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120 GIORNI DI DISCUSSIONI

Immaginate un grande ring e lo speaker che si appresta ad annunciare i partecipanti di questo lungo incontro: “All’angolo nord, da Padova, Andrea Crisanti; all’angolo sud, dal Sacco di Milano, Massimo Galli; all’angolo est, sempre da Padova, Giorgio Palù; all’angolo ovest, di nuovo da Milano, Maria Rita Gismondo; all’angolo nord-ovest, Ilaria Capua; e all’angolo sud-est, un autentico peso massimo, Roberto Burioni”. Suona la campanella, inizia la sfida.

Quattro mesi fa, dalla Cina arrivavano le prime notizie di un misterioso virus che stava iniziando a circolare a Wuhan. In quest’arco temporale l’Italia si è affidata a virologi ed epidemiologi, portando sotto i riflettori una categoria fino ad allora misconosciuta. Il tutto si è definito in due round: il primo per comprendere a fondo la minaccia e il secondo per definirne l’effettiva pericolosità. Da ancore di salvezza, ruolo al quale erano stati originariamente designati, gli esperti si stanno trasformando nei principali fautori della nuova fase, nonostante mediaticamente le loro posizioni non fossero sempre convergenti verso un unico punto.

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Andrea Crisanti, l’ideatore del sistema dei tamponi diffusi in Veneto, è stato tra i primi ad avvertire sul rischio dei contatti tra membri dello stesso nucleo familiare. Secondo lui i vari dispositivi di protezione, mascherine e guanti su tutti, dovrebbero essere indossati sempre, persino in casa. “Sono un cardine insieme al lavaggio delle mani, anzi, dobbiamo iniziare a considerarle come un vero indumento, perché le porteremo a lungo”. Sui tamponi era intervenuto a fine febbraio l’infettivologo Massimo Galli: “Andrebbero fatti anche agli asintomatici, come ha fatto il Veneto”, aveva dichiarato, schierandosi contro la direttiva secondo la quale i tamponi erano necessari solo in caso di riscontri legati al virus.

L’argomento gestione dei pazienti e l’asse veneto-lombarda sono più caldi che mai. Il virologo Giorgio Palù poneva l’accento sul fatto che “in Lombardia hanno ricoverato tutti, esaurendo i posti letto, e tenendo a casa i positivi asintomatici si è evitato l’affollamento degli ospedali e la diffusione del contagio”. Contagio di un virus estremamente pericoloso o solo la brutta copia dell’influenza? Per la microbiologa Maria Rita Gismondo il Covid-19, ribattezzato Sars-CoV-2, è “un’infezione appena più seria di un’influenza”.

Su uno scivolone come questo, Ilaria Capua non ci sta: “Ha fatto il salto di specie dall’animale all’uomo, è il terzo in 17 anni”. Leggasi: la capacità di mutare di questo virus non è da sottovalutare. Dulcis in fundo Roberto Burioni, praticamente la voce più autorevole in merito, prende la questione di petto, focalizzandosi sui vaccini: il famoso virologo è noto per le sue battaglie contro i cosiddetti “no vax”. A gennaio diceva che “il rischio del virus in Italia non è minimo e non avendo una cura efficace l’unico modo per contrastarlo è impedirne la diffusione”, per poi aggiungere pochi giorni dopo che “la quarantena sarebbe l’unico modo per difenderci”.

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Da aprile a gennaio, andata e ritorno: virologi, epidemiologi ed esperti vari si sono espressi… chi ha vinto l’incontro più lungo dei tempi recenti?

Data:

20 Aprile 2020