VAR E SISTEMA ARBITRALE IN CONFUSIONE. COSA SUCCEDE?

AUMENTANO GLI ERRORI E LE POLEMICHE

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Dalla Juventus al Chievo, passando per l’Inter, la Lazio e le piccole come Spal ed Empoli, per non parlare delle squadre estere: nessuno sembra essere soddisfatto del funzionamento del Var in questa stagione. Il discorso più frequente, ormai, sembra essere: “se si deve sbagliare, tanto vale non perdere tempo con i monitor”.

Dopo un primo anno in cui il Video Assistant Referee era stato un successo, con poche proteste isolate e l’ottimo utilizzo durante il Mondiale, in questa stagione il peggioramento è stato evidente. La sensazione è che, nonostante le modifiche apportate la scorsa quest’estate, ci sia tra gli addetti ai lavori e la classe arbitrale in genere, molta confusione. Che qualcosa non andasse bene lo si era capito sin dalla prima giornata di campionato quando, nella gara tra Sassuolo e Inter, l’arbitro Mariani decise di non andare a rivedere gli episodi dubbi in area di rigore emiliana perché non ritenuti “chiari ed evidenti errori”. Stessa cosa tra Torino-Roma dove l’arbitro Di Bello sbaglia nel non rivedere al Var un contatto in area di rigore della Roma tra Fazio e Iago Falque.

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In entrambi casi si sono rivelati errori arbitrali determinanti e peraltro risolvibili attraverso il Var.

Una stretta, dunque, sul campo decisionale del quintetto arbitrale (probabilmente causata dal tentativo di ridurre le interruzioni di gioco) di cui non si sentiva il bisogno. Così, resasi conto del paradosso creato, in cui la semplice convinzione di un arbitro di “averci visto giusto” avrebbe potuto compromettere il risultato di una partita - come effettivamente è accaduto - l’IFAB (International Football Association Board, l’organo internazionale deputato a dettare le regole nel calcio) ha deciso poi di ridare ai direttori di gara maggiore libertà, e finalmente si è tornati davanti al monitor anche per (ri)valutare dei contatti di gioco. La libertà data è però sostanzialmente informale, ovvero, ad essa non è corrisposta una nuova modifica del protocollo, che potrebbe semmai avvenire al termine della stagione corrente.

Per questo motivo, ora ci si trova in situazioni in cui, dopo collisioni dubbie in area di rigore, l’arbitro a volte decide di andare a controllare e altre volte no, usando evidentemente pesi e misure diverse. Il risultato è ovvio: nel Paese del complottismo, i confronti tra le situazioni si sprecano e alla fine ci si rende conto che sono tutti delusi. I tifosi, gli allenatori e i giocatori della Serie A sono ormai abituati a vedere l’arbitro davanti al monitor negli episodi decisivi e quando ciò non avviene sono inevitabilmente portati a pensar male. Considerando che il Var è stato creato proprio con l’intento di ridurre al minimo le polemiche, da questo punto di vista si può affermare che il Var ne esce sconfitto.

Il più grosso rischio è che, dopo i ripetuti errori delle ultime settimane, le voci critiche finiscano per prendere il sopravvento sull’utilizzo della tecnologia in campo: sarebbe un disastro. Possibile che si siano già dimenticate le ore di servizi televisivi che ogni domenica venivano occupate per elencare ad una ad una le innumerevoli e macroscopiche sviste arbitrali della giornata? Le ammucchiate di giocatori infuriati attorno agli arbitri per ogni calcio di rigore, ogni espulsione, ogni gol?

Certo, presi dall’adrenalina del match, i giocatori continuano tutt’ora a protestare, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di proteste molto più pacate e più vere, mitigate dalla possibilità che il Var intervenga a ristabilire la giustizia.

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E in effetti, il Var può ristabilire la verità. Dal bilancio stilato da Lega Serie A e OTO 3Aia è emerso che senza il VARla percentuale di errori arbitrali sarebbe stata del 5.7% anziché dello0.89% come poi è avvenutonel primo anno in cui è stato introdotto il nuovo sistema. Una percentuale importante che ha portato gli organi competenti ad introdurre il Var anche in Champions League già dagli ottavi di finale di quest’anno, anticipando di fatto una decisione che sarebbe stata presa nella prossima stagione.

Ma nonostante ciò, proprio una squadra italiana, la Roma, si è vista probabilmente penalizzata dal Var negli ottavi, con il rigore assegnato al Porto (su suggerimento del Var) nei supplementari della gara di ritorno e la negata Review per il contatto sul romanista Schick qualche minuto dopo. Anche in questo caso, dunque, l’arbitro ha agito in due modi differenti: nel primo caso ha verificato e rettificato la decisione, nel secondo, probabilmente sicuro, ha pensato bene di non verificare al Var.

La domanda, allora, sorge spontanea: cosa costava all’arbitro controllare la bontà della propria decisione? Ancora una volta, ci troviamo davanti al paradosso causato dalle scelte dell’IFAB, di cui abbiamo già discusso.

Se da una parte, quindi, un aggiustamento del protocollo sembra assolutamente indispensabile, dall’altra bisogna assolutamente impedire che il complottismo prenda piede nelle istituzioni FIFA e UEFA e nell’opinione pubblica, perché fermare la naturale evoluzione del calcio significherebbe condannarlo a non avere futuro. Per poter fare questo, non serve solo l’impegno degli arbitri, ma anche quello delle reti televisive e dei giornali, troppo spesso di parte e orientate su una dialettica scandalistica dovuta alla “fame di audience” - che non fa altro che alimentare le polemiche - andando così a danneggiare lo sport più amato del mondo.

(Foto da: fcinternews.it, foxsports.it e ilpost.it - Si ringrazia)

Giulio Negri

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