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A dangerous shift in tempo as rebels bolster troop numbers against government forces

It was never likely to be quiet in east Ukraine yesterday, after the breakdown of peace talks to which neither side appeared particularly committed.

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It lived up to expectations, with towns on either side of the battles between rebel forces and besieged government troops suffering intensive shelling. The fiercest battles were concentrated in the town of Debaltsevo, around 34 miles to the north-east of Donetsk. It lies between the rebel-held cities of Luhansk and Donetsk – a bottleneck where rebels could soon seize victory against Kiev. Government forces have been surrounded by rebel forces to the west, south and east, ever since they regained the town in August. Now, however, newly confident rebels have made a push to totally surround the Ukrainian troops.

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Debaltsevo has thus become intolerable for those poor, immobile, elderly or simply stubborn civilians who remain. Some 2,000 residents are thought to have left in the past two days, despite the town having been without water and electricity for more than a week. Residents rely on the few volunteers who dare to travel the main road into Debaltsevo for evacuation and supplies. Government spokesman Andriy Lysenko said yesterday that recent assaults on government positions at Debaltsevo had been repelled and, for the moment at least, Kiev still was in control of the town. “The units that have arrived in support of our troops in Debaltsevo are counter-attacking and denying the enemy the opportunity to complete the encirclement,” he said.

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Separatist fighters burst through Ukrainian lines last week in the village of Vuhlehirsk on the road west of Debaltsevo, gaining access to a ridge overlooking the highway from the town. Ukrainian tanks were seen yesterday shooting from open fields at the treeline on that ridge. Rows of trenches near a bridge nine miles to the north of Debaltsevo yesterday suggested that Kiev may have a fallback position to surrender the town. The fighting came as Russian-backed rebel leader Aleksandr Zakharchenko introduced a general mobilisation of citizens of conscription age within his “Donetsk People’s Republic”. “We intend to enlist enough more men so that our army reaches 100,000,” he announced. The first wave would be voluntary, he continued, but might become mandatory should numbers prove insufficient.

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If implemented, the mobilisation would represent a significant increase in the rebel’s fighting potential. Commanders have suggested to The Independent that the current strength of both Luhansk and Donetsk rebels is comparable to the Ukrainian side. Mr Zakharchenko’s announcement is likely to have two immediate effects: increased migration of conscription age men from the Donetsk region; and a lower take-up for Ukraine’s own mobilisation drive. Many of Mr Zakharchenko’s recent announcements appeared to have been designed to discourage young Ukrainians from taking up the draft. Just a week ago, he claimed that rebels would no longer be taking any prisoners in an apparent attempt to instil fear into wavering individuals.

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The Ukrainian mobilisation wave, meanwhile, has not been going well. Government sources revealed that only 10 per cent of 75,000 have responded to the draft, the lowest number in any of the previous mobilisation. Yesterday, fierce protests broke out in the capital, Kiev, with fighters from the Aydar Ukrainian volunteer battalion burning tyres at the entrance to the Ukrainian Defence Ministry during demonstrations against the possible disbandment of their battalion. The first month of 2015 has been an emotional and turbulent one for Ukraine, with rebels gaining an important psychological victory at Donetsk airport, and by pushing the territorial demarcation lines elsewhere. Speaking to The Independent, “Shiba”, a deputy commander of a battalion within the Vostok brigade, confirmed that the rebels planned to drive government forces hard beyond the edge of Donetsk and Luhansk administrative regions, and that plans existed for them to do so. “The order to fully engage has not yet been received,” he warned.

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Elsewhere, the rebel stronghold of Donetsk came under sustained shelling again. It was estimated that 15 civilians had been killed over the weekend. Kiev said five soldiers had died within 24 hours in the eastern regions. Even as Vladimir Putin described his “extreme concern” at events in the east yesterday, Barack Obama appeared to step closer to providing arms to Kiev. A US military official told the Associated Press that Washington was considering sending defensive lethal aid, potentially including anti-tank missiles and armoured vehicles. The German Chancellor, Angela Merkel, reiterated her opposition to arming Ukraine. “It is my firm belief that this conflict cannot be solved militarily,” Ms Merkel said following a meeting with her Hungarian counterpart, Viktor Orban, in Budapest.

cms_1813/bandiera_ita.jpgCrisi ucraina

Un rapido pericoloso cambiamento in cui i ribelli rafforzano il numero di truppe contro le forze governative.

