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5S-Lega: subito deficit al 2,4%

5S-Lega: subito deficit al 2,4%

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Allentare i vincoli di bilancio portando il rapporto deficit/Pil al 2,4%. A quanto apprende l’AdnKronos da fonti di governo M5S, è questa la richiesta che i 5 Stelle e la Lega vorrebbero sottoporre al ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

A Palazzo Chigi si terrà giovedì pomeriggio un vertice economico, che si preannuncia durissimo: da un lato la parte politica, decisa a portare a casa i principali punti del contratto di governo ’giallo verde’, dall’altro il responsabile di via XX Settembre e i tecnici, che vorrebbero tener fede all’impegno preso in Europa, tenendo l’asticella del rapporto deficit/Pil all’1,6%. Subito dopo è previsto il Consiglio dei ministri che dovrà varare la Nota di aggiornamento del Def.

SALVINI: “C’E’ ACCORDO” – “Questo paese deve crescere, i ragazzi devono lavorare e occorre fare investimenti produttivi. Su questo l’accordo c’è, po poi lo zero virgola in più o in meno è l’ultimo dei problemi. Nessuno fa o farà gesti eclatanti, anche perché altri paesi badano al sodo e non ai decimali e quindi facciamo lo stesso, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, parlando della manovra economica all’arrivo alla festa de ’La Verità’.

Tria ha giurato di essere fedele agli interessi della nazione? “Anche io, agli interessi della nazione – replica – e che la gente torni a lavorare e pagare meno tasse”.”Questa manovra dovrà essere fondata sul lavoro, sul diritto al lavoro, sul rispetto del lavoro e sul pagamento del lavoro”, sottolinea. Quanto ai tecnici, il vicepremier taglia corto: “A me stanno simpatici tutti”.

TECNOCRATI – ’’C’è tanto lavoro da fare’’ ha ammesso il vicepremier Luigi Di Maio, annunciando che servirà un nuovo vertice governativo dedicato alla legge di bilancio. ’’Un nuovo incontro? Questo è sicuro” ha tagliato corto lasciando la sala del governo a Montecitorio. Poi, via Facebook, ha detto che nell’apparato dello Stato “ci sono tanti tecnocrati”, collocati lì dai partiti, “una zavorra del vecchio sistema di cui dobbiamo liberarci”.

CONTE – “Dobbiamo chiudere questa manovra e fare le riforme”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, al termine dell’intervento all’Assemblea generale dell’Onu, a New York.

“Nel mio intervento – ha aggiunto poi in conferenza stampa – ho espresso quella che è una direzione fondamentale, anche di politica, di questo governo che presiedo: cioè l’attenzione alla giustizia sociale, a rendere condizioni di vita ai cittadini, ad assicurare loro una piena dignità. Quindi, in questa prospettiva, un passaggio importante, un capitolo importante, è il reddito di cittadinanza”.

“Non potremmo ovviamente perseguire una manovra economica in modo responsabile – avverte Conte – con 4 milioni e 700 poveri, rimanendo assolutamente indifferenti e non adottando misure che non possano recuperare le persone che in questo momento sono drop out, come si dice in inglese, ovvero tagliate fuori, emarginate. Persone cioè, non recuperate al circuito del lavoro, a una vita economica e sociale piena del Paese’’.

LEGGE FORNERO – Ma, intanto, anche il restyling della legge Fornero, con l’introduzione della cosiddetta quota 100 per andare in pensione, sarebbe al centro di un braccio di ferro con il ministro dell’Economia. Che, per tenere salvi i vincoli di bilancio, vorrebbe tenere fuori dalla manovra la revisione, lasciando che la questione – uno dei punti del contratto di governo ’giallo-verde’ – venga affrontata più avanti. Lo ha spiegato Di Maio, a quanto apprende l’AdnKronos, nella riunione di martedì sera con i ministri M5S, raccontando di presunte “resistenze” da parte di Tria e la squadra dei tecnici a lavoro a modificare la legge sulle pensioni varata dal governo Monti.
TRIA: “HO GIURATO PER LA NAZIONE” – Intervenendo a un convegno della Confcommercio, il ministro dell’Economia ha snocciolato gli interventi chiave in vista della legge di Bilancio autunnale, fissando obiettivi e paletti, dopo settimane di braccio di ferro con la politica sulle risorse. “Ho giurato nell’esclusivo interesse della nazione e non di altri, e non ho giurato solo io, ma anche gli altri – ha scandito il titolare di via XX Settembre -. Ovviamente ognuno può avere la sua visione ma in scienza e coscienza, come si dice, bisogna cercare di interpretare bene questo mandato”.

Jobs act, Consulta boccia calcolo indennizzi

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La Consulta boccia il criterio di determinazione dell’indennità di licenziamento contenuta nel Jobs act. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato “illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte – non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto ’Decreto dignità’ – che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato” spiega una nota.

In particolare, la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, “contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione”.

Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

DI MAIO – “Il Jobs act abbiamo iniziato a smantellarlo non solo noi ma anche la Corte Costituzionale” ha commentato il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, al question time alla Camera, spiegando che “bene aveva fatto il decreto dignità a lavorare nella direzione oggi indicata dalla Consulta”.

CAMUSSO – “Dalla Corte Costituzionale è arrivata una decisione importante e positiva” ha dichiarato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. “Nelle prossime settimane avremo modo di commentare nel dettaglio la decisione, tuttavia quanto stabilito oggi dalla Corte, a seguito di un rinvio del Tribunale di Roma su una causa per licenziamento illegittimo promossa dalla Cgil, è un segnale importante per la tutela della dignità dei lavoratori” ha aggiunto Camusso.

