U2: IN TOUR CON “THE JOSHUA TREE”

Rivive con il tour 2017 l’album consacrazione della band irlandese. Il 15 Luglio, allo Stadio Olimpico di Roma, l’unica data italiana

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Marzo 1987, siamo agli inizi del mese di un anno molto importante per il futuro degli U2; ma su questa data ci torneremo dopo. Facciamo un salto indietro nel tempo, esattamente alla seconda metà degli anni ’70. Per la musica britannica sono anni di vero fermento. Siamo in piena era thatcheriana, fatta di crisi socio - economiche e di guerra civile tra i lealisti di Elisabetta II e gli indipendentisti nord-irlandesi. In ogni parte del regno i giovani sono stufi di una politica sorda alle loro richieste e ceca davanti ai notevoli disagi generazionali causati da disoccupazione, bassa scolarizzazione e criminalità. C’è desiderio di riscatto; tanta è la voglia di farsi sentire. E l’unica maniera, non violenta, è quella di “suonarle” di santa ragione a tutto l’establishment. I Beatles e gli Stones, dalle loro dimore paradisiache, non riescono a sentire il grido di un’intera generazione che cambia. Bisogna inventarsi qualcosa, che faccia “molto rumore e non per nulla”. Ed ecco i Sex Pistols, Siouxie and Banshees, Damned e Clash, gettare le fondamenta di un movimento che contagerà ogni angolo della terra col suo sound esplosivo: il Punk. E’ il 1977, il grido di protesta che giunge dalla vicina e “odiata” Inghilterra fa breccia, senza troppa difficoltà, anche nelle menti di molti giovani musicisti dublinesi. Un tale di nome Larry Mullen Jr. (batterista), non ci mette molto a capire che bisogna fare qualcosa pur non essendo inglesi. E in poco meno di un anno, dopo un’accurata selezione, riesce a trovare quelli che, ancora oggi, sono i compagni inseparabili della più longeva band (N.D.R. Al contrario dei Rolling Stones non si è mai sciolta e la formazione è sempre la stessa) ancora in attività: Paul David Hewson, in arte Bono Vox(cantante), David Howell Evans in arte The Edge (chitarrista), Adam Clayton(bassista).

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Dallo stile punk, caratterizzato da chitarre distorte e assenza di melodia, i quattro ragazzi di Dublino estraggono la vera essenza di questo controverso movimento culturale: urlare il proprio disappunto generazionale. I Feedback (questo è il nome prima di diventare U2) capiscono immediatamente che i testi delle loro canzoni, per raggiungere tutti, devono avere un sound più orecchiabile. E dopo tre anni di gavetta e tanti pub, finalmente i critici musicali e le case discografiche iniziano ad accorgersene di loro. Arrivano gli anni ‘80 e gli album del debutto: BOY (1980), OCTOBER (1981), WAR (1983). Il terzo album, cui è associato il brano Sunday, Blody Sunday (N.D.R. La canzone parla dei fatti accaduti la domenica del 30 gennaio 1972, durante il quale l’esercito inglese apre il fuoco a Derry (Irlanda del Nord) sulla folla radunatasi per una pacifica manifestazione, uccidendo 14 persone e ferendone numerose altre), è davvero il trampolino di lancio della Band verso la notorietà. Memorabile rimane l’esibizione di Bono del 5 giugno 1983 al Red Rocks Amphitheatre, Colorado, Stati Uniti, durante la quale affermò: “Questa canzone ha fatto parlare molto, forse anche troppo, questa non è una canzone di rivolta, questa è Sunday, Bloody Sunday”. Trascorre un anno e sul mercato arriva “UNFORGETTABLE FIRE”. Il loro sound inizia a essere più raffinato e curato nei minimi dettagli grazie anche al contributo di Brian Eno; pur rimanendo su quelle sonorità rock, sopravvissute al declino del post-punk. Questo è anche l’album di Pride (in the name of Love) dedicata a Martin Luther King, che raggiunge in poco tempo la vetta delle classifiche inglesi e la Top 50 negli USA. E finalmente arriviamo al 9 Marzo del 1987. Oramai, anche le sponde musicali dell’Oceano Atlantico conoscono la band. E’ l’anno della svolta. Quello che segna lo spartiacque con il loro immediato passato musicale. Esce THE JOSHUA TREE, anche questo prodotto da Brian Eno.

