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ALAIN TOURAINE: “RIPARTIRE DALL’ETICA INDIVIDUALE”

“L’azione politica democraticarinasce solo dall’etica”.

(A. Touraine)

La morte di Alain Touraine, il padre dei sociologi europei del Novecento e delle teorie sui movimenti sociali, è avvenuta il 9 giugno 2023 a Parigi. A 97 anni, portati con l’eleganza d’antan, occhi chiari, luminosi e mobilissimi, conoscitore di diverse lingue, ripercorrere brevemente il pensiero di Alain Touraine ci permette di tornare ad alcuni concetti-chiave del suo pensiero, che mette in guardia contro la fine del sociale, invitandoci a ripartire dall’etica individuale.

Alla ricerca di un soggetto nuovo, vitale che cerca di affermarsi come attore sociale portatore di diritti, del diritto di avere diritti, una voce necessaria per le democrazie in un passaggio storico cruciale, quindi protagonista della nostra modernità, Touraine edita due poderosi saggi La Fin des societés (Seuil, 2013) e Le Nouveau Siècle politique (Seuil, 2016), i suoi ultimi saggi più impegnativi.

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Touraine era per anagrafe e per formazione un uomo all’antica, con tutto ciò che di irrinunciabile e prezioso questo comporta: pronto, attento, sensibile a ogni fermento, lotta, mobilitazione che nascono nella società.

Infaticabile nella ricerca della sostanza della politica e del respiro della società, attento alle potenzialità dell’“attore sociale” e alla nozione di conflitto che guideranno tutta la sua ricerca, negli anni dell’immediato dopoguerra, lo scontro e i suoi esiti diventano un punto di discrimine importante per i vincitori e i vinti, oggetto della riflessione di Touraine.

Studente negli anni Cinquanta di un corso di Talcott Parsons, sociologo di punta negli Stati Uniti, che aveva ripreso la tradizione sociologica europea dell’Ottocento, rileggendola e piegandola a una realtà del tutto diversa.

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Lo struttural-funzionalismo, di cui Parsons era teorico, ingabbiava la società in un insieme di strutture, ruoli e funzioni, di norme precise che insieme contribuivano all’ordine sociale e al progredire di una società. In esso sparivano gli individui fagocitati dai loro ruoli e dalle aspettative che su di loro convergevano.

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La ricchezza euristica di Weber e Durkheim, il loro rovello analitico sulla società e il suo divenire venivano piegate alle ragioni dell’uomo americano bianco del ceto medio e allo spirito del tempo in un paese che doveva proseguire nella costruzione del suo dominio. Mentre la sociologia americana contagiava in quel periodo la riflessione in Europa, Touraine prende un’altra strada e comincia sin da subito a privilegiare il conflitto come categoria esplicativa della società e della politica nei loro mutamenti, in ciò anche spronato dall’incontro a Parigi con lo studioso marxista Ernest Labrousse che gli dà l’opportunità di un soggiorno in Ungheria in una fase di riforme prima che il dominio sovietico spegnesse tutto.

Mentre egli comincia a conoscere direttamente realtà diverse, sempre più in lui si radica la convinzione che la società è entrata in una fase di crisi a vari livelli che egli definisce postindustriale, nella quale non sono solo le lotte operaie e di classe che prendono la scena, ma vari movimenti che toccano l’individualità di ciascuno, la ricerca di “sé” nello sfilacciarsi dei legami sociali, la forte richiesta dei diritti negati, un profondo spaesamento dopo l’entusiasmo seguito alla fine della seconda guerra mondiale.

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Al movimento del 1968, esempio ricco e contraddittorio, Touraine dedica il saggio Le Mouvement de Mai ou le communisme utopique, preceduto qualche anno prima da La sociologie de l’action (Seuil, 1965), che costituisce l’asse portante della sua sociologia e della teoria dell’attore sociale, ossia il porsi degli individui come attori sociali capace di riscatto, di riprendere il proprio “sè”, di reclamare il diritto alla presenza e alla partecipazione, alle scelte per la propria vita, sia che si tratti del movimento operaio organizzato, sia che si tratti di altri movimenti che esplodono nel mondo occidentale: quelli delle donne, quelli contro il nucleare, quelli dei sans papiers, a conferma di un profondo sconvolgimento del vecchio ordine non più accettabile.

