World Mosquito Day, il 20 Agosto

Studi scientifici, strategie e rimedi per combattere l’animale più pericoloso per l’uomo al mondo

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Il 20 agosto è il World Mosquito Day, giornata istituita su iniziativa soprattutto di istituzioni e Ong contro la malaria. In questa data, nell’anno 1897, Sir Ronald Ross scoprì che è la zanzara femmina a trasmettere la malattia mortale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità questa malattia, trasmessa dalla zanzara Anofele, portatrice del virus, ha causato nel 2017 435mila morti e 215milioni di casi nel mondo, concentrati in 11 paesi, dieci in Africa più l’India. Senza alcun dubbio, si può affermare che essa è l’animale più letale del Pianeta, tanto che anche l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile prevede, all’interno dell’Obiettivo 3, che ha la finalità di assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, di porre fine alle epidemie, tra le quali quelle causate dalla malaria e da altre malattie tropicali. Questo Goal auspica anche un ampliamento di ricerca e sviluppo ed un aumento di risorse finanziarie per la sanità. Ma come combattere quello che sembra un flagello biblico? Bill Gates nel 2008 ha lasciato in suo ruolo operativo alla Microsoft per dedicarsi ad attività benefiche. Insieme alla moglie ha dato vita alla Melissa and Bill Foundation donando somme ingenti e offrendo una guida vitale e modalità creative di finanziamento a programmi in materia di salute ed educazione globali. Tra questi la lotta alla malaria e agli insetti killer che la trasmettono. Tra le varie armi contro questi insetti, che oltre alla malaria veicolano decine di altre malattie, dalla dengue al Virus del Nilo, si sono aggiunte le zanzare stesse: in tutto il mondo sono in corso esperimenti che prevedono l’introduzione in natura di esemplari resi sterili con modifiche al Dna o attraverso radiazioni o l’esposizione a batteri per controllare le popolazioni. Un altro esperimento, che potrebbe segnare un passo avanti nella lotta contro le temute vampire, potrebbe essere un farmaco «anoressizzante» testato dagli scienziati della Rockfeller University guidati da Leslie Vosshal, neurobiologa che studia il sistema nervoso delle zanzare.

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In sintesi, i ricercatori hanno somministrato il farmaco anti fame a esemplari di zanzara aedes aegypti, quella che causa una serie di malattie tropicali. Il risultato è stato che hanno del tutto ignorato il topolino cui erano state messe di fronte. L’idea, a questo punto, è utilizzare il farmaco in trappole per zanzare lasciate nei loro habitat, o inserendolo tramite ingegneria genetica nel seme dei maschi: accoppiandosi con le femmine, i maschi Ogm trasferirebbero le proprietà anoressizzanti della molecola. Altri, invece, agirebbero sulla popolazione maschile delle zanzare. Com’è noto sono solo le femmine a succhiare il sangue, che servirà loro per produrre uova. I maschi, vegetariani, secondo quest’ultima ricerca, sarebbero resi sterili, impedendo in tal modo alle femmine di riprodursi. A bloccarne la riproduzione ci si prova da sempre. Disinfestazione in parchi e risaie, bonifiche con ovitrappole ed esche, prodotti anti larve nelle zone d’acqua stagnante, «bat box» per attirare i pipistrelli mangia zanzare, ma anche quest’anno, con l’arrivo dell’estate eccole qui, onnipresenti in tutte le città, dalle campagne al mare. In attesa che gli scienziati, con l’aiuto di imprenditori illuminati come il già ricordato Bill Gates, trovino la soluzione definitiva, non ci resta che stare attenti all’acqua stagnate nei sottovasi, per eliminare il più possibile le larve, circondarci di piante antizanzare, che al limite, sprigionano un delizioso profumo per noi umani, ed inondarci di repellente. C’è ancora molta strada da fare, ma la fiducia nella scienza saprà sostenerci.

Nicòl De Giosa

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