Probabilmente fino a ieri l’est dell’Ucraina non è mai stata una zona tranquilla, dopo la rottura delle trattative di pace in cui nessuna delle due parti è stata particolarmente impegnata. È stato all’altezza delle aspettative, con le città che su entrambi i lati delle battaglie tra forze ribelli e le truppe governative assediate hanno sofferto un bombardamento intensivo. Le battaglie più feroci si sono concentrate nella città di Debaltsevo, circa 34 miglia a nord-est di Donetsk. Si trova tra le città ribelli di Luhansk e Donetsk – un collo di bottiglia dove i ribelli potrebbero presto cogliere la vittoria contro Kiev. Le forze governative sono state circondate a ovest, a sud e a est, dalle forze ribelli da quando hanno occupato la città ad agosto. Ora, però, le nuove reclute tra i ribelli hanno spinto affiché circondassero le truppe ucraine. Debaltsevo è così diventata invivibile per i cittadini poveri, quelli che non possono spostarsi, gli anziani o semplicemente le persone ostinate che vi rimangono. Circa duemila residenti si pensa abbiano lasciato negli ultimi due giorni, nonostante la città sia senz’acqua ed elettricità da più di una settimana. I residenti si affidano a pochi volontari che hanno il coraggio di percorrere la strada principale in Debaltsevo per l’evacuazione e le forniture. Il portavoce del governo Andriy Lysenko ha detto ieri che i recenti attacchi contro le posizioni di governo a Debaltsevo erano stati respinti e, almeno per il momento, Kiev aveva ancora il controllo della città. “Le unità che sono arrivate a sostegno delle nostre truppe in Debaltsevo rappresentano un contro attacco e negano al nemico la possibilità di completare l’accerchiamento” ha riferito. I combattenti separatisti hanno fatto irruzione attraverso linee ucraine la settimana scorsa nel villaggio di Vuhlehirsk sulla strada ad ovest di Debaltsevo, l’accesso ad un crinale che domina la strada della città. I serbatoi ucraini sono stati ripresi ieri dai campi aperti al confine su quel crinale. Le righe delle trincee vicino al ponte nove miglia a nord di Debaltsevo indicava come Kiev potrebbe essere in una posizione possibile alla resa. Il combattimento è stato organizzato del leader ribelle russo Aleksandr Zakharchenko il quale ha lanciato una mobilitazione generale della popolazione in età di leva all’interno della sua “Repubblica Popolare di Donetsk”. Ha annunciato: “intendiamo arruolare un numero sufficiente di uomini affinché il nostro esercito raggiunga le centomila unità”. La prima ondata sarebbe volontaria, ha proseguito, ma potrebbe diventare obbligatoria se i numeri si riveleranno insufficienti. Se attuata, la mobilitazione rappresenterebbe un notevole aumento della capacità di combattimento dei ribelli. I comandanti hanno suggerito al giornale The Indipendent che l’attuale forza di entrambi i ribelli di Luhansk e Donetsk è paragonabile a quella ucraina. L’annuncio di Zakharchenko potrebbe avere due effetti immediati: una maggiore migrazione di uomini maggiorenni verso dalla regione di Donetsk oppure una mobilitazione dal resto dell’Ucraina. Molti degli annunci recenti di Zakharchenko sembravano fossero stati progettati per scoraggiare i giovani ucraini. Appena una settimana fa, ha affermato che i ribelli non starebbero più prendendo eventuali prigionieri in un apparente tentativo di provocare la paura negli individui esitanti. L’onda di mobilitazione ucraina, nel frattempo, non è andata bene. Fonti governative hanno rivelato che solo il 10 per cento dei 75.000 hanno risposto al progetto, il numero più basso di qualsiasi mobilitazione precedente. Ieri, feroci proteste scoppiate nella capitale, Kiev, con i combattenti che hanno bruciato pneumatici davanti il battaglione volontario ucraino Aydar all’ingresso del ministero della Difesa ucraino durante le manifestazioni contro il possibile scioglimento del loro battaglione. Il primo mese del 2015 è stata di natura emotiva e turbolenta per l’Ucraina, con i ribelli che hanno ottenuto un’importante vittoria psicologica all’aeroporto di Donetsk, e hanno spinto le linee di demarcazione territoriale altrove. Parlando al The Independent, “Shiba”, un vice comandante di un battaglione all’interno della brigata Vostok, ha confermato che i ribelli hanno in programma di guidare le forze governative oltre il bordo delle regioni amministrative di Donetsk e di Luhansk, e che tutto era già stato pianificato da tenpo. “L’ordine di attivarsi pienamente non è stato ancora ricevuto”, ha avvertito. Altrove, la roccaforte dei ribelli di Donetsk è stata nuovamente bombardata. E’ stato stimato che 15 civili sono stati uccisi durante il fine settimana. Kiev ha detto che cinque soldati sono morti nelle ultime 24 ore nelle regioni orientali. Anche come Vladimir Putin ha descritto la sua “estrema preoccupazione” in occasione degli eventi di ieri nella zona orientale, Barack Obama è apparso al punto più vicino di fornire armi a Kiev. Un funzionario militare degli Stati Uniti ha detto all’Associated Press che Washington sta considerando l’invio di aiuti di difesa, compresi missili anticarro e veicoli blindati. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito la sua opposizione ad armare l’Ucraina. Ha dichiarato dopo un incontro con il suo omologo ungherese, Viktor Orban, a Budapest: “E’ mia ferma convinzione che questo conflitto non può essere risolto militarmente”.

(Tradotto dall’articolo Ukraine crisis: A dangerous shift in tempo as rebels bolse troop numbers against government forces scritto da Oliver Carroll pubblicato sul sito www.independent.co.uk -febbraio 2015)

Data:

5 Febbraio 2015