“Un sistema – ha sottolineato la leder della Cgil – irragionevole e ingiusto, che calpesta la dignità del lavoro e che permette di quantificare preventivamente il costo che un’azienda deve sostenere per ‘liberarsi’ di un lavoratore senza avere fondate e reali motivazioni. Vale a dire quello che potremmo definire la rigida monetizzazione di un atto illegittimo”.

Conte: “Al Sisi assicura verità e giustizia per Regeni”

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“Con Al Sisi oggi è stata la prima occasione di incontro in cui ho riassunto la posizione italiana, già anticipata da alcuni miei ministri in visita al Cairo. Ad Al Sisi ho chiesto per Giulio Regeni verità e giustizia e che i colpevoli vengano trovati e condannati. Al Sisi mi ha dato assicurazioni che sarà fatto di tutto’’. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, a New York.

“Con Al Sisi – ha aggiunto – abbiamo parlato della Libia. Era già a conoscenza della Conferenza che si svolgerà in Italia a novembre. Non è che la Conferenza possa dirimere tutti i conflitti, stiamo lavorando affinchè questa costituisca un’occasione, una chance proficua nell’interesse del popolo libico, senza alcuna pretesa di offrire soluzioni preconfezionate. Non è la panacea di tutti i problemi. Vogliamo dare un contributo per la stabilizzazione del Paese”.

Statali, assunzioni in arrivo

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Assunzioni in arrivo per gli statali. Gli attesi fabbisogni delle Pa centrali, infatti, “sono arrivati” al Dipartimento della Funzione pubblica e pertanto “siamo pronti con le prime assunzioni”. Ad annunciarlo è il ministro della Pa Giulia Bongiorno, a margine di un’audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro di Camera e Senato. “Sono arrivati i fabbisogni dei ministeri e anche delle forze dell’ordine“, ha quindi garantito Bongiorno. L’obiettivo, spiega, “è un concorso l’anno e ci sarà un mio decreto per la loro semplificazione. Con i miei concorsi chi vince vince e chi perde perde”.

“Concorsi certi ogni anno e basta con gli idonei”, basta dunque – continua il ministro – al metodo che vuole che si facciano “i concorsi e praticamente li vincono tutti”. Secondo Bongiorno ci saranno “assunzioni mirate” per “esperti in digitalizzazione e semplificazione delle procedure, due categorie che nel mio provvedimento dovranno avere la priorità”, “perché se non semplifico non posso digitalizzare”.

“La semplificazione è fondamentale”, continua il ministro, e “siccome c’è fretta” di assumere per il ricambio generazionale nella Pa, Bongiorno intende procedere “per le assunzioni con il metodo Scia: prima assumo poi controllo. Una procedura semplificata“. Per il ministro, la “pubblica amministrazione è al collasso perché mancano certe figure specifiche”.

Del resto, ha ricordato Bongiorno, “è falso dire che non serve assumere, non è vero che abbiamo dipendenti pubblici in esubero, ne abbiamo meno di altri Paesi europei e siamo fanalino di coda a livello generazionale, non ne abbiamo a sufficienza sotto ai 34 anni. L’età media è 52 anni, la mia età – ha aggiunto – il dirigente medio ha 57 anni, allora è gravissimo continuare così con assett che vanno crollando”.

Pd lancia la contromanovra

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Equità e crescita. Sono le stelle polari della “contromanovra” del Pd, abbinate alle priorità che sono i giovani, le famiglie con figli, la casa e i poveri. In capitoli, quello sul Taglio del costo del lavoro è la priorità della manovra dem. Previsto un taglio stabile di un punto all’anno per quattro anni per tutti i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Costo: 350 milioni, primo anno.

Sulle pensioni di garanzia, la proposta Pd è quella di avviare dal 1 gennaio 2019 le pensioni minime a 750 euro al mese. Sul documento dem si sottolinea che questo “significa gettare le basi di un pilastro di garanzia per i giovani che andranno in pensione interamente col sistema contributivo e che avranno carriere professionali totalmente discontinue. Obiettivo è l’equità intergenerazionale”.

Il capitolo sostegno alle famiglie, nella contromanovra Pd, “costa un quinto di quello che costerebbe la Flat tax scritta nel contratto di governo se realizzata”. La ’contromisura’ del Pd prevede 240 euro al mese per ogni figlio minore a carico. Il costo è di 9 miliardi, il più oneroso della contromanovra.

Tra le misure dedicate alle casa, sono previste le detrazioni sugli affitti uguali alle detrazioni sui mutui casa. In cifre: il 19% se si spendono un massimo di 4mila euro all’anno, pari quindi a massimo 760 euro all’anno. Ma per i giovani under 30 è prevista una maggiorazione così da raggiungere 1.800 euro all’anno. Per il Pd è “indispensabile” occuparsi di 4 milioni di famiglie che vivono in affitto, più di un terzo in condizioni di disagio abitativo. Il 38% delle giovani coppie sono in affitto. Il costo della misura è di un miliardo. Si pensa poi di rafforzare il piano delle periferie con investimenti nell’edilizia popolare e sociale.

Un altro capitolo è quello dedicato al rafforzamento del Reddito di inclusione contro la povertà con 3 miliardi in più, per 6 miliardi complessivi, aiutando un milione e mezzo di famiglie in povertà assoluta. Il costo è di 3 miliardi.

Capitolo a parte è dedicato agli investimenti. Nella contromanovra Pd si sottolinea che “quelli pubblici vanno riportati entro 3-5 anni dal 2% al 3% Pil, il livello del 2008, con priorità all’ambiente e alla manutenzione soprattutto nel Mezzogiorno. Si deve accelerare la spesa dei 150 miliardi già stanziati dai governi del centrosinistra e dei finanziamenti Ue. Su quelli privati, non smantellare ma potenziare Industria 4.0, ecobonus-sismabonus”.

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27 Settembre 2018