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ALBERT SCHWEITZER – Uomo di straordinaria generosità, al servizio dell’umanità più debole

cms_31017/0.jpgAlbert Schweitzer, uomo di alto ingegno e di straordinaria generosità, è un modello di uomo al servizio dell’umanità più debole.

Nato il 14 gennaio 1875 a Kaysersberg (nell’Alsazia, a quel tempo parte dell’impero tedesco, oggi in territorio francese) e morto a Lambaréné, nel settembre del 1965, Albert Schweitzer ebbe, da bambino, problemi nel leggere e nello scrivere e faceva fatica a imparare.

Diversamente, nella musica dimostrava grande abilità al punto che a soli a sette anni compose un inno ed a otto suonava l’organo.

Dopo aver studiato teologia e filosofia (sposando il luteranesimo) in Francia, a 30 anni s’iscrisse alla facoltà di medicina con l’intento di specializzarsi in malattie tropicali e partire come missionario per l’Africa.

cms_31017/2_1687920775.jpgDopo la laurea si trasferì a Lambaréné, nell’Africa equatoriale francese (attuale Gabon), in veste di medico missionario, dove realizzò il suo ambulatorio in un vecchio pollaio, insieme a Hélène Bresslau, infermiera e sua futura moglie e, successivamente, un ospedale con le sue sole possibilità.

In piena Prima Guerra Mondiale, data la sua nazionalità tedesca, è tenuto prigioniero in Francia tra il 1917 e il 1918. La diffusione dell’etica del rispetto della vita fu il fulcro dell’azione di Albert Schweitzer. Fin dal 1915 denunciò che la civiltà era in declino e che era necessario instaurare un’etica universale, che rispetti tutte le forme di vita, per creare una civiltà mondiale.

In questo periodo scrive una storia della civiltà in chiave filosofica, poi pubblicata nei volumi “Filosofia della civiltà” (2 voll., 1923), dove, analizzando la storia dell’etica, afferma che la decadenza della civiltà moderna è dovuta alla mancanza di un’etica dell’amore, e suggerisce la diffusione di una filosofia fondata su ciò che egli definisce “rispetto per la vita”, concetto che a suo parere andrebbe esteso a qualunque forma vivente.

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In poco tempo si guadagnò la fiducia delle popolazioni locali, le cui usanze e credenze religiose venivano rispettate all’interno del villaggio-ospedale.

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L’attività missionaria in Africa, unitamente alla lotta in prima persona contro i rischi degli esperimenti atomici e delle radiazioni nucleari, gli valsero il Nobel per la Pace nel 1952, con i proventi del quale fece costruire il “Village de la lumière” (villaggio della luce) per i lebbrosi.

Raccolse, inoltre, numerosi titoli accademici e riconoscimenti, meritandosi la fama di «più grande uomo del mondo» da parte della rivista Time.

Il suo pensiero filosofico, imperniato su un profondo rispetto verso ogni forma vivente, e l’opera umanitaria furono da esempio per centinaia di professionisti che, dopo di lui, scelsero di prestare la propria attività nelle aree più disagiate del “continente nero”.

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Nel suo trattato “Filosofia della Civiltà” sopra citato , Albert Schweitzer considera la vita economica come un ostacolo allo sviluppo della civiltà, in quanto causa principale del soffocamento della vita spirituale. Vi denuncia il sovraffaticamento, dovuto in particolare alla parcellizzazione delle mansioni e al taylorismo nascente, che impediscono all’essere umano di pensare.

In questa critica del XX secolo egli afferma che “la società ha il dovere di fornire ad ogni individuo le armi necessarie per liberarsi dal giogo della lotta per la sopravvivenza”.
Schweitzer sottolinea inoltre il fatto che l’essere umano ha acquisito la capacità di causare la propria distruzione e prende di mira, già a quel tempo, la ricerca del sensazionalismo dei media e l’emergere della società dello spettacolo. Secondo lui ogni individuo è tenuto a proteggersi e a resistere, per salvaguardare “la fiducia nella verità e nell’umanità”.

Data:

28 Giugno 2023