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18 FEBBRAIO 2023

Da bambino e per molti anni ho seguito il Festival di Sanremo.

Era uno dei pochi prestigiosi appuntamenti nei quali conoscevamo le canzoni che sarebbero entrate a far parte della nostra vita.

Un gran bel gioco, ma gestito con tale serietà da sublimarlo.

Da alcuni anni non lo seguo più e ne vedo solo qualche frammento che mi serve per lavoro, recuperandolo dal web.

Di ragioni ne ho tante e ne cito qualcuna, non in ordine di importanza.

La prima

Il festival è sfuggito di mano dalla Rai, diventandone padrone (femminile plurale) le varie consorterie che si susseguono nella sua organizzazione.

La seconda

L’assemblaggio di interventi che nulla hanno a che fare con il mondo della musica, della quale il festival dovrebbe costituire vetrina. Una specie di insalata russa preparata con l’intento di realizzare presunti scoop, di apparire al passo con i tempi, inserendo temi e argomenti che, in questo caso, sarebbero giustificabili solo se trattati a livello di testi, di espressività.

La terza

Il cosiddetto “look” di molti cantanti, che serve ad attirare l’attenzione in vece di uno spessore e di una consistenza che non hanno.

È vero, il concetto di look non è recente; per esempio, Patty Pravo l’ha curato spesso. Ma era un’integrazione e un dettaglio della rappresentazione che andava ad esibire.

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Per intenderci, sarebbe stata carismatica anche cantando con indosso uno di quei sacchi in cui si trasporta il caffè.

La quarta

La scelta dei “nomi d’arte” di personaggini da 15 minuti di notorietà.

Nomi dai quali traspare, per me in maniera fastidiosa, una stucchevole ricerca di originalità che può, anch’essa, riempire un palese vuoto non solo artistico.

E via dicendo….

Ma se ora scrivo del festival è perché quest’anno è successo qualcosa che ha travalicato il concetto di dignità.

Un ragazzino che palesemente ha sempre fatto leva sulla sua bellezza, purtroppo in questo caso sprecata, si è divertito (parole sue) a distruggere un’intera scenografia floreale perché c’era un problema audio.

Questo ragazzino, al quale la bellezza ha concesso di raggiungere una certa popolarità in breve tempo, non ne ha avuto abbastanza per capire che il cantare è una professione seria, che un personaggio popolare ha delle responsabilità culturali e civili, soprattutto in una società nella quale molti giovani non hanno punti di riferimento e, non per loro colpa, parametri di comportamento nel rispetto delle “cose comuni”.

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In verità provo molta pena per questo ragazzino capriccioso a cui non è stato detto che un personaggio pubblico si rivela attraverso il suo comportamento pubblico.

E faccio fatica a credere al presentatore quando parla bene di questo ragazzino e ne vanta le doti di educazione e semplicità.

La sua reazione non è proprio tipica di questo genere di carattere.

Ma il mio, caro ragazzino, non è un puro atto di accusa o di repulsione senile.

Mi piacerebbe volerti bene e apprezzarti, come per esempio stimo Ultimo.

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Non mi permetto di darti consigli, soprattutto sapendo quante volte ho sbagliato io da giovane, ma mi limito a dirti ciò che mi piacerebbe ascoltare pubblicamente dalla tua bocca. E se sentissi pronunciare queste parole, balzeresti in cima ai miei affetti e credo a quelli dei miei colleghi vecchi.

Ecco, se io fossi in te direi qualcosa del genere:

“Chiedo scusa per l’episodio increscioso che ho provocato durante la mia esibizione.

“È stata una reazione capricciosa, forse dettata dall’esigenza di far parlare di me, uno dei primi trucchi che si impara nello showbusiness.

“Non ero sicuro che il mio brano fosse all’altezza della promozione della mia persona, del mio ego, che viene prima di ogni altro elemento.

“Non ho pensato agli effetti di quel gesto: all’esempio negativo che ho potuto trasmettere; ai lavoratori che hanno dovuto pulire il palcoscenico e in tempi rapidi; alle difficoltà che avrei creato ai miei colleghi, soprattutto alle donne, che avrebbero camminato in quell’area disseminata di piccoli pericoli, magari deconcentrandoli; all’imbarazzo in cui avrei trascinato il presentatore che doveva continuare a portare avanti la serata; alla mancanza di rispetto che ho dimostrato verso tutti coloro che nell’ombra hanno lavorato per preparare il luogo dove mi sarei esibito e verso la città che mi ospitava e che dei fiori ha fatto il suo simbolo.

“E chiedo scusa per non aver pensato che il mio ego non era superiore alla dignità del pubblico in sala e a casa.

“Approfitto per promettere che non ostenterò più la mia bellezza, perché ho capito che questa non va ostentata , non va sporcata con travestimenti e trucchi che la declassano a merce avariata. La bellezza è un dono che ho il privilegio di avere e che rimanda a tante altre bellezze che la natura regala. E, in quanto tale, è attraente per la contemplazione che suscita naturalmente.

“E poiché vorrei continuare a cantare, prometto che parlerò e chiederò consigli ad alcuni grandi che mi hanno preceduto e la cui fama non è sfiorita col tempo.

“Si, magari proprio a Gianni Morandi che, mi hanno detto, è una persona semplice nel senso più alto del termine, che non si è mai fatta corrompere dalla sua storia e che conosce bene questo lavoro.

“Che sia questa la ragione per cui alla sua età è ancora così amato?

“Che possa darmi lui i consigli per continuare a vivere di musica… finché vivrò?”

Data:

18 Febbraio 2023