Quindi Touraine osserva il farsi del movimento che implica l’emergere di una consapevolezza che viene dal basso, nell’intento di interpretare i movimenti sociali osservandoli direttamente nelle loro radici, dinamiche materiali e simboliche, aspirazioni fra utopia e realtà. Da socialdemocratico deluso ma non rassegnato, Touraine ritiene che solo l’afflato collettivo costituito dai movimenti sociali, possa ricostruire ciò che il tardo capitalismo ha distrutto e determinare il mutamento di fronte a una classe politica deteriorata e allo spezzarsi dei vincoli di una comunità.

Alain Touraine non ha mia smesso di mettere in guardia contro la fine del sociale – lo ha fatto nel suo libro pubblicato in Francia, La fin des sociétés (Seuil, 2013) -aggiungendo che non saranno i movimenti sociali a salvare la democrazia, ma solo i singoli individui decisi a difendere i loro diritti fondamentali:

“Con la dissoluzione del sociale, il potere tende a cambiare natura, diventando totale: oltre alla dimensione oggettiva del reale, controlla anche quella soggettiva, penetrando gli individui, le loro coscienze e i loro comportamenti”.

Proprio perché il potere diventa totale, il movimento d’opposizione – da cui può nascere una nuova vita sociale e politica – deve partire da un’affermazione totale del soggetto e dei suoi diritti universali: il diritto alla libertà, all’uguaglianza e alla dignità. Quindi non basta difendere i diritti sociali particolari. È una prospettiva perdente. Il sociale non è più il luogo centrale della battaglia. Non possiamo più pensarlo con le categorie tradizionali del passato ormai inoperanti.

La minaccia oggi pesa più in generale sull’essere umano. “Bisogna tornare a Hannah Arendt – afferma Touraine – quando dice che l’uomo ha diritto di avere dei diritti. Una formula che condivido, ma specificando che i diritti – proprio perché universali – sono al di sopra delle leggi e della politica. Per opporsi alla fine del sociale e ricostruire un vivere collettivo, occorre legare l’individuale e l’universale, dando luogo a movimenti che non siano più sociali, ma etico-democratici: democratici perché rimettono in discussione il potere nella sua totalità e etici perché difendono l’essere umano nella sua realtà più individuale e singolare”99.

Di fronte alla disgregazione sociale prodotta dall’economia, non resta che ripartire dai diritti universali del soggetto: “Nonostante ci sia una tradizione intellettuale che difende il primato della politica – afferma – questa oggi è screditata e impotente. Bisogna ripartire dall’etica, che viene prima della politica perché si colloca su un piano universale: solo così sarà possibile rifondare la democrazia e ricreare legami sociali. Quando le intenzioni individuali si caricano di significati universali, si trasformano in agenti di una trasformazione sociale e democratica”.

In che modo diventa possibile riappropriarsi della politica e tentare di contrastare l’apparente onnipotenza dell’economia? “L’azione politica democratica non rinasce – riprende Touraine – da una politica di classe, da una politica nazionalistica, da una politica degli interessi privati o da una politica del sacro. L’azione politica democratica rinasce solo dall’etica, il che significa che le leggi devono essere subordinate ai diritti. Se così è, diventa possibile riprendere il controllo sull’economia e arrestare la sua influenza distruttiva nei confronti del sociale”.

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In questa prospettiva, il ruolo della cultura: È fondamentale, perché la lotta per la cultura e l’autocoscienza culturale contribuiscono a trasformare gli individui in soggetti capaci di essere attori post-sociali. Di fronte a un’economia di consumo che riduce la società a un mercato dominato dal capitalismo finanziario globale, il lavoro di riflessione e di decostruzione dei modelli di pensiero diventa decisivo.

Il ruolo della cultura è fondamentale: “Gli intellettuali devono ritrovare un ruolo indipendente e attivo – conclude Touraine – guardando a quello che accade al di là del mondo occidentale, la Cina, l’India, il mondo arabo. Lì emergeranno le novità dei prossimi decenni”.

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Bibliografia

Alain Touraine, La sociologie de l’action, Seuil, 1965

Alain Touraine, Le Mouvement de Mai ou le communisme utopique, 1968

Alain Touraine, La Fin des sociétés, Seuil, 2013

Alain Touraine, Le Nouveau Siècle politique, Seuil, 2016

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Data:

15 Giugno 2023