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ACCOGLIERE I MIGRANTI? LA POLONIA LO CHIEDE CON UN REFERENDUM

Il prossimo 15 ottobre la Polonia sarà interessata dalle elezioni politiche e il premier in carica Mateusz Morawiecki, conservatore di destra, cala l’asso, consapevole di poter riconfermare il proprio governo facendo leva su un argomento per il quale l’elettorato (non solo in Polonia) mostra particolare sensibilità: l’immigrazione illegale. L’idea presentata, e che verrà attuata, passa da un referendum che strategicamente sarà indetto nella stessa giornata delle consultazioni, nel quale verrà posto – in maniera retorica e suggestiva – il seguente quesito: “Siete favorevoli all’ammissione di migliaia di immigrati clandestini dal Medio Oriente e dall’Africa, nell’ambito del meccanismo di ricollocazione forzata imposto dalla burocrazia europea?” La lingua batte dove il dente duole, recita il detto popolare, perché le attenzioni vengono poste su due degli argomenti politici che più la classe politica polacca di maggioranza ha avversato in questi ultimi tempi, ovvero l’accordo del Consiglio dell’Ue con il quale lo scorso 8 giugno si è stabilito il nuovo meccanismo di ricollocazione dei migranti e la burocrazia europea, denunciata come il male principale che attanaglia l’Istituzione.

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Quanto deciso l’8 giugno “non risolve il problema della migrazione”, aveva commentato lo stesso Morawiecki, “ma viola la sovranità degli Stati membri. La Polonia non pagherà per gli errori delle politiche di immigrazione di altri Paesi”. Giorgia Meloni, che invece aveva – per evidenti ragioni di interesse italico – fortemente approvato il testo dell’accordo di giugno, non mostra imbarazzo per le scelte del collega del medesimo gruppo parlamentare europeo, giustificandole come “posizioni diverse per diversa collocazione geografica”. Sono comunque scelte che vanno rispettate, quindi “nessuna delusione da chi difende il proprio interesse nazionale”, aveva dichiarato sempre nel mese di giugno. E proprio dei rapporti tra Italia e Polonia si è parlato in un’intervista che Morawiecki ha rilasciato domenica scorsa al quotidiano Corriere della Sera: “L’Italia e la Polonia condividono un’esperienza comune nell’ambito dell’immigrazione clandestina e concordano sulla necessità di trovare soluzioni strategiche a lungo termine nell’Unione Europea”.

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Dal canto suo Varsavia oppone all’Unione Europea lo sforzo che il Paese ha maggiormente sostenuto rispetto agli altri, in tema di asilo politico, per quel che attiene l’oltre milione e mezzo di rifugiati ucraini che si sono rivolti al vicino più fedele per salvarsi dai bombardamenti russi. A ben vedere, però l’accoglienza di Morawiecki distingue tra rifugiati di serie A e di serie B. Intanto la chiusura del Paese è stata firmata già nel giugno dello scorso anno, grazie alla costruzione di un nuovo muro di confine con la Bielorussia utile a bloccare il flusso di migranti che da quel versante costituiva una vera spina nel fianco per il governo. L’opera, tutta di acciaio, è costata 353 milioni di euro ed è alta 5,5 metri. Per via di questi duri respingimenti almeno 20 persone sono morte di freddo nel corso dell’ultimo inverno e durissime si sono levate le critiche delle associazioni per i diritti umani, che hanno denunciato proprio la distinzione tra rifugiati. “Se dai un passaggio a un rifugiato al confine ucraino sei un eroe, se lo fai al confine bielorusso sei un contrabbandiere e potresti finire in prigione per otto anni”, ha dichiarato Natalia Gebert, fondatrice di Dom Otwarty, una Ong polacca.

Data:

14 Agosto 2023