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456 boss mafiosi hanno chiesto scarcerazione(Altre News)

Almeno 456 boss mafiosi hanno chiesto scarcerazione

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(Elvira Terranova) – I detenuti al carcere duro che hanno presentato istanza di scarcerazione potrebbero essere più di 456. E’ quanto emerge dalla relazione inviata dal vicecapo del Dap Roberto Tartaglia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e che l’Adnkronos ha visionato. “Deve precisarsi – si legge nel documento riservato, che il dato relativo al numero delle istanze prendenti presentate dai detenuti sottoposti al regime 41 bis e appartenenti al circuito dell’alta sicurezza non comprende quelle che i detenuti potrebbero avere avanzato per il tramite dei propri difensori di fiducia o per il tramite dei familiari, oppure potrebbero avere trasmesso in busta chiusa all’Autorità giudiziaria, per acquisire le quali saranno necessari sicuramente tempi più lunghi”.

Dei 456 boss di cui si conoscono le istanze “225 sono detenuti definitivi”, come si legge nella relazione e “231 sono detenuti in attesa di primo giudizio, imputati, appellanti e ricorrenti”.

Il Dap ha subito dato inizio “all’acquisizione dagli istituti penitenziari delle istanze presentate e alla conseguente attività di analisi finalizzata alla predisposizione di idonee misure organizzative”. Nel documento emerge che attualmente sono 745 i detenuti sottoposti al regime del carcere duro e 9.069 detenuti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza. Di questi 273 detenuti “appartengono al sottocircuito alta sicurezza 1”, 80 detenuti “al sottocircuito alta sicurezza 2” e 8.716 detenuti appartengono al sottocircuito alta sicurezza 3.

Messe con i fedeli dal 18 maggio

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La Chiesa italiana riavrà le messe col popolo dal 18 maggio. E’ stato infatti firmato questa mattina, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo. “Il testo – spiega la Cei – giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno – nello specifico delle articolazioni, il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci – e il Comitato Tecnico-Scientifico”.

“Nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, il Protocollo – spiegano ancora i Vescovi – indica alcune misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti; la comunicazione da predisporre per i fedeli, nonché alcuni suggerimenti generali. Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale”.

Il Protocollo – firmato dal presidente della Cei, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese – entrerà appunto in vigore da lunedì 18 maggio.

“Il Protocollo è frutto di una profonda collaborazione e sinergia fra il Governo, il Comitato Tecnico-Scientifico e la Cei, dove ciascuno ha fatto la sua parte con responsabilità”, ha evidenziato il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ribadendo l’impegno della Chiesa a contribuire al superamento della crisi in atto.

Messe di nuovo col popolo “nel rispetto della salute di tutti – ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo – E’ stato definito un Protocollo che prevede alcune misure sanitarie per celebrare nel rispetto della salute di tutti”.

“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il premier Conte – esprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la Cei per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese”.

“Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo – ha concluso la ministra dell’Interno Lamorgese -: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

Le norme anti contagio previste per le messe aperte ai fedeli da lunedì 18 maggio si estendono anche ai battesimi, ai matrimoni e all’unzione degli infermi. Nel Protocollo si richiamano i fedeli al rispetto della “distanza minima di sicurezza pari ad almeno un metro laterale e frontale”.

Le norme prevedono poi di disinfettare ogni volta microfoni, ampolline e oggetti utilizzati per la celebrazione eucaristica. Obbligo anche di sanificazione dei locali e di continua areazione. Si chiede di “ridurre al minimo la presenza dei concelebranti e dei ministri di culto”. Si all’organista ma “in questa fase” niente coro. I fedeli all’ingresso delle chiese troveranno i manifesti ben visibili con le regole anti contagio. Si ricorda che la Chiesa è off limits a chi ha temperatura corporea pari o superiore a 37.5. Inibito l’ingresso anche a chi ha avuto contatti con contagiati.

