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ADDIO ALL’EFFETTO LAS VEGAS NELLA CAPITALE

Lo scorso 8 novembre, Virginia Raggi ha ufficialmente dichiarato guerra al gioco d’azzardo nella Capitale. “Il centro storico sarà off limits alle slot machine. Basta con l’effetto Las Vegas. Abbiamo depositato la scorsa settimana una delibera di iniziativa consiliare sul regolamento delle sale slot a Roma. Un’importante iniziativa targata M5S con l’obiettivo di tutelare la salute dei nostri cittadini, con conseguenti effetti sulla sicurezza della città, la viabilità, l’inquinamento acustico, il decoro urbano e la quiete pubblica” ha annunciato il sindaco di Roma, con un post sul blog di Beppe Grillo.

Già dal 10 ottobre, a Torino, il nuovo regolamento sul gioco d’azzardo limita l’uso delle videolottery dalle 14 alle 18 e dalle 20 alle 24, vietandolo del tutto nelle ore mattutine e punendo i trasgressori con multe fino a 1500 euro. Nel capoluogo piemontese la cifra incassata dalle slot machine era di oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro per l’anno 2015. Un dato a dir poco allarmante, perché direttamente proporzionale al numero di giocatori e al loro livello di dipendenza dalle macchinette.

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Anche a Roma la situazione sta facendosi insostenibile. Il sindaco denuncia la presenza di 294 sale giochi con più di 50 slot machine: la Capitale ospita il 12% di tutti i dispositivi registrati sul suolo italiano, con introiti tra i 5,5 e i 6,6 miliardi annui. Una vera e propria “giungla”, come molti la definiscono: una giungla di luci e colori accattivanti, che ogni giorno attira giocatori provenienti da ogni strato della popolazione. Dai giovani (spesso persino minorenni) agli anziani, nessuno sembra essere immune dal fascino perverso di quei dispositivi che, pur essendo finalizzati allo svago, possono trasformarsi in moderni strumenti di tortura.La Raggi si accinge dunque a seguire le orme della sua collega torinese, Chiara Appendino, dando voce ancora una volta alle iniziative del Movimento 5 Stelle.Cosa cambierà con il regolamento previsto dalla delibera? Innanzitutto, le sale giochi dovranno avere distanza minima di 500 metri dai “luoghi sensibili” (scuole, centri sportivi, chiese, caserme e sportelli bancomat) e dalle zone interdette alla circolazione di veicoli (centro città e altre aree pedonali), con la speranza di debellare completamente il tanto diffuso gioco d’azzardo minorile. L’accesso alle videolottery sarà possibile esclusivamente nei giorni feriali, seguendo le fasce orarie 10-14 e 18-22. Anche le sanzioni ai trasgressori saranno più dure, specialmente in caso di violazioni reiterate, che porteranno gli esercenti a eventuali sospensioni e revoche dell’autorizzazione da parte del Comune.

cms_4914/3.jpgUna serie di irreprensibili provvedimenti, se solo fossero destinati al territorio romano nella sua totalità e non, come segnalato dal Codacons, esclusivamente alle zone centrali. “Non serve a niente, il vero problema sono le periferie. E’ una misura sbagliata e discriminatoria, che non servirà a combattere la piaga del gioco d’azzardo nella capitale. In periferia si registra una concentrazione abnorme di sale slot, con il record su via Tiburtina che in pochi km fa registrare addirittura 23 locali adibiti al gioco d’azzardo, spesso ubicati nei pressi di scuole, parrocchie e centri sportivi. Porre limiti solo in centro equivale a creare discriminazioni, perché si tutela la salute dei cittadini ricchi che abitano in zone centrali, abbandonando quelli che risiedono in periferia”, queste le dichiarazioni del presidente del Codacons, Carlo Rienzi, in merito al nuovo regolamento. Parole confermate anche dal capogruppo Pd in consiglio comunale, Michela Di Biase: “Il vero dramma sociale del gioco d’azzardo a Roma si consuma lontano dal centro: è qui che usura e organizzazioni criminali dedite allo spaccio e al controllo della prostituzione esercitano il loro dominio”.

cms_4914/4.jpgMa i Cinquestelle non si sono lasciati abbattere dalle polemiche. “La distanza di 500 metri dai luoghi sensibili è prevista in tutti i municipi. Fa piacere constatare che i professionisti del benaltrismo che negli ultimi 20 anni hanno trasformato la Tiburtina in una sorta di Las Vegas del gioco d’azzardo, oggi si siano ricordati dell’esistenza delle periferie. Stiano tranquilli: stiamo già lavorando per renderle protagoniste e restituire loro la vivibilità che i cittadini meritano. Con noi nessuno resta indietro” ha assicurato Paolo Ferrara sul suo profilo Facebook, con una punta di sarcasmo.

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I problemi legati al gioco d’azzardo non riguardano solo Torino e Roma, bensì l’intero Paese. Secondo un’indagine pubblicata lo scorso anno dal Ministero della Salute, almeno 900mila italiani sarebbero affetti da ludopatia – o, più propriamente, “azzardopatia”, nel caso del gioco d’azzardo – un disturbo del comportamento che consiste nell’incapacità di reprimere il desiderio di giocare e/o scommettere, pur essendo perfettamente coscienti delle conseguenze, economiche e non, delle proprie azioni. Una patologia molto simile alla tossicodipendenza, che porta chi ne è effetto a essere completamente assorbito dal gioco. Il ludopatico, in un primo momento, si rende conto della propria dipendenza e tenta di uscirne autonomamente, ma con scarso successo: l’allontanamento dal gioco gli causa irritabilità e irrequietezza. Torna così alle sue consuetudini ludiche, che vanno peggiorando progressivamente: esattamente come nella tossicodipendenza, il soggetto deve aumentare la “dose” di gioco e puntare cifre sempre più ingenti per raggiungere l’appagamento, arrivando a compiere reati anche molto gravi (falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita) pur di reperire denaro da dare in pasto alle slot. Quello che all’inizio sembrava essere solo un innocuo passatempo finisce per distruggere la vita del ludopatico, che nel frattempo trascura i suoi doveri lavorativi e familiari, oltre a costruire un castello di bugie per occultare le proprie malefatte. Chiunque sia affetto da questo disturbo, pertanto, necessita del supporto di uno specialista; tanto più se si considera che, spesso, ci si butta nel gioco perché affetti da altre problematiche di carattere psicologico, quali il senso di colpa o di impotenza, l’ansia, l’umore disforico (agitazione, irritabilità e nervosismo persistenti), la depressione.

Una volta riscontrati i sintomi della ludopatia, è consigliabile rivolgersi alla propria ASL di riferimento, che in genere si fa carico dei Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T), oppure a ospedali che offrono servizi in materia di psichiatria. Chiedere aiuto è la scelta più giusta da intraprendere, per evitare che le slot ingurgitino, insieme al denaro, anche la propria esistenza, il “gioco” più bello che sia stato mai inventato…

Data:

13 Novembre 2016