Secondo uno studio apparso su Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health il 2 maggio 2026, un programma strutturato di danza/terapia del movimento (DMT, dall’inglese dance/movement therapy) riduce significativamente l’ansia nelle adolescenti detenute.
You-Jeong Nam, del Dipartimento di Fisiologia del College of Medicine della Soonchunhyang University di Cheonan, in Corea del Sud, è prima autrice di questo studio, condotto tra il 2020 e il 2021 presso un centro di detenzione giovanile nella provincia di Chungcheongbuk-do. Hanno partecipato 55 adolescenti di sesso femminile, con un’età media di circa 16 anni: 25 assegnate al gruppo “danza” e 30 al gruppo di controllo, che ha svolto le normali attività istituzionali di routine – come la lettura o compiti al banco – senza partecipare ad alcun programma strutturato aggiuntivo di tipo fisico, terapeutico o psicosociale. Le partecipanti al programma hanno completato 24 sessioni da 90 minuti, tre volte a settimana per 8 settimane, basate sul Social Engagement System–DMT (SES–DMT): ogni incontro si articolava in cinque fasi progressive, dalla consapevolezza corporea e respiratoria all’interazione sociale in gruppo, fino al movimento riflessivo integrativo conclusivo.
Dopamina, calore e meno ansia
I risultati mostrano che il gruppo che ha praticato la danza ha ottenuto una riduzione del 16% del punteggio alla Beck Anxiety Inventory (BAI), scala autosomministrata di 21 voci per la valutazione dei sintomi ansiosi .
Gli autori ipotizzano che i movimenti ritmici ed espressivi della danza/terapia del movimento possano attivare le vie dopaminergiche legate alla ricompensa, in particolare i circuiti mesolimbico, mesocorticale e nigrostriatale, con effetti ansiolitici supportati anche dalla termogenesi derivante dall’attività motoria. Come scrivono gli autori dello studio: “la DMT, che coinvolge la connessione mente-corpo attraverso il movimento, l’espressione artistica e l’interazione empatica, potrebbe contribuire a ridurre l’ansia tra gli adolescenti nei centri di detenzione giovanile”.
Italia: giovani detenuti crescono, psicofarmaci anche
I disturbi d’ansia e dell’umore mostrano prevalenze particolarmente elevate negli adolescenti detenuti nelle carceri minorili rispetto alla popolazione adolescente generale. Il tema è tutt’altro che distante dalla realtà italiana: secondo il XX Rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone, alla fine di febbraio 2024 erano 523 i giovani reclusi nei 17 Istituti Penali per Minorenni italiani, con un aumento superiore al 30% in un solo anno. Gli autori del rapporto segnalano un uso eccessivo di psicofarmaci nelle carceri minorili del nostro Paese. In questo contesto, i risultati preliminari dello studio coreano potrebbero orientare la riflessione su interventi non farmacologici strutturati, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contro l’eccessiva medicalizzazione della salute mentale adolescenziale.
I limiti dello studio
Lo studio presenta limiti dichiarati dagli autori: il disegno quasi-sperimentale privo di randomizzazione, la conduzione in un unico centro, il campione esclusivamente femminile di origine etnica omogenea, le dimensioni ridotte legate a vincoli istituzionali e alle restrizioni da COVID-19, e la misurazione periferica della dopamina (marcatore indiretto che non riflette la neurotrasmissione dopaminergica centrale). Come punto di forza, a conoscenza degli autori, nessuno studio precedente aveva esaminato simultaneamente questi tre esiti in una popolazione detenuta, integrando misure psicologiche standardizzate e biomarcatori fisiologici.
Fonte: cit. editato da Elena Riboldi. Ragazze in carcere: la danza aiuta – Univadis – 21 maggio 2026.
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