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Abusi, Papa Francesco incontrerà i vescovi cileni

Abusi, Papa Francesco incontrerà i vescovi cileni

cms_9188/papa_AFP.jpgPapa Francesco incontrerà i Vescovi del Cile dal 15 al 17 maggio nell’auletta dell’Aula Paolo VI per fare piena luce sui casi di abusi sessuali da parte del clero. “Il Santo Padre, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime“, fa sapere una nota del Vaticano.

Nel corso degli incontri, papa Francesco, ragguaglia ancora il Vaticano, “desidera condividere le sue personali conclusioni conseguenti alla recente missione speciale in Cile affidata a mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta, e a don Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, e completate dalle numerose testimonianze, scritte ed orali, che Sua Santità ha continuato a ricevere nelle ultime settimane. Durante gli incontri, cui parteciperanno 31 vescovi diocesani e ausiliari e 2 vescovi emeriti, il Santo Padre sarà accompagnato dal Prefetto della Congregazione per i Vescovi, card. Marc Ouellet”.

“L’obiettivo di questo lungo ’processo sinodale’ è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi“, spiega ancora il Vaticano.

Il Papa, annota ancora il Vaticano, “ringrazia la disponibilità dei suoi fratelli Vescovi di porsi in ascolto docile ed umile dello Spirito Santo e rinnova la sua domanda al Popolo di Dio in Cile di continuare in uno stato di preghiera affinché ci sia la conversione di tutti”. Non è previsto che papa Francesco “rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, che si svolgeranno in assoluta confidenzialità”, fa sapere ancora la nota.

Israele: “Distrutto tunnel del terrore nella Striscia”

cms_9188/israele_confine_afp.jpgIsraele colpisce nel nord della Striscia di Gaza. Lo riferisce l’edizione online del quotidiano Haaretz, secondo cui le forze aeree israeliane hanno preso di mira un generatore e hanno lanciato 7 missili in un’area rurale ad est della città di Beit Hanoun. Non sono segnalate vittime.

Nell’azione, secondo le forze armate, è stato distrutto un tunnel individuato a pochi metri dal territorio israeliano. Se completata, la galleria avrebbe consentito di accedere all’area della comunità israeliana di Kibbutz Erez.

“L’esercito israeliano ha distrutto un altro tunnel del terrore, il nono negli ultimi mesi” scrivono su Twitter le forze armate israeliane. “Con tecnologia avanzata, le forze armate israeliane sono state in grado di localizzare, tracciare e distruggere il tunnel”, lungo circa 600 metri. “Il tunnel del terrore costituiva una seria minaccia per gli israeliani e si avvicinava al valico di Erez. Il tunnel non era entrato in territorio israeliano ed è stato distrutto all’interno della Striscia di Gaza”, si legge in un altro messaggio.

Il valico di Erez è stato chiuso e le forze armate israeliane hanno reso noto che rimarrà chiuso fino a quando non verranno riparati i danni provocati dalle proteste di venerdì.

“E’ corretto dire che Hamas sta uccidendo Gaza con le sue attività terroristiche contro le strutture umanitarie” e “con i tunnel del terrore verso Israele”, ha detto Jonathan Conricus, portavoce delle forze armate israeliane. “Non siamo interessati a un’escalation, continuiamo a difenderci, ma siamo ovviamente determinati a contrastare ogni minaccia terroristica” ha aggiunto.

“Trump vuole tariffa 20% su import auto”

cms_9188/donald_trump_serio_afp.jpgUna tariffa del 20% sulle auto importate negli Stati Uniti dall’Europa e dal resto del mondo. E’ quanto ha proposto il presidente americano Donald Trump ai dirigenti dei più grandi produttori di automobili del mondo nel corso dell’incontro di ieri alla Casa Bianca. A rivelarlo è il Wall Street Journal, secondo il quale il tycoon avrebbe anche l’intenzione di applicare alle auto importate standard sulle emissioni più duri rispetto a quelli che riguardano i costruttori americani.

In base agli accordi con l’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), le auto importate negli Stati Uniti sono soggette a tariffe del 2,5%, con i camion che raggiungono il 25%, a meno che gli Stati Uniti non abbiano un accordo di libero scambio con il paese che esporta i veicoli.

Durante la riunione, convocata per parlare degli standard sulle emissioni di auto, Trump ha anche sollevato la questione dell’accordo di libero scambio del Nafta, la cui rinegoziazione potrebbe avere un impatto notevole sull’industria delle quattro ruote americana, e ha preso di mira i produttori automobilistici europei esortandoli a costruire “milioni di auto in più negli Stati Uniti”.

Kristina, il cervello americano in fuga a Milano

cms_9188/ricercatrice_orizzontale_us.jpgLa ricercatrice contromano. Kristina Havas è di New York, ma “i miei nonni erano italiani, di Verona”. Il nostro Paese in qualche modo, era nel suo destino. Classe 1976, ha fatto il percorso inverso rispetto ai tanti cervelli in fuga verso l’America. “L’ho fatto per amore” racconta all’Adnkronos. E’ finita a Milano, dove dirige da quasi due anni un team all’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM), centro di ricerca sul cancro di livello internazionale, e vive a Pavia con il marito Claudio, violista professionista, originario delle Marche, e i tre figli.

Dopo la laurea all’università della Pennsylvania, una carriera tra New York e la Scozia, dove ha fatto il dottorato, ha abbandonato la carriera per qualche anno per dedicarsi ai suoi tre bambini. “La ricerca è la mia passione e, allora, mi sono rimessa in gioco. Ho visto un annuncio su un giornale della comunità scientifica e ho risposto. Sono stata fortunata. Da voi si dice sempre che solo con il curriculum è difficile entrare, ma certo io ero un caso particolare. Non è molto frequente trovare un ricercatore che dagli Usa viene da voi. Il percorso di solito è contrario” dice, aggiungendo che nel laboratorio si occupa del rapporto tra tumore al seno e metabolismo dei lipidi. “La sua scoperta più importante? E’ che le cellule malate, resistenti a interventi terapeutici, sono caratterizzate da una alterazione del metabolismo lipidico”.

In una giornata tipo “mi sveglio, porto il cane a spasso, faccio un po’ di yoga e poi la pace è finita: i bimbi si alzano, facciamo colazione insieme e, dopo che li ho portati a scuola, inizio a lavorare. Nella mia squadra ci sono due giovani talenti, una italiana, di Palermo, e un mio connazionale. Discutiamo gli esperimenti fatti negli ultimi giorni e quelli che stiamo per iniziare. L’importante nella ricerca è non arrendersi mai. Ci diamo molto da fare, ma ci sentiamo molto privilegiati a poter fare quello che abbiamo sempre sognato. La sera torno a casa e mi ricarico in famiglia, per ripartire e affrontare al meglio una nuova giornata”. Il centro di ricerca è all’avanguardia anche da questo punto di vista. C’è un asilo nido aziendale bilingue per bimbi dagli 11 ai 36 mesi e un Lab G, studiato ad hoc per le ricercatrici in attesa o neo-mamme, e attivo da quasi 20 anni. Di norma, infatti, nei centri di ricerca biomedica la vita di laboratorio è preclusa alle ricercatrici in gravidanza, puerperio o allattamento perché sussiste un potenziale rischio di esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici che in certe dosi e in determinati periodi potrebbero essere pericolosi per il bambino.

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13 Maggio 2018