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2014 l’anno della Guerra Fredda 2.0

Il 2014 volge al termine. È stato un anno ricco di eventi epocali e sconvolgimenti economico politici in grado di cambiare drasticamente i vecchi e obsoleti assetti geo-politici globali. Il 2014 è l’anno zero, il punto di rottura tra gli equilibri di politica internazionale tra il blocco occidentale (Usa e UE) e il blocco post sovietico (Federazione Russa). Dopo lo scoppio della cruenta guerra civile in Ucraina tra separatisti filo russi e governativi filo americani, il mondo è sprofondato in un nuovo e temibile clima da Guerra Fredda. La questione mediorientale è divampata portando al potere il terrore nero dei tagliatori di teste dell’Isis. L’ultimo mutamento negli scenari economici mondiali, cha sta già producendo eventi politici e finanziari in Russia, è il crollo dei prezzi del petrolio a meno di 60 dollari al barile. International Post ha stilato per i propri affezionati lettori la classifica dei più importanti eventi salienti del 2014. Ripercorriamoli assieme.

Le rivolte di Piazza Maidan

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Alla fine del 2013, i manifestanti dell’Euromaidan (circa 800 mila persone radunate nella piazza principale di Kiev) protestano contro il Presidente ucraino Victor Yanukovich per il mancato accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea. Yanukovich nonstante il dissenso di una parte di cittadini, siglà accordo con la Russia di Putin (la Russia si impegnava a comprare 15 miliardi di dollari di obbligazioni ucraine e uno sconto di un terzo del prezzo del gas negli anni a venire). Questo atto fece precipitare il corso degli eventi che sfociarono in una rivolta della piazza che venne stroncata con l’uso intensivo della violenza. Questo portò all’inizio della guerra civile in Ucraina tra filorussi e filoamericani.

La Guerra di Crimea: Russia Vs USA

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A febbraio 2014 iniziano i disordini nella penisola della Crimea, il cui governo locale rifiutava di riconoscere il nuovo governo e il nuovo presidente ucraino. La Crimea ha dichiarato quindi la propria volontà di separarsi dall’Ucraina con un referendum, la cui legittimità tuttavia è respinta dall’Unione europea e dagli Stati Uniti d’America, ritenuto invece valido dalla Russia. Dalla questione nasce la guerra dell’Ucraina orientale, un conflitto ancora in corso iniziato ad aprile, quando dei manifestanti armati si sono impadroniti di alcuni palazzi governativi dell’Ucraina orientale, spinti dallo spirito independista ispirato dalla Crimea. Subito la Russia coglie l’occasione e il suo esercito varca i confini. Si scalfiscono i già labili rapporti internazionali tra la Russia e gli Stati Uniti d’America.

Abbattuto un aereo civile nei cieli di Donetsk

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Il 17 Luglio il volo Malaysia Airlines 17 (MH17/MAS17), partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur precipita nei cieli di Donetsk al confine russo ucraino. L’aereo con a bordo 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio viene abbattuto da un missile terra aria. Immediato il rimpallo di responsabilità tra filorussi e filoamericani.

Arriva il fantasma “nero” dell’Isis

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L’ISIS prende potere in Iraq e in Siria dopo diverse offensive militari nel Giugno e Luglio scorso. Lo Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ISIS) è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui leader ha proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Diversi sono stati gli attacchi terroristici firmati dall’ISIS nel corso del 2014. È tristemente passato alla storia il video della decapitazione di un giornalista americano.

Terrore anche in Nigeria

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In Nigeria, il gruppo estremista Boko Haram ha prelevato 200 donne e ragazzine nel nord-est della Nigeria, molte delle quali poi riuscite a fuggire. Il mondo di internet si era, a suo modo mobilitato: anche la first lady si è unita alla campagna internazionale per la liberazione delle oltre 200 liceali nigeriane nelle mani del gruppo terrorista. «È tempo di riportare le nostre ragazze a casa», scrive Michelle Obama con l’hashtag #BringBackOurGirls.

L’Abbraccio di Papa Francesco a Israele e Palestina

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Il Pontefice, i due presidenti israeliano e palestinese e il patriarca di Costantinopoli Bartolemeo I invocano la pace in Terra Santa. “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire si all’incontro e no allo scontro”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso della giornata della “pace”. Una giornata storica per il futuro del Medio Oriente. Cosi come storico è stato l’abbraccio tra il Presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen.

Si riaccende l’Inferno israelo-palestinese

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Vengono trovati morti i tre ragazzi israeliani rapiti il 12 giugno in Cisgiordania. L’esercito ha ritrovato senza vita i corpi di Eyal Yifrah (19 anni) Gilad Shaar (16) e Naftali Fraenkel (16) nei pressi del villaggio di Halhul vicino Hebron. Di fronte alla notizia Israele conferma la sua accusa ad Hamas. Immediata la reazione del movimento islamico: «Ogni offensiva di Israele aprirà le porte dell’inferno», ha dichiarato il portavoce di Hamas a Gaza, mettendo in dubbio la versione israeliana del rapimento.

Il crollo del prezzo del petrolio

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La picchiata dei prezzi del greggio, quasi dimezzato in pochi mesi da oltre 100 dollari al barile a meno di 60, associata alle sanzioni occidentali nei confronti di Putin, hanno messo in ginocchio il gigante russo. Annientare l’economia russa significherebbe sancire definitivamente il tramonto dello Zar Putin. Un obiettivo molto importante per le aquile di Washington. Petrolio e gas sono fondamentali per la Russia, di cui costituiscono il 70% delle esportazioni. Metà delle sue entrate fiscali dipende dagli utili delle compagnie energetiche. E questo influirebbe soprattutto sulla stabilità politica di Mosca. Quando sale il prezzo del petrolio si rafforza anche il leader del Cremlino (lo si è visto nell’ultimo decennio con Putin), quando il prezzo cala il potere traballa (è successo con Gorbaciov e poi con Eltsin). A partire dal marzo di quest’anno, in coincidenza con l’invasione della Crimea, il costo del greggio ha iniziato la sua corsa all’ingiù. Ogni calo di un dollaro implica una perdita per Mosca di 1,7 miliardi.

Rublo in caduta libera

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Prima l’ embargo economico (firmato Usa e Unione Europea), poi il ribasso dei prezzi del petrolio a 60 dollari al barile (petrolio e gas sono risorse fondamentali per la Russia, di cui costituiscono il 70% delle esportazioni. Metà delle sue entrate fiscali dipendono dagli utili delle compagnie energetiche. Un crollo dei prezzi energetici significa influire sulla stabilità politica di Mosca) e adesso l’attacco speculativo ai danni del Rublo russo. La speculazione finanziaria si è avventata come un avvoltoio sulla moneta del Cremlino tanto che la Banca Centrale Russa per contrastare gli attacchi della finanza ha dovuto deprezzare fortemente il rublo (che ha perso il 9,4% rispetto al dollaro nella sola giornata di Lunedì 15 Dicembre) portando la svalutazione monetaria rispetto alla valuta a stelle e strisce al 50% dall’inizio del’anno). La Bcr ha anche affermato nel suo rapporto di dicembre che le previsioni di crescita per il 2015 indicano una crescita negativa del 4 per cento, che il quotidiano di Mosca definisce “recessione dolce”.

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31 Dicembre 2014