ZOMBIE!

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Gli zombies, i morti viventi, i risorti mangiatori di persone. Nella cultura di massa del XX secolo il fenomeno degli zombies divenne popolare grazie soprattutto ad un film del 1943 diretto da Jacques Torneur, “Ho camminato con uno zombie”. Erano già usciti film su questa tematica, a partire dal 1932 con il primo “L’isola degli zombie”, e la trama era più o meno sempre la stessa, incentrata sulla magia voodoo praticata ad Haiti. I primi zombies non erano morti viventi, ma persone private della loro volontà grazie a particolari filtri preparati da improbabili stregoni. L’origine storica del voodoo (vudu, vudù, etc), è nello schiavismo attuato dai conquistatori spagnoli, praticato nell’isola di Haiti fin dal 1700, che costrinse gli invasori, a causa di uno sfruttamento delle risorse umane troppo pesante, ad “importare” altri schiavi dall’Africa. Il pesante lavoro giornaliero veniva quindi dimenticato la notte, nelle baracche degli schiavi, creando una nuova religione. Baracche particolari, scelte per fungere da templi temporanei denominati hounfour, anche se poi, a seconda delle circostanze, poteva trattarsi anche di semplici spiazzi utilizzati a tal scopo.

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Durante quelle cerimonie i Loa, spiriti richiamati per aiutarli a combattere gli schiavisti, si impossessavano del corpo dei fedeli, sostituendosi ad una delle due anime presenti nel corpo di qualsiasi uomo. Da quei rituali poi si passò alla coercizione, o meglio, alla sottomissione psicologica dei fedeli, con la presunta possessione da parte di un Loa utilizzata per compiere vendette personali o atti criminosi. Anche il termine zombie nasce in quell’epoca, è infatti una parola creola derivante dal nome della divinità africana Nzambi, come ha ben illustrato William Seabrook nel libro “The magic island”. Nel corso del tempo queste credenze hanno fatto presa sulla popolazione haitiana ed ovviamente anche sugli schiavi portati nel nuovo continente, venendosi così a creare un trait d’union tra le due terre, con la proliferazione di miti e resoconti, dei quali il più famoso riguarda Clairvius Narcisse. Costui era un contadino haitiano che nel 1962 venne ricoverato in ospedale per sintomi febbrili e poi, dopo due giorni, morì e venne sepolto. Normale disbrigo di pratica mortuaria, o perlomeno così sembrava, se non che, 18 anni dopo, la sorella di Clairvius riconobbe il fratello in un mercato. Era sperduto, vagava tra i banchi con lo sguardo assente. Portato a casa della sorella lentamente si riprese, e raccontò della sua sepoltura, di essere stato tirato fuori dalla bara e poi di aver lavorato in una piantagione di cotone come schiavo, a causa di una droga che lo manteneva in stato di incoscienza. Poi, forse a causa della morte del bokor, lo stregone, si era liberato ed era scappato, ma non era tornato dai familiari perché temeva fossero stati loro a farlo zombificare per dei dissidi relativi ad un terreno. In seguito a questo caso vennero studiate le proprietà della tetradotossina, una neurotossina presente nel fegato del pesce palla, e si ipotizzò che fosse l’uso di questa sostanza, unita ad altre, a provocare effetti particolari nelle persone, ma tali congetture sono confutate dal consumo di pesce palla come alimento in Giappone, dove non sono mai stati riscontrati casi simili.

cms_12294/3v.jpgÈ stata poi la cultura occidentale a trasformare i morti viventi haitiani in mangiatori di persone, unendo i tratti tipici delle culture antropofaghe, in particolar modo di quelle africane e del sud America, in un melting pot letterario che ha unito diversi elementi, creando appunto il fenomeno degli zombies, celebrato magnificamente da George Romero nel suo “La notte dei morti viventi”. Da quella pellicola è iniziata l’invasione dei mangiatori di carne umana, rivisitata in tutte le chiavi possibili, dall’horror alla fantascienza fino alla comicità più demenziale de “La notte dei morti dementi”. La novità oggi, relativamente a questo tema, è rappresentata da alcune droghe in circolazione, chiamate appunto droghe degli zombie, che tolgono la volontà alle persone e che, in alcuni casi, le trasformano in cannibali feroci, con tanto di resoconti circa aggressioni a colpi di morsi. Ma non sono morti viventi, bensì il frutto di disagio mentale sfruttato da trafficanti senza scrupoli. Ad ogni modo ciò che è certo è che gli zombies non esistono, e non potremo mai imbatterci in persone che camminano senza notare ciò che accade attorno a loro, che urtano i passanti perché procedono come ipnotizzati. A meno che non si tratti di persone che guardano il loro smartphone.

Paolo Varese

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