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Accordo sul deficit

Accordo sul deficit

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Nuova frenata sul deficit, dopo le critiche dell’Europa e dopo l’ennesima giornata di pressione sui mercati. Il rapporto deficit Pil sarà del 2,4% per il 2019, per poi scendere al 2,1% l’anno successivo e all’1,8% nel 2021. E’ l’intesa raggiunta dal governo, dopo il vertice a palazzo Chigi, che ha confermato anche la clausola di salvaguardia per garantire il raggiungimento degli obiettivi dei conti pubblici. ’’Creiamo tutte le premesse per poter essere orgogliosi di essere italiani. Stiamo rispettando l’impegno – dice il premier Giuseppe Conte -, abbiamo detto che sarebbe stata una manovra seria e coraggiosa e mostriamo coraggio soprattutto per il 2019“. Ci sarà “una forte crescita”, aggiunge, “che poggia su piano di investimenti molto significativi”. Matteo Salvini non nasconde la soddisfazione per gli esiti del vertice di governo sulla nota di aggiornamento al Def, oggi a palazzo Chigi. “Sono strafelice per i risultati ottenuti’’, si lascia andare il vicepremier. In particolare, il superamento della legge Fornero, la flat tax al 15% per le partite Iva e il piano straordinario di assunzione per 10mila unità nelle forze dell’ordine, queste le ’bandiere’ piantate dalla Lega nella legge di bilancio.

Le misure volute dal governo ’giallo verde’, attacca il vicepremier e ministro del Lavoro Di Maio sono “il cuore di una legge di bilancio che, invece di far pagare i cittadini, ripaga i cittadini delle ruberie e degli sprechi del passato”. Tra queste il reddito di cittadinanza e il fondo dei truffati dalle banche che “verranno finanziate nel 2019, 2020 e 2021”. La riduzione del rapporto deficit/Pil nel triennio verrà realizzato “senza sacrificare le misure fondamentali”, volute dal governo M5S-Lega.

Il rapporto debito/Pil scenderà al 126,5% nel 2021. L’obiettivo dovrà essere raggiunto alla fine del prossimo triennio e sarà messo nero su bianco nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. ’’Il rapporto debito Pil prospetterà dei numeri più virtuosi: adesso siamo al 130,9% ma scenderemo sotto il 130% nel 2019’’, dice il premier Conte, per arrivare ’’fino al 126,5 nel 2021’’. Il rapporto, aggiunge, ’’sarà testato al 2,4% nel 2019, ma poi calerà al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021’’.

’’Voglio far notare che nel profilo di deficit previsto nel primo anno ci sono 0,2 punti di investimenti addizionali – dice il ministro dell’Economia Giovanni Tria -, nel secondo anno ci sono 0,3 punti di investimenti addizionali, nel terzo anno 0,4 punti di investimenti addizionali’’. ’’Questo descrive la qualità della manovra e il fatto che puntiamo ad avere investimenti pubblici come strumento principale per lavorare sulla crescita’’ spiega il titolare del dicastero di via XX Settembre. ’’E’ sempre stato detto che la crescita non si ha per decreto ma lo strumento che abbiamo è quello’’, osserva il ministro. ’’La spinta di questi investimenti non sarà solo sulla domanda interna ma l’effetto sarà soprattutto quello di trainare gli investimenti privati’’.

I NUMERI – Le misure del contratto di governo per il rilancio economico del Paese, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero, introduzione della flat tax, assunzione straordinaria delle forze dell’ordine che saranno contenute, tra le altre, nella prossima manovra partiranno, riferiscono fonti Lega e M5S, all’inizio del 2019 e saranno finanziate con una copertura di circa 20 miliardi di euro: 10 per il reddito di cittadinanza, 7 per la Fornero, 2 per la flat tax, 1 per le assunzioni straordinarie.

LAVORO– Il tasso di disoccupazione, annuncia Conte, ’’tenderà ancora a scendere, attestandosi ragionevolmente tra l’8% e il 7%’’ entro il 2021. “Una cosa importante è che ci sarà l’abbassamento dell’Ires per le aziende che assumono” sottolinea il vicepremier Di Maio. Il piano di investimenti che accompagnerà il Def, aggiunge, “è importantissimo, aiuterà soprattutto le imprese”.

