Traduci

AFGANISTAN, ANCHE L’UNICEF SCENDE IN CAMPO

L’Organizzazione Non Governativa per eccellenza non poteva certo esimersi dallo scendere in campo visti i due grandi temi umanitari, Ucraina a parte, che sono venuti prepotentemente alla luce negli ultimi giorni. L’Unicef “condanna fermamente il recente decreto emesso dalle autorità de facto talebane che vieta a tutte le operatrici umanitarie delle ONG nazionali e internazionali di lavorare in Afghanistan – si legge in una nota ufficiale – questa decisione è una palese violazione degli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale e dei diritti umani fondamentali delle donne in Afghanistan”. La grande ONG mondiale si concentra, nel suo commento, sul suo stretto campo di competenza, quello per cui è nota a livello internazionale. Infatti, grazie al prezioso lavoro di operatori e operatrici umanitarie, l’Unicef provvede a servizi per più di dieci milioni di bambini afghani. “Vietando il lavoro alle donne delle ONG, le autorità talebane di fatto negano questi servizi a una parte significativa della popolazione e mettono a rischio la vita e il benessere di tutti gli afghani, in particolare di donne e bambini”.

La richiesta, dunque, è quella di revocare con effetto immediato la decisione talebana. E non è sola, visto che, come emerge dai rapporti pubblicati, in tutto il mondo più di 400 milioni di bambini vivono in aree di crisi. Anzi, per usare l’espressione corretta, “sono vittime dei nuovi demoni”. “Le festività dovrebbero essere un momento di gioia, di raccoglimento attorno alla famiglia e di spensieratezza per tanti bambini e bambine – continua l’organizzazione – eppure, ciò non ha impedito che nel mondo tante piccole vite siano state spezzate”. L’ultima, in ordine di tempo, è la dodicenne Saha Etebari: il 25 dicembre si trovava in auto con la sua famiglia, nei pressi della provincia di Hormozgan, quando la polizia ha aperto il fuoco contro di lei. Un mese fa il piccolo Kian Pirfalak di 9 anni ha avuto la stessa tragica sorte, a Izeh.

Le festività non sembrano conoscere tregua nemmeno in Ucraina”. Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, aggiunge che “i nuovi demoni di cui i bambini sono vittime sono quelli delle guerre, quelli connessi alle problematiche relative al cambiamento climatico, alle carestie, alle epidemie”. Per i 36 milioni di bambini sfollati “chiediamo con forza che venga convocato un vertice a livello globale che possa impegnare i leader mondiali per affrontare tutte le gravi questioni che minano la vita dei bambini”. Trattasi, a conti fatti, di dare un seguito concreto alle già istituite Giornate della tranquillità per salvare i bambini dalle guerre che sconquassavano l’America Latina nel secolo passato. E ne servirebbero ancora, se non vogliamo che il futuro muoia ancora prima di nascere.

Data:

29 Dicembre 2022