentemente ha fatto visita a Mattarella, in vista della promozione del decreto flussi.

E’ membro della Fondazione Nermin Vlora Falaschi, la prima Fondazione che riconosce e unisce i valori della donna albanese intellettuale. Grazie al suo impegno ha reso possibile la creazione di 36 sedi della Fondazione nel Mondo; per questo ringrazia anche la giornalista Zenepe Luka e altresì l’Ambasciatore dell’Albania in Slovenia, Pellumb Qazimi.

E’ anche membro del consiglio Lega degli Albanesi nel Mondo e Presidente d’onore di tante associazioni albanesi in migrazione. Per la sua attività umanitaria e come una delle benefattrici albanesi del nostro secolo, viene conosciuta con il nome di "Nënë Tereze e Triestes", Madre Teresa di Trieste.

Ha pubblicato due volumi, “La Libertà” e “Vivo la rinascita”, per poi scrivere anche “Solitudine della lontananza”. I suo libri di poesie sono intitolati “Ferite d’Anima”, “Il cerchio di ferro” e “Novella e ricordi”. É coautore dell’Antologia “Mosaici di un ritratto” e di “Metafora scappata”. È altresì coautrice dell’Antologia “Bussare al muro”, “Amore poetico” con scritti sulla migrazione.

È stata premiata dal Forum “Le Teute Albanesi nel Mondo” e ha dato il suo contributo nel libro del giornalista italiano Silvio Maranzana intitolato "Border Crossing"(Vecchi e nuovi intrighi attraverso Trieste). Riceve il premio "Albanische Tanzschule Shota" dalla scuola albanese in Svizzera con l’occasione dei due anni di LSHB della Svizzera, una Medaglia di Bronzo per dedizione e meriti particolari. Nei suoi scritti si nota l’amore per gli amici ma soprattutto per le persone in generale, per la vita e tutto ciò che è bello e positivo. Il suo motto è: “Siete i miei fratelli, chiamatemi sorella”.

Anche se la sua famiglia è stata perseguitata dal Regime di Hoxha in Albania, lei non porta odio e rammarico, dice che “non dobbiamo voltarci indietro e portare odio, perché con l’odio non ci sarà mai Pace”. Lei è una grande rivoluzionaria, e là dove c’è una porta chiusa lei la apre, là dove c’è un muro lei lo abbatte con quell’amore e quella benevolenza che raramente si trovano nell’anima ferita di una persona, di una donna che si è vista strappare la sua infanzia e gioventù ma che non insegna mai la vendetta, che ama l’Albania e gli albanesi ed invita ad unirci per costruire un Paese migliore.

Dopo i primi sbarchi del marzo del ’91, gli albanesi non potevano immaginare che dall’altra parte del mare li avrebbe aspettati e aiutati una loro connazionale.

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Lei ha aperto le porte di casa e del suo cuore a tutti gli albanesi che arrivavano nel porto di Trieste, perché?

Nel momento in cui bussano alla tua porta, non devi chiedere “chi è”, ma semplicemente dare il benvenuto. Questa è una caratteristica del mio popolo: conosco benissimo l’ospitalità degli albanesi. Mentre guardavo tutti i miei albanesi stanchi e affaticati, seduti sul molo del porto di Trieste, mi faceva male il cuore. Ho cominciato così ad aiutare tutti. Maestro Masrur Imani, Xhoso Vasia, Avvocato Arben Çoçe, Ylli Islami: tutti loro hanno contribuito nell’aiutare i loro connazionali. Il mar Adriatico si chiama Adriatik, come i nomi che usiamo noi. Dall’altra parte c’è il nostro mare.

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Qual è la differenza tra le associazioni albanesi di allora e quelle di oggi?

Allora c’erano altre esigenze ma devo dire che c’era una grande solidarietà: si collaborava molto. Oggi ci sono persone come te, che lavorano per raccontare gli Albanesi nel loro lato migliore. Promuovendo la nostra cultura dobbiamo mostrare l’umanità che ci distingue e non dividerci per interessi politici o ricchezze personali. Io ho aiutato anche gli emigrati romeni e di altre nazionalità dopo gli albanesi. Il tuo lavoro, volto ad unire il popolo arabo con quello dell’occidente tramite la cultura, è simile al mio, che ho voluto aiutare tutti senza distinzione di razza o provenienza con amore e devozione.

Ho collaborato con Adnan Koplikun, che aveva fondato la prima associazione albanese a Milano, con Engjell Koliqi a Roma, con Nermin Vlora Falaschi che promuove i valori della donna intellettuale, con la giornalista Zenepe Luka.

A Trieste lavora anche una grande donna albanese figlia di Vitorie, la scrittrice ed attivista instancabile Mardena Kelmendi.

Mardena, con la sua associazione “Camminiamo Insieme”, in questa piazza meravigliosa e unica porterà i Balli di Rrugova - “Vallet e Rrugoves”.

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In questi giorni c’è stato il Summit della Diaspora in Albania. Qual è il suo punto di vista in merito a questo evento?

Noi albanesi dobbiamo continuare a promuovere il nostro paese, e abbiamo bisogno di un Ministero della diaspora qui dove siamo, all’estero e non a Tirana. Abbiamo bisogno che il Ministro venga qui e viva le nostre esigenze e necessità insieme a noi per capire meglio noi migranti Albanesi nel Mondo.

Anche se a lei è stata privata la sua infanzia con una famiglia perseguitata dal regime di Hoxha, Vitore dà un messaggio chiaro ai suoi connazionali: “Non bisogna voltarsi mai indietro, perché l’odio non porterà mai Pace”. Oggi si nota una divisione di classe mai vista prima tra gli albanesi. Questo è l’appello di Vitore a tal proposito: “Venite a costruire insieme quel bellissimo Castello in mezzo all’Europa mettendo ognuno un mattone. Quante più mani ci saranno, tanto prima riusciremo a costruirlo tutti insieme”.

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Video-intervista:

Marsela Koci

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