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ACCORDO PER TAGLI ALLA PRODUZIONE DI PETROLIO

“Misure economiche o non misure economiche”, questo è il dilemma. Un dubbio amletico, degno del capolavoro di William Shakespeare. Agire o non agire? Alla fine si è scelto di procedere nella prima direzione: l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati, guidati dalla Russia, hanno raggiunto un accordo provvisorio per tagliare la produzione. Lo scopo è fermare la caduta libera del prezzo sceso negli ultimi giorni, causa virus.

I Paesi partecipanti alla riunione d’emergenza, tenutasi ovviamente in modalità virtuale, hanno concordato il taglio alla produzione complessiva di 10 milioni di barili al giorno per due mesi a partire dal primo maggio. I produttori, inoltre, hanno trovato un accordo per tagliare 8 milioni di barili al giorno da luglio a dicembre, seguiti da 6 milioni per 16 mesi: dal primo gennaio 2021 al 30 aprile 2022. Considerando che il petrolio è ancora uno dei beni più richiesti, nonché uno con il valore più alto sul mercato, i numeri si fanno importanti. E l’aiuto all’economia anche.

Ma, come in ogni cocktail preparato in fretta e furia, c’è sempre quella componente che sembra stonare rispetto alle altre. In questo caso è il Messico, che ha deciso di recitare il ruolo della pecora nera, sospendendo l’accordo raggiunto da tutti i membri dell’OPEC. Per voce del ministro dell’Energia Rocio Nahle, che ha partecipato anche alla teleconferenza, lo stato sudamericano sarebbe pronto a ridurre la produzione nazionale petrolifera di soli 100 mila barili al giorno a maggio e giugno.

Da 1 milione e 781 mila di barili al giorno di produzione che abbiamo segnalato nel marzo 2020, scenderemo a 1 milione e 681 mila” annuncia Nahle, aggiungendo che “il Messico ha accettato di stabilizzare il prezzo del petrolio alla riunione del Segretariato dell’OPEC”. Occorre osservare adesso cosa deciderà il G20 straordinario dei ministri dell’Energia, convocato per il dialogo globale e la cooperazione.

Quali sono gli altri termini dell’accordo, nel dettaglio? Per la Russia l’estrazione dovrebbe scendere di 2 milioni di barili circa, per l’Arabia Saudita di 3 milioni circa, con i restanti 5 milioni che dovrebbero essere a carico del G20. La domanda globale per i carburanti è letteralmente crollata, di ben 30 milioni di barili al giorno: questo dato corrisponde esattamente al 30% delle forniture totali, e questo comporta che delle industrie siano messe in ginocchio. Il mercato si aspettava forse riduzioni più consistenti, secondo quanto sostengono gli analisti che spiegano il calo: il Brent si è piazzato sui 32 dollari a barile con una diminuzione del 3%, mentre il WTI a 23.29 dollari al barile con un calo del 7.1%.

Ecco perché l’OPEC+ ha richiesto il contributo di tutti i produttori, USA e Canada compresi, per superare una crisi di simile entità. Trump ha dichiarato che la produzione statunitense è già diminuita naturalmente per il calo della domanda, e ha richiesto che tutti pensino a percorrere la stessa strada.

Data:

10 Aprile 2020