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A Firenze restaurata la Cappella Brancacci

(Adnkronos) – La Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine di Firenze è stata messa al sicuro, con un innovativo intervento di consolidamento, e i capolavori quattrocenteschi di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi hanno ritrovato la lucentezza e i colori di un tempo. Dopo quasi tre anni e mezzo, sono i terminati i lavori di indagini e restauro dei celebri dipinti murali, un lavoro sostenuto dalla Fondazione Friends of Florence e da Jay Pritzker Foundation, che ha visto la sinergia fra il Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Opificio delle Pietre Dure.  La necessità di un intervento sugli affreschi della Cappella Brancacci era emersa nel novembre 2020, quando venne verificata la presenza del distacco di un piccolo frammento di pellicola pittorica dalla scena con la Disputa di Simon Mago dipinta da Filippino Lippi agli inizi degli anni ’80 del Quattrocento; è scattata così la necessità di programmare un approfondimento sullo stato di conservazione generale del ciclo pittorico. Una prima analisi, svolta in collaborazione con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, aveva confermato la presenza di alcuni distacchi del’intonaco pittorico in atto e la conseguente esigenza di eseguire operazioni di pronto intervento necessarie per la stabilizzazione delle criticità conservative, nonché l’opportunità di sviluppare lo studio delle cause.  Il piano di restauro ha previsto la sperimentazione di tecniche innovative di indagine, con l’accertamento di caratteri materici ad oggi ignoti del contesto figurativo, tali da addivenire a nuove ipotesi di ricostruzione della stessa immagine originaria dei dipinti, che potrebbe portare a riscrivere una importante pagina nella storia del ciclo pittorico e dell’effettivo apporto dei suoi autori. Gli approfondimenti sullo studio del contesto, stimolati e sollecitati dall’interpretazione dell’enorme corpo di informazioni raccolte, con lo sviluppo della conoscenza che le indagini scientifiche hanno delineato, saranno definitivamente illustrati in un convegno che si terrà la primavera 2025 in cui saranno divulgati nella loro interezza, tutti i risultati del lavoro.  Il team interdisciplinare di ricercatori coinvolti nell’impresa ha consentito di stabilire le azioni necessarie per garantire la risoluzione delle criticità conservative rilevate, oltre a raggiungere importantissimi risultati nella storia conservativa della cappella, quali: la conferma dell’efficacia delle metodologie impiegate nel restauro condotto negli anni Ottanta del secolo scorso sotto la direzione di Umberto Baldini; la possibilità di intervenire sul bene non con un ulteriore restauro ma attraverso un idoneo piano di manutenzione programmata nel tempo; l’archiviazione dell’immenso patrimonio di informazioni acquisite con le campagne di indagine scientifiche condotte e la sua divulgazione attraverso un prototipo di una web App 3D per un’esperienza interattiva (da remoto e in presenza), finalizzata a migliorare l’accessibilità e ad incrementare la percezione di autenticità e il senso di appartenenza del patrimonio, in particolare di tutto il contesto monumentale. Gli interventi si sono conclusi nell’aprile scorso con la conferma dei criteri adottati in sede di progetto, in termini di continuità con la storia conservativa pregressa. L’intervento di restauro si è fondato su un lavoro approfondito di conoscenza dell’opera, a partire da un accurato studio delle superfici che ha permesso di entrare nei momenti progettuali e costruttivi del ciclo di Masolino, Masaccio e Filippino Lippi, e di comprendere le condizioni conservative per indirizzare e supportare le indagini diagnostiche in tutte loro fasi. I distacchi di intonaco rilevati in questa fase hanno fornito l’occasione per studiare il comportamento delle malte a presa autogena, impiegate nel restauro degli anni Ottanta.  Messe a punto dalla facoltà di Chimica dell’Università di Firenze, per la forte compatibilità chimico-fisica con i materiali costitutivi erano il candidato ideale per un nuovo utilizzo. I risultati dei test ne hanno confermato le ottime prestazioni, ponendo le basi per attualizzare la formulazione in funzione di un nuovo impiego. Le ‘nuove’ malte a presa autogena, conformi alla normativa di sicurezza sui materiali e specifiche per i distacchi di piccole dimensioni, sono infatti state utilizzate a marzo 2024 nelle operazioni di riadesione degli intonaci.  Le strategie di azione immaginate per il passaggio dal restauro alla programmazione di azioni manutentive periodiche e preventive, hanno inoltre stimolato la sperimentazione, sulle superfici murali, di nuovi sistemi di pulitura superficiale e controllata a base di gel viscoelastici, con lo scopo di individuare un protocollo rispettoso delle condizioni stabilizzate della materia e del suo aspetto estetico oramai storicizzato e ancora funzionale.  L’importante lavoro svolto in questi anni sulla Cappella Brancacci ha inoltre consentito di definire strategie per il monitoraggio futuro dell’integrità delle strutture e del deposito della polvere sulle superfici pulite finalizzate a sviluppare una conservazione preventiva dell’intero ciclo pittorico.  La Cappella Brancacci – che durante il restauro è rimasta sempre aperta, su prenotazione, a gruppi contingentati di visitatori accompagnati da guide – è tornata ora ai suoi regolari orari di apertura al pubblico ed è visitabile il lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle ore 10 alle 17. La domenica dalle 13 alle 17 (osserva il giorno di chiusura settimanale il martedì). —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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28 Maggio 2024

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