Il Protocollo prevede norme alla portata di tutte le comunità: da quelle più attrezzate, alle realtà più piccole che magari possono contare su un solo sacerdote. Regole chiare, precise, non equivocabili, in fondo semplici, che fanno appello al senso di responsabilità e di intelligenza dei sacerdoti e dei fedeli. Se dunque una comunità non è pronta a garantire il rispetto delle norme anti contagio, il ragionamento alla base della definizione del Protocollo come apprende l’Adnkronos, si aspetta. Aprirà le messe ai fedeli solo chi sarà in grado di garantire il totale rispetto del Protocollo.

La data del 18 maggio, un po’ una sorpresa rispetto alle previsioni fatte dagli stessi Vescovi che attraverso il loro presidente Gualtiero Bassetti avevano invitato alla prudenza, parlando indicativamente dell’ultima settimana di maggio, è maturata stamani. Il Comitato Tecnico Scientifico, sempre a quanto si apprende da fonti autorevoli, ha approvato il Protocollo ma non ha stabilito una data. Le regole però erano così chiare e ponderate che il ministero dell’Interno ha ritenuto che la data del 18 maggio, peraltro giorno feriale e più facilmente gestibile, fosse giusta per ripartire.

Il barbiere di Mattarella: “Riaprire presto, pronto a chiudere bottega”

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(Elvira Terranova) – “E’ dura stare chiusi per quasi tre mesi. Le bollette arrivano e vanno pagate subito, ma senza entrate diventa sempre più difficile. Spero davvero che il Governo ci ripensi e faccia riaprire i barbieri prima del primo giugno. Non conviene più lavorare. Se continua così, potrei anche chiudere la mia bottega”. E ancora: “Anche il Capo dello Stato avrebbe bisogno di tagliare i capelli… Conte pare li tagli da solo, il Presidente Mattarella aspetta di tornare a Palermo”. A parlare con l’Adnkronos è Franco Alfonso, il barbiere storico del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha il salone a Palermo. E anche il suo negozio è chiuso, come quello di migliaia di altri parrucchieri e barbieri, dopo il lockdown.

“In queste settimane mi sono attrezzato di tutto l’occorrente – spiega Franco Alfonso, 82 anni – ho comprato gli attrezzi usa e getta, la sanificazione verrà eseguita a breve, stanno arrivando le mascherine e gli altri dispositivi di protezione personale. Insomma, noi siamo pronti per aprire. Anche il prossimo 18 maggio. Spero davvero che ci facciano aprire. Oltre due mesi senza incassare un solo euro è davvero dura. Certo, prima viene la salute. Però noi siamo in ginocchio”.

“Tutta la categoria è in ginocchio. Vediamo cosa decideranno il Presidente Musumeci e il Governo nazionale. Noi saremmo ben felici di riaprire”, spiega ancora il barbiere che lavora “da 57 anni”, come tiene a sottolineare. “I clienti mi chiamano disperati – dice ancora Franco Alfonso – io sto già prendendo appuntamenti, senza neppure sapere la data di apertura. Appena lo sapremo richiamerò coloro che si sono prenotati e li farò venire. A turno. Noi siamo in tre a lavorare nel negozio, che è molto grande. Ci sono quasi 5 metri di distanza tra una postazione e un’altra. I dipendenti sono tutti part time, perché noi lavoriamo solo su prenotazione, da sempre. La nostra clientela è molto selezionata”. E tra i clienti ’eccellenti’ c’è anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Nella sua prima uscita ufficiale, in video, diventò virale, oltre un mese fa, la conversazione del Capo dello Stato Matteralla con il suo consigliere per la stampa, Giovanni Grasso, con il quale si lamentava per i capelli lunghi. “Eh, Giovanni. Neanche io vado dal barbiere…”, disse sistemandosi i capelli bianchi. “Io lo aspetto, come tutti gli altri clienti – dice ancora Franco Alfonso – Appena tornerà a Palermo, spero presto, gli potrò finalmente tagliare i capelli”.

