Trump tira dritto sul muro

Tusk fa infuriare Londra - "Roma riconosca Guaidò", la lettera dei deputati venezuelani - Parigi: "Inaccettabile incontro Di Maio-gilet"

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Trump tira dritto sul muro

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"Dobbiamo rifiutare la politica della vendetta, della resistenza e della rappresaglia, ed abbracciare la sconfinata potenzialità della collaborazione, del compromesso e del bene comune". E’ così che Donald Trump, nel discorso sullo stato dell’Unionepronunciato la notte scorsa al Congresso, ha chiesto ai democratici un atteggiamento bipartisan. Un appello che però è stato seguito da un nuovo duro attacco all’inchiesta de procuratore speciale Robert Mueller e alle possibili altri inchieste sul suo operato da parte della Camera a guida democratica: "Se ci sarà pace ed attività legislativa non vi possono essere guerra ed inchieste", ha detto, scagliandosi anche contro le "ridicole inchieste di parte". Queste "guerre folli", ha aggiunto, rischiano di essere di intralcio al successo economico della nazione.

Poi avverte che "i muri funzionano ed i muri salvano le vite" ed esorta il Congresso, in particolare l’opposizione democratica, a "raggiungere un compromesso" per i fondi - 5,7 miliardi di dollari - da lui chiesti per il muro. Ma ha ribadito che non è intenzionato a cedere: "Io farò costruire il muro - ha affermato - una barriera intelligente, strategica di alluminio, non una semplice barriera di cemento". Nel corso del discorso, Trump ha difeso la sua politica di "tolleranza zero" nei confronti dell’immigrazione, parlando del "dovere morale" di affrontare quella che definisce "la crisi dell’immigrazione illegale" sul confine meridionale del Paese. Una crisi che colpisce in modo particolare i lavoratori americani, mentre le elite sono per i confini aperti, ha aggiunto. "Nessuna questione illustra meglio la divisione tra i lavoratori americani e la classe politica americana - ha argomentato - i politici ricchi ed i loro finanziatori spingono per i confini aperti mentre vivono dietro ai loro muri, cancelli protetti da guardie".

Il presidente Usa ha fatto anche sapere che inconterà di nuovo Kim Jong Un, il 27 e 28 febbraio in Vietnam. "Nell’ambito di un’ambiziosa nuova diplomazia, continuiamo il nostro storico sforzo per la pace nella penisola coreana", ha detto Trump rivendicando i successi ottenuti finora. "I nostri ostaggi sono tornati a casa, i testi nucleari si sono fermati e da 15 mesi non vi sono lanci di missili - ha affermato - se io non fossi stato eletto presidente degli Stati Uniti, secondo la mia opinione, ora saremmo in una grande guerra con la Corea del Nord". "C’è ancora molto lavoro da fare, ma la mia relazione con Kim Jong Un è buona" ha concluso Trump che lo scorso giugno a Singapore ha incontrato il leader nordcoreano.

"L’America vince ogni giorno, lo stato dell’Unione è forte", ha detto ancora Trump rivendicando i successi, soprattutto economici, della sua amministrazione, mentre congressisti repubblicani scandivano lo slogan "U-S-A" durante il discorso sullo stato dell’Unione. "La nostra economia è l’invidia del mondo, il nostro esercito il più potente" ha detto ancora il presidente che ha sottolineato come "questi storici risultati siano per tutti gli americani". "La vittoria non è la vittoria del nostro partito, ma di tutto il Paese", ha continuato, con i toni bipartisan, assicurando che per il prossimo anno la sua sarà "un’agenda per il popolo americano" con il focus su lavoro, il commercio, le infrastrutture, il controllo dei prezzi dei farmaci e l’immigrazione. Mentre in politica estera seguirà un corso "che mette gli interessi dell’America al primo posto". Per fare questo, ha detto ancora rivolgendo un nuovo appello alla politica bipartisan ai democratici, "dobbiamo, insieme, interrompere decenni di stallo politico". "Dobbiamo scegliere tra grandezza o impasse, risultati o resistenza, visione o vendetta, progressi incredibili o insensata distruzione. Questa sera - ha concluso - io vi chiedo di scegliere la grandezza".

