VEZZI VIZI E VIRTU’ - LA STORIA RACCONTATA DAI VENTAGLI

IL XVIII SECOLO:QUANDO ANCHE GIOCARE ERA UN’ARTE

IL_XVIII_SECOLOQUANDO_ANCHE_GIOCARE_ERA_UN’ARTE.jpg

Il XVIII secolo, per quanto riguarda l’arte, ma soprattutto il settore dei ventagli, merita un approfondimento particolare, essendo stato il periodo in cui questo accessorio ha raggiunto il massimo splendore; oggetto di culto, gioiello creato e abbellito da abili artigiani ed artisti, in questi cento anni è stato arricchito e modificato fino a divenire preziosissimo giocattolo nelle mani delle dame galanti e di qualità. Diffusosi nelle corti reali fin dalla fine del XVII secolo, presto divenne simbolo di uno status sociale elevato, perdendo la connotazione originale.

cms_4342/foto_2.jpg

Quanto più esso era pregiato, a partire dal materiale di cui era costituita la pagina, fino ad arrivare alle pitture di artisti famosi che la decoravano, ai preziosi metalli delle stecche, in oro e argento, con pietre preziose incastonate, quanto più la dama, ma anche il cavaliere, che li possedevano erano considerati di alto livello nella scala dei ruoli. Cavalieri, sì, perché nel XVIII secolo anche gli uomini ne facevano uso, e di tipologia identica a quelli femminili, quindi leziosissimi, decoratissimi, con colori pastello. Il ventaglio di cui tratteremo in questa occasione è circa del 1775 ed è rarissimo. Di produzione francese, (come tutti i più belli del 1700), viene denominato “articolato”. La pagina è doppia, in seta ricamata con paillettes, filo dorato, dipinta a mano con un medaglione centrale raffigurante una tenera scena sentimentale ed ulteriori decorazioni di amorini, uccelli del paradiso, frutti: tutti attributi esaltanti l’amore. Sicuramente esso fu un dono di fidanzamento o di anniversario. La montatura è in avorio intarsiato e traforato con applicazioni di foglia di argento.

cms_4342/foto_3.jpg

Gli occhielli (il punto di copertura del chiodino di giunzione delle stecche) hanno cristalli incastonati. Qual è dunque la sua peculiarità? Sulle guardie (le stecche principali) sono presenti due medaglioni coperti da vetro, ognuno contenente un piccolo automa, le cui braccia sono messe in funzione da una levetta che si trova leggermente più in basso. Su un lato un cacciatore imbraccia il fucile, osservato dal suo cagnolino; sull’altro, una dama odora un mazzolino di fiori. Sulle guardie sono inoltre presenti tubicini di vetro soffiato contenenti ovatta, che venivano riempiti di profumo attraverso la grata in avorio traforato presente appena sopra la levetta. Sono pochissimi gli esemplari di questo tipo giunti fino a noi, per motivi facilmente immaginabili: la delicatezza estrema dei meccanismi, e sicuramente il costo, anche allora, non precisamente contenuto….

cms_4342/foto_4.jpg

Possedere oggi questi oggetti è un privilegio. Al di là del sentimento che dovrebbe animare chiunque si circondi di beni di antiquariato, ritengo che la possibilità di maneggiare, osservare, custodire accessori così intimi ci debba sempre invitare al rispetto profondo per la vita e la memoria di coloro che ne sono stati proprietari. Conservare oggetti antichi, di famiglia o meno, ci impone un dovere di trasmissione storica ma anche ci dona la gioia di rendere eterni sentimenti lontani, di cristallizzare eventi felici o meno, di cui forse non conosciamo l’esatta entità, ma che sicuramente fanno ancora parte della nostra quotidianità.

Anna Checcoli

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su