Il barbiere di Mattarella già sa come si dovrà comportare alla riapertura. “Tra un cliente a un altri lasceremo almeno un’ora per avere il tempo di pulire, igienizzare la poltrona, sterilizzare tutto, insomma. Ho acquistato lo sterilizzatore che si usa nelle sale operatorie. Disinfetteremo ogni volta le poltrone. Davanti al cliente, così vede con i suoi occhi quello che facciamo”. Dice che qualche cliente lo ha chiamato per chiedergli se era disponibile ad andare a casa. “Ma io mi sono rifiutato categoricamente – dice – Io dopo quasi 60 anni di onorata carriera non farei mai una cosa del genere. Sono un professionista serio”. Però, non nasconde la sua stanchezza per quello che sta accadendo e per quello che lo aspetta in futuro: “Ora riapro, certo – dice – però in un prossimo futuro chiuderò il mio salone, perché davvero non conviene più restare aperti. Lo faccio solo per i clienti. Troppe spese, e adesso ancora di più. Non mi sono arrivati neppure i 600 euro del Governo, intanto mi è arrivata la bolletta della luce, direttamente addebitata sul conto corrente, oltre all’Inps e la tassa sulla spazzatura, oltre 700 euro. Tutto senza un euro di entrata. CI sono barbieri, specie quelli più giovani, che non sanno cosa mangiare. Per questo motivo abbiamo istituito a Roma un fondo per aiutare chi non ce la fa. E anche io ho contribuito”.

Poi torna sul Presidente Sergio Mattarella e dice: “Avrà i capelli molto lunghi. Ho visto in una trasmissione che il premier Conte si taglia i capelli da solo. Che dire? Io che faccio il barbiere non ci riesco. Beato lui che lo sa fare da solo…”. “Il Presidente è venuto a Palermo l’ultimo sabato di febbraio e gli ho tagliato i capelli”, dice. Da quando è stato eletto Capo dello Stato, cinque anni fa, Mattarella fa venire il signor Alfonso nella sua abitazione, per questioni di sicurezza. “Quel sabato – racconta il barbiere – ci sono andato, come faccio sempre quando gli vado a tagliare i capelli e dare una sistemata alla sua chioma bianca, ma non immaginavamo che io avrei dovuto chiudere temporaneamente il salone e il Presidente non potesse venire per così tanto tempo a Palermo. Quel giorno venne solo per poche ore, ricordo, perché doveva rientrare subito a Roma”.

Salone del libro, edizione on line dal 14 al 17 maggio

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Rinviato a causa dell’emergenza Covid 19, il Salone del Libro di Torino in attesa di tornare nella veste abituale, in autunno o non appena possibile, dal 14 al 17 maggio sarà on line con un’edizione straordinaria della manifestazione dedicata alle vittime del virus, ai loro parenti, al personale medico e paramedico.

Per quattro giorni sul sito del Salone e sui canali social (Facebook, Instagram, Twitter) sarà possibile seguire un ricco programma di eventi in live streaming e interagire con gli ospiti nazionali e internazionali che hanno risposto all’appello lanciato dal gruppo di lavoro del Salone. Ad aprire l’edizione ‘vitusle’, giovedi’ prossimo una lezione di Alessandro Barbero in collegamento dalla Mole Antonelliana di Torino.

Tra i tanti ospiti Amitav Ghosh e i ragazzi di Fridays For Future, David Quammen, André Aciman, Javier Cercas, Annie Ernaux, Salman Rushdie, Alessandro Baricco, Samantha Cristoforetti, Jovanotti, Vinicio Capossela, Zerocalcare, Roberto Saviano, Paolo Rumiz,Paolo Giordano, Francesco Fabrizio Gifuni e Linus.

Roma, omicidio sul Tevere: fermato un 45enne

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Omicidio a Ponte Sisto questa sera poco dopo le 20. Un uomo è stato trovato morto sulla banchina del Tevere con diverse ferite da arma da taglio al volto e sulle mani. Poco dopo gli agenti della polizia del reparto Volanti hanno fermato il presunto omicida: si tratta di un uomo di 45 anni.

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8 Maggio 2020