Tusk fa infuriare Londra

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Dura risposta dei sostenitori della Brexit a Donald Tusk, secondo il quale coloro che hanno promosso l’uscita del Regno Unito dall’Ue senza avere un piano su come portarla a termine meritano "un posto speciale nell’inferno". La leader dei Tories alla Camera dei Comuni Andrea Leadsom ha detto che Tusk dovrebbe scusarsi per il suo commento "offensivo, vergognoso e assolutamente inaccettabile".

"Sono sicura che quando ci rifletterà, desidererà di non averlo fatto. Stiamo conducendo una trattativa tra amici, alleati, vicini. Dovrebbe assumere un atteggiamento collegiale e collaborativo e queste dichiarazioni lo sminuiscono completamente", ha affermato l’esponente conservatrice.

Più pesante il commento di Sammy Wilson, portavoce per la Brexit del Democratic Unionist Party nordirlandese, secondo il quale "Donald Tusk ha dimostrato ancora una volta il suo disprezzo per i 17,4 milioni di persone che hanno votato per sfuggire alla corruzione nella Ue. Questo diabolico euro maniaco fa del suo meglio per tenere il Regno Unito incatenato alla burocrazia e al controllo Ue".

Lapidaria anche la risposta di Downing Street. "Chiediamo a Tusk se ritiene che questo tipo di linguaggio possa essere d’aiuto", è stato il gelido commento di un portavoce di Theresa May. "Abbiamo condotto una campagna referendaria forte e vivace in questo Paese, in quello che è stato il più grande esercizio democratico della nostra storia. Il popolo ha votato per lasciare l’Ue, l’obiettivo è ora uscire in modo ordinato, con un accordo, nel miglior interesse sia del Regno Unito sia dell’Unione Europea", ha affermato.

"Roma riconosca Guaidò", la lettera dei deputati venezuelani

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"Abbiamo consegnato una lettera per chiedere, attraverso l’ambasciatore, che il governo riconosca il presidente incaricato Juan Guaidò". Il deputato venezuelano Luis Stefanelli, membro dell’assemblea nazionale, risponde così all’Adnkronos dopo aver consegnato una lunga lettera - firmata anche da altri parlamentari di origine italiana - all’ambasciatore Silvio Mignano.

Nella lettera si evidenzia che ’’il Venezuela sta attraversando i momenti più difficili della propria storia" e ora deve affrontare "una crisi umanitaria senza precedenti" che colpisce "i venezuelani, gli italiani residenti nel Paese e i discendenti di italiani che nel corso degli anni hanno visto precipitare la qualità della propria vita" e "hanno perso quello che hanno costruito con sforzi e sacrifici".

"Il 90% della comunità italiana qui in Venezuela vuole che venga ripristinata la democrazia e sostiene ’Giovanni’ Guaidò. Molta gente magari in Italia può essere confusa, ma questa non è una democrazia", aggiunge Stefanelli.

Parigi: "Inaccettabile incontro Di Maio-gilet"

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L’incontro avvenuto ieri tra rappresentanti dei gilet gialli e Luigi Di Maio, vicepremier italiano e capo politico del M5S, è un "provocazione inaccettabile". Lo ha detto un portavoce del ministero francese per gli Affari europei rispondendo a una domanda. "Questa nuova provocazione non è accettabile tra Paesi vicini e partner nell’Unione europea", ha aggiunto il portavoce.

"Di Maio, che ha responsabilità governative, deve fare attenzione a non indebolire, attraverso le sue ripetute ingerenze, le nostre relazioni bilaterali, nell’interesse sia della Francia che dell’Italia", le parole del portavoce, riportate dai media transalpini. Ieri, alla periferia di Parigi, Di Maio e Alessandro Di Battista hanno guidato una delegazione del M5S nell’incontro con il gruppo dei gilets jaunes che fanno capo a Ingrid Levavasseur. All’incontro ha preso parte anche Christophe Chalencon.

Redazione

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