STOP FORNERO E FLAT TAX– Tre gli impegni che mettiamo in pratica, fa notare Salvini, “il superamento della Fornero, con la possibilità, non l’obbligo, di andare in pensione, con alcuni anni di anticipo senza penalizzazione, poi la flat tax fissa al 15% per le partite Iva, e poi un piano di assunzione straordinario per 10mila donne e uomini delle forze dell’ordine”. Con la flat tax al 15% per le partite Iva, sottolineano fonti della Lega, nasce una riforma che qualcuno voleva frenare e che invece permetterà a un milione e mezzo di partite Iva di risparmiare 10 mila euro all’anno.

TRASMISSIONE TELEMATICA SCONTRINI – Come misura anti-evasione ci sarà la trasmissione telematica degli scontrini fiscali. La novità, a quanto apprende l’Adnkronos, punta a recuperare parte delle risorse necessarie per realizzare le misure del governo gialloverde.

CONCESSIONARI – Stiamo lavorando al riammodernamento delle infrastrutture, annuncia Conte. “Il dialogo con i concessionari sarà serrato per invogliarli e costringerli, se ci permettete l’espressione, a un piano ordinario e straordinario molto più serio di quanto è stato fatto negli anni passati’’.

NIENTE TAGLIA A SANITA’ – “Non ci saranno, per la prima volta tagli alla sanità, aumenteremo il fondo sanitario nazionale di oltre un miliardo” ha detto la ministra della Sanità, Giulia Grillo. “Stiamo lavorando alla per rimodulare la spesa per le risorse alla sanità”, sottolineando come, conclude, “questo governo abbia deciso che la sanità è una delle priorità su cui investire”.

Tria rassicura l’Europa

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L’Italia rivede i piani sul deficit per calmierare le fibrillazioni sui mercati e placare le tensioni con l’Europa. “Nel 2019 ci sarà uno scostamento dagli impegni di riduzione del deficit presi con l’Ue e poi negli anni successivi ci sarà una graduale riduzione“, sottolinea il ministro dell’Economia Giovanni Tria intervenendo al convegno del Centro studi di Confindustria.

Parole, quelle del titolare di via XX settembre, che concorrono a riportare sotto la soglia di guardia lo spread che ieri aveva sfondato quota 300 punti dopo l’annuncio del governo di mantenere il disavanzo invariato al 2,4% per tutto il prossimo triennio. Ad ogni modo non è certo che la parziale revisione della Nota al Def scongiuri la procedura Ue anti-deficit, mentre il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici osserva che “gli italiani hanno fatto la scelta di un governo risolutamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, tenta di disfarsi degli obblighi europei”.

Tria da parte sua difende la scelta di una deviazione limitata ad una sola annualità dopo la quale il disavanzo tornerebbe su un percorso di discesa. A quanto si apprende, fino al 2% nel 2021. Con uno scostamento del 2,4% nel 2019 e alla luce del deficit ereditato dal precedente governo, ribatte il titolare del Mef, “non mi pare che si possa delineare un governo da finanza allegra o che dia spazio per far saltare i conti per finanziare le promesse”.

Un rialzo finalizzato a fare ripartire il pil, senza deroghe all’impegno di ridurre l’alto debito. “Abbiamo bisogno di una crescita vigorosa”, osserva il ministro, sottolineando che “serve una strategia di politica economica diretta a conseguire una crescita più sostenuta e ridurre il gap che l’Italia ha avuto con il resto di Europa nell’ultimo decennio”. E aggiunge: “Serve uno stimolo di crescita endogeno, con un mutamento profondo delle strategie economiche e di bilancio” per “eliminare entro due anni il divario di crescita rispetto all’Europa e di assicurare al contempo una riduzione costante del rapporto debito-pil“. E sulla nota dolente dell’alto debito pubblico italiano Tria insiste: “assicuriamo una accelerazione rispetto al passato della riduzione del debito pubblico”, un nodo che “va affrontato, indipendentemente dai vincoli, per liberare spazi di bilancio” anche per le riforme fiscali.

Per realizzare questo piano saranno cruciali gli investimenti pubblici, con 15 miliardi aggiuntivi nel prossimo triennio ma anche “un fortissimo taglio di spending review”.

Di certo nella manovra 2019 ci sarà “una forte gradualità. Le promesse andranno nel corso della legislatura”, assicura Tria. E sul reddito di cittadinanza esposto alla critica di possibili abusi da parte dei potenziali beneficiari il ministro annuncia un piano della Guardia di Finanza “per poter intervenire” contro il rischio che la misura vada a soggetti dediti al lavora nero. “Chi giocherà su quello andrà su un terreno molto rischioso”, conclude Tria.

