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ACCORDO RUSSIA TURCHIA: COSA BOLLE IN PENTOLA?

Impossibile capire fino a che punto l’incontro Putin- Erdogan abbia finalità esclusivamente commerciali o se in pentola bolle qualcosa di più consistente che varca la soglia di azioni militari. Certo è che Erdogan ha voluto sfidare gli Usa ritenendoli in parte responsabili dell’avvenuto Golpe andato a vuoto, rispondendo prontamente all’ invito di Putin anch’egli alla ricerca di una sensazionale dimostrazione che la Russia è ancora una potenza mondiale e che la sua influenza come anche il suo appoggio militare in Medio Oriente potrebbero essere più che essenziale per modificare in positivo le sorti della guerra contro l’ISIS. Se con questo incontro, Erdogan si proponeva di apparire, nonostante il Golpe, come un leader incontrastato, bisogna ammettere che l’effetto è stato davvero sorprendente e scioccante. Un paese alleato NATO che improvvisamente cambia bandiera e corre da Putin, da sempre antagonista degli Usa, non può che essere considerato un tradimento a tutti gli effetti.

Il Sultano, che ha debellato i suoi ‘traditori’ spiandoli e controllandoli da chissà quanti mesi, vista la celerità con cui gli stessi sono stati puniti, scorrendo interminabili elenchi di nomi precompilati, ha sbalordito persino quegli Europei che ad Erdogan avevano sempre dato il loro sostegno, rinnovandogli costantemente l’invito ad entrare in Europa. Quanto durerà questo accordo e quali ripercussioni esso avrà nella definizione di nuove strategie politiche e militari sia in Europa che in Medio Oriente rimane ancora tutto da sapere.

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Ma è evidente che Putin stia giocando una carta vincente, dimostrando agli Usa che le sue sanzioni possono essere bypassate da altre linee e da altri accordi. L’Europa certo, qualora Putin dovesse davvero scivolare nell’inganno di un leader assolutamente inaffidabile come si è sempre dimostrato Erdogan, avrebbe perso la sua grande occasione, incapace di reagire alle sanzioni punitive imposte alla Russia dagli Usa. Le sanzioni, infatti, ritenute dagli economisti più responsabili una follia suicida, hanno danneggiato non solo la Russia, ma la stessa Europa dove l’immigrazione rischia di diventare ancora più esplosiva, visto il ricatto di Erdogan di inviare tre milioni di profughi. La sensazione peggiore che 500 milioni di europei disorientati e psicologicamente stressati dalla valanga umana che avanza come uno tzumani, è quella di sentirsi impotenti, traditi e senza alcun progetto vero che possa ridare fiducia e speranza al loro futuro. Oggi si deve poter riconoscere che la politica estera americana abbia seriamente minato la democrazia, quella che Erdogan ha ancora la presunzione e l’ardire di riconoscere nel suo paese , divenuto ormai quasi un ‘califfato’.

C’è da sperare che la Russia, nella sua astuta capacità diplomatica stia solo lavorando per allargare il suo bacino economico un po’ come faceva Berlusconi con Geddhafi e con lo stesso Putin, non certo per accordi di guerra. Dunque grandi proposte e impegni commerciali, ma niente collaborazioni militari contro popoli ormai stremati da una guerra senza fine.

Nonostante questo improvviso cambiamento nelle relazioni USA – Turchia, decisa quest’ultima ad impedire un’unificazione dei Curdi della Siria con quelli della Turchia per formare un Kurdistan indipendente , la Russia si presenta ancora come l’unica possibilità per un’Europa forte e indipendente. Auspicabile sarebbe che rimanesse fuori dalle mire espansionistiche di Erdogan, prestando nel contempo il suo aiuto militare solo ai paesi che non presentino ostilità verso l’Europa.

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Con le elezioni presidenziali negli Usa gli scenari futuri si presentano davvero pericolosi poiché è evidente che tra Putin e la Clinton , qualora questa dovesse vincere, non corre buon sangue, avendo la stessa accusato Putin di spionaggio nella questione delle mail e avendolo chiamato spregevolmente “nemico”. Insomma la ripresa delle relazioni economiche con la Turchia, l’eliminazione delle sanzioni indette da Erdogan dopo la questione dell’abbattimento dell’aereo turco e la ripresa del più grande business turistico, non può che avvantaggiare quest’ultima e nello stesso tempo indebolire il mercato europeo ancora sottoposto alle sanzioni Usa.

Ora, non c’è altro da fare che attendere gli eventi futuri.

Data:

10 Agosto 2016