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C’è di tutto in questa quinta fatica di Bono Vox “and friend”: blues, gospel, country. Un vero excursus nelle origini della musica targata USA, tinteggiato dal quel sound che tuttora, dopo quarant’anni di carriera, li rende inimitabili. Il disco, da cui vengono estratti i singoli With or Without You, I Still Haven’t Found What I’m Looking For e Where the Streets Have No Name, è un successo di critica e di pubblico.

I testi delle canzoni parlano di amore, religione, ingiustizia, della piaga delle droghe e di povertà. In riferimento a tale uscita, Bono dichiarerà come: “La vera forza di questo disco è che attraversi gallerie buie e paesaggi desolati, ma al centro di tutto c’è la gioia”. In poche settimane scala tutte le classifiche del pianeta, affermandosi per molto tempo nelle chart inglesi e statunitensi. Quasi trenta milioni di copie vendute e miglior album dell’anno; per la rivista Rolling Stone, THE JOSHUA TREE è il terzo LP più bello degli anni ’80 e il 26° nella lista dei 500 più belli di tutti i tempi. E per me rimane il più bel lavoro sfornato dalla band irlandese su 29 pubblicati. Sono trascorsi quasi trent’anni da quella pubblicazione, e diversi sono gli album scadenti prodotti fino a oggi dopo quel successo planetario; ma in fin dei conti, a una grandissima band come gli U2 si può perdonare tutto, anche SONGS OF INNOCENCE (2014). E proprio in occasione del trentennale di THE JOSHUA TREE, album che nel ’87 li ha consacrò a “mostri sacri” della musica e del Rock, e del fiasco dell’ultimolavoro pubblicatodue anni fa, Bono, The Edge, Adam e Larry, hanno annunciato, tramite un video sulla loro pagina Facebook, il Tour 2017. L’idea del tour è nata durante la Brexit e l’elezione di Trump, come afferma il chitarrista The Edge: “Dell’elezione di Trump, è come se un pendolo avesse improvvisamente iniziato a pendere nella direzione opposta, quando un’altra idea ha iniziato a venirci in mente, ovvero la strana concezione della circolarità del tempo. Quel disco fu scritto nella metà degli anni ottanta, durante il governo Reagan negli Stati Uniti e l’era Thatcher in Gran Bretagna. Era un periodo di grande inquietudine, soprattutto politica. La Thatcher era impegnata a stroncare lo sciopero dei minatori, mentre in America Centrale regnavano gli inganni. Sembra di essere tornati a quei tempi; non penso che nessuno dei nostri lavori sia attuale come The Joshua Tree”.

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U2: The Joshua Tree Tour 2017partirà il 12 maggio da Vancouver e farà tappa in alcuni stadi del Nord America. In Europa la band calcherà i palchi degli stadi più imponenti fra cui l’Olimpico di Roma il 15 luglio. Ad aprire i concerti degli U2 in Europa, a sorpresa ci sarà Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds. I biglietti saranno in vendita da lunedì 16 per l’Italia, a partire dalle ore 10, anche se sono sorte già delle polemiche a proposito di secondary ticketing: dopo poche ore dalla pre-vendita sul sito per i fan, i biglietti per la data italiana sono apparsi su ViaGogo a prezzi esorbitanti (anche 300 euro). Non oso immaginare cosa accadrà quando partirà la vendita ufficiale. E su questa “sciagura” per gli amanti della musica dal vivo l’Internationalwebpost tornerà a parlarne, lanciando forte l’urlo di protesta.

Umberto De Giosa

 

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