“Rischio più tasse in futuro”, l’allarme di Confindustria sulla manovra

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Senza una copertura “credibile” delle voci più pesanti del contratto di governo si potrebbe profilare un doppio rischio: che ex post il rapporto deficit Pil sia più alto del 2,4% e che per sostenere le misure di welfare previste dall’accordo Lega-M5S si debbano in futuro aumentare le tasse. E’ il Centro studi di Confindustria, nel Rapporto di autunno presentato oggi, ad esprimere le preoccupazioni degli imprenditori sulla prossima manovra del governo Lega-M5S, che ha fissato l’asticella del rapporto deficit/Pil al 2,4.

“L’aumento del deficit – spiega il Csc – serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali”. “Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi”, sostiene Confindustria, che prevede anche come “l’aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto”.

L’allarme lanciato da Confindustria è stato commentato a stretto giro dagli esponenti del governo. “Chi si illude – come alcuni centri studi in queste ore, tra cui quello di Confindustria – che il governo torna indietro sulle misure del contratto di governo, si sta facendo una cattiva idea dell’atteggiamento di questo governo”, ha sostenuto il vicepremier Luigi Di Maio, difendendo la manovra. Il ministro dell’Economia Tria, intervenuto al convegno di Confindustria, ha invece cercato di rassicurare i mercati sostenendo che i conti pubblici non sono a rischio.

LE COPERTURE – Secondo Confindustria “anche accrescere l’obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo. Servono coperture credibili e un’ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate”. A pesare infatti sulla crescita futura del Paese, ribadisce il Csc, soprattutto la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose, dalla Flat Tax al reddito di cittadinanza alla controriforma delle pensioni. Per questo, ammonisce ancora, “è fondamentale che le coperture siano credibili per avere un impatto macroeconomico positivo”.

DEFICIT– “Puoi anche sforare sul deficit – sottolinea il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia – se però quello sforamento comporta una crescita dell’economia che comporta una riduzione del debito per trasmettere effetti positivi sull’economia reale”. “Con un impatto positivo sull’economia il problema non è se il governo sfora il deficit di un punto”, spiega. Per questo “il metodo del governo è anche condivisibile ma a patto che il merito affronti l’economia reale”. Ma per arrivare a crescere “serve evitare errori“. Come sul reddito di cittadinanza: “Non diventi un disincentivo al lavoro ma un acceleratore”, continua Boccia, ripetendo come le imprese sul governo in carica “non nutrano illusioni ma aspettative”. “Attenzione al costo del denaro – aggiunge Boccia – perché se aumenta lo spread poi lo pagano le famiglie, le imprese e lo stesso Stato italiano”. “E’ sbagliato credere che una riforma delle pensioni faccia automaticamente entrare giovani nel mercato del lavoro. E’ un errore. Abbiamo piuttosto un problema di competenze e formazione”.

STIME PIL – Nel rapporto di Confindustria vengono inoltre riviste al ribasso le stime del Pil dello 0,2% per ciascuno anno. Una crescita in frenata per il prossimo biennio che taglierà il traguardo del 2018 con il +1,1% e il 2019 con +0,9%. A pesare l’indebolimento dei fattori di crescita esterni ed interni al netto della prossima manovra che non è inclusa nelle stime. Se sul fronte internazionale il rallentamento è connesso all’imprevedibilità di alcuni fattori, tra cui le elezioni di mid term americane a novembre, i risultati delle elezioni in Baviera a metà ottobre e le elezioni del Parlamento Ue del 2019, sul fronte interno la frenata è essenzialmente legata alle reazioni dei mercati alla manovra che il governo è in procinto di presentare e sopratutto alla sostenibilità dei punti centrali del contratto di governo.

CONDONI FISCALI – Il Csc mette in guardia anche da provvedimenti di emergenza per far fronte ad “ammanchi contingenti”, in particolare dall’uso frequente dei condoni fiscali che può innescare un circolo vizioso in cui l’autorità fiscale perde progressivamente il controllo di una parte delle entrate con il rischio “di dover adottare misure una tantum anche negli anni successivi”. In Italia, d’altra parte, spiega ancora Confindustria, “l’utilizzo dei condoni appare quasi una prassi consolidata“, anzi, “sembra quasi che abbia assunto lo status quo di un qualsiasi altro strumento di politica fiscale”. Il Csc ricorda infine come dal 2001 al 2017 “non c’è stato anno in cui le entrate non abbiano beneficiato di flussi generali da questo tipo di provvedimenti anche se con differenze marcate a seconda dei governi”.

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4